Negoziato impossibileGiorgetti a Bruxelles tratta sul Mes, ma in Europa hanno perso la pazienza

All’Eurogruppo il ministro dell’Economia ha ammesso di non poter garantire l’ok italiano al Fondo Salva Stati. Ma la strategia italiana di chiedere in cambio modifiche al Patto di stabilità e puntare sullo scorporo degli investimenti nella transizione ecologica viene definita «senza possibilità di successo». E si rischia pure sul Pnrr

Il ministro Giorgetti con il commissario europeo al Bilancio Gentiloni
Foto: Ecofin

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti all’Eurogruppo avrebbe ammesso esplicitamente di non poter garantire la ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità, anche detto Fondo Salva Stati. Dopo più di quattro anni di faticosi negoziati, l’Italia è l’unico Paese della zona euro a non averlo ancora fatto.

Fino a un certo punto, Roma si è fatta scudo dell’attesa per la sentenza della Corte costituzionale di Kalsrhue che bloccava la ratifica tedesca. Poi la sentenza è arrivata. Nel frattempo il pressing europeo si è fatto pesante. A Roma è arrivato anche il numero uno del Mes, Pierre Gramegna. Giorgetti così si è trovato tra due fuochi – scrive La Stampa. Da un lato gli impegni europei, dall’altra una maggioranza che al solo sentir l’acronimo Mes voterebbe no.

Il problema è che i ministri delle Finanze dell’Eurozona non si accontentano più delle generiche rassicurazioni del collega italiano. Vogliono che il ministro porti al tavolo un percorso chiaro, con un iter che dovrà concludersi entro ottobre, al massimo novembre. Diversamente, da gennaio le banche dell’Eurozona non avranno una rete di sicurezza finanziaria sufficiente per fronteggiare eventuali crisi: i 77 miliardi del Fondo di risoluzione unica basterebbero per coprire solo due o tre istituti di credito di medie dimensioni. La crisi iniziata negli Stati Uniti e il quasi fallimento di Credit Suisse ora costringono a muoversi bene. Con il Mes, di soldi a disposizione ce ne sarebbero a disposizione circa il doppio. E il sistema bancario dell’area della moneta unica non può permettersi il rischio di rimanere scoperto per colpa dell’Italia.

Giorgetti così prova a trattare. E in cambio della ratifica del Mes chiede rassicurazioni sulle richieste italiane sulla riforma del Patto di Stabilità, sulla garanzia europea per i depositi bancari (Edis) e su un’eventuale e ulteriore trasformazione dello stesso Mes. Per gli interlocutori europei, però, la consequenzialità sia ribaltata: se il governo dovesse riuscire a portare a casa la ratifica del Mes, allora avrà crediti utili da spendere nelle sue richieste.

Per ora c’è uno stallo. Fino a quando la riforma non verrà ratificata in Italia, i colleghi europei rimarranno compatti nel dire no ad alcuna ulteriore modifica dello strumento di salvataggio. Per lo stesso motivo, non sarà possibile fare progressi sul completamento dell’unione bancaria. Sulla riforma del Patto di Stabilità, la strategia italiana di puntare sullo scorporo degli investimenti nella transizione ecologica viene definita «senza possibilità di successo».

Non solo. Fin qui, grazie anche alla mediazione del commissario Paolo Gentiloni, il tentennamento italiano sul Mes non ha inciso nella complicata trattativa sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con uno stallo senza via d’uscita sul Mes, anche la trattativa sul Pnrr si fa più difficile.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club