Cugini coltelliMeloni alza lo scontro con la Francia, ma la sua politica migratoria rimane debole

Il governo italiano ha risposto agli attacchi del ministro francese Darmanin annullando l’incontro tra Tajani e Caterine Colonna. Ma la presidente del Consiglio dovrebbe chiarire come vuole risolvere il problema della distribuzione dei migranti, oltre al Piano Mattei per l’Africa

LaPresse

Il Trattato di amicizia del Quirinale sembra scritto sulla sabbia. Italia e Francia sono di nuovo ai ferri corti e le scintille questa volta arrivano da Parigi. Il ministro degli Interni, Gérald Darmanin, in un’intervista radiofonica, ha definito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni «incapace di risolvere i problemi migratori».

Ora, che non sappiamo come affrontare il fenomeno è sotto gli occhi di tutti, anche perché da soli non è possibile farlo e i blocchi navali sono ormai la preistoria sovranista che era buona sola per fare campagna elettorale. Che non serva il decreto legge Cutro approvato ieri dal Parlamento, è altrettanto palese. Levare la protezione speciale e recuperare pezzi dei decreti Salvini non risolve, anzi alimenta clandestinità e non integrazione. Così come è chiaro che attuare il Piano Mattei proposto da Meloni per fermare le partenze in Africa è velleitario, non foss’altro che ci vogliono tantissimi soldi e i singoli Paesi europei non sono disposti a tirarli fuori. Con il risultato che la gestione migratoria nella fantomatica dimensione esterna dell’Europa, di cui nelle capitali europee si riempiono la bocca, rimane una chimera.

È in questa deludente cornice di egoismi nazionali e di gendarmi a Ventimiglia che piombano le parole poco accorte, diciamolo pure, inappropriate, di Darmanin. Il ministro francese è riuscito a trasformare una verità oggettiva e generale in un assist al governo italiano. Ha generato un caso politico e diplomatico, mescolando i rapporti istituzionali tra due Paesi fondatori dell’Unione europea con la politica d’oltralpe e la polemica contro Marine Le Pen. Rispondendo a una domanda sulla situazione al confine franco-italiano, ha detto che «Madame Meloni, capo del governo di estrema destra scelto dagli amici di Marine Le Pen, non è capace di gestire i problemi migratori per i quali è stata eletta». È vero che nel sud della Francia, come sostiene Le Pen, c’è un incremento di migranti, soprattutto minori, ma questo per Darmanin sarebbe dovuto alla grave situazione in Tunisia e all’ondata di partenze che l’Italia non è in grado di affrontare. Come se bastasse volerlo. 

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annullato l’incontro con la collega francese Caterine Colonna. Matteo Salvini ci ha messo il carico da novanta, affermando di essere orgogliosamente amico di Le Pen, di non accettare lezioni da chi respinge in Italia donne e bambini mentre invece ospita «assassini e terroristi che in Italia dovrebbero tornare». Il presidente Sergio Mattarella si è messo le mani tra i capelli: in mattinata aveva detto che le sfide globali richiedono l’unità dell’Unione europea. Dovrà ancora una volta ricucire lo strappo con la Francia.

Rimane il fatto che il governo francese ha i nervi a fior di pelle perché non si placano le proteste di piazza, anche molto violente, che Le Pen sfrutta per la campagna elettorale a un anno dalle europee. Un altro dato di fatto è che il governo italiano prova ad anestetizzare il suo elettorato con un decreto immigrazione che elimina la protezione speciale e incentiva la clandestinità. 

C’è senza dubbio un’incapacità italiana, che prescinde dalle beghe interne francesi, ma c’è anche una retorica europea che ha sempre lasciata sola l’Italia. Forse Tajani, come gli ha suggerito Pierferdinando Casini, non avrebbe dovuto reagire al ministro francese Darmian con altre ritorsioni. «Chi ha più intelligenza l’adoperi. Serve rimanere coerenti con i principi europei e il Trattato di amicizia del Quirinale», è il consiglio dell’ex presidente della Camera. 

Non è così semplice. Alle vecchie ruggini, il clima tra Roma e Parigi si sta surriscaldando sulla strada che porta al voto europeo. Ma sarebbe il caso che Meloni chiarisca cosa vuole fare, oltre al Piano Mattei per l’Africa. Dica se vuole che la distribuzione dei migranti sia obbligatoria e non facoltativa, come è oggi. Spieghi cosa vuol essere d’accordo con il governo conservatore del Regno Unito sulla politica migratoria. Nell’incontro che hanno avuto qualche giorno fa, il primo ministro Rishi Sunak ha auspicato un aperto sostegno di Roma alla contestata politica di Londra che vorrebbe arrestare i migranti che attraversano la Manica e detenerli fino al rimpatrio forzato nel Paese di provenienza o alla deportazione in Rwanda. Un po’ di chiarezza non guasterebbe. 

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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