Manine, sospetti e veleniSe non passa l’Autonomia viene meno anche la maggioranza, dice Luca Zaia

La bozza del Servizio del Bilancio del Senato ha creato dissapori nella destra, al punto che per il presidente della Regione Veneto questa alleanza perderebbe il suo «oggetto sociale» se questa riforma, al pari del presidenzialismo, non dovesse concretizzarsi

Lapresse

«L’accordo sull’Autonomia è uno dei pilastri di questa maggioranza, insieme al presidenzialismo e alcune altre riforme. Se non passasse verrebbe meno l’oggetto sociale della maggioranza. E oggi non ho nessuna ragione di pensare che con serietà non si affronti il tema». Le parole sono di Luca Zaia, intervistato oggi da Paolo Colonnello sulla Stampa. Il governatore del Veneto torna sul tema politico di questi giorni, sulla bozza del Servizio del Bilancio del Senato, sulla fantomatica manina di Palazzo Madama che ha diffuso via Linkedin il documento, sulla bocciatura della riforma Calderoli.

Il primo problema sollevato dal presidente regionale è una questione tutta politica, perché quella manciata di righe – dieci in tutto – a commento dell’articolo 8 della legge, «che non si capisce bene chi abbia scritto», danno fastidio, perché scavalcano il limite della relazione tecnica e contengono giudizi più politici che tecnici. «“Il signor Servizio di Bilancio” piacerebbe sapere chi è, almeno per confrontarsi con una persona in carne e ossa e metterla a discutere con i nostri accademici che hanno contribuito a scrivere la riforma e che dicono esattamente il contrario. Mai visto in vita mia una relazione che si spinge a considerazioni gratuite», dice Zaia.

Sembra esserci soprattutto un po’ di stizza per una riforma tanto gradita al governatore, una riforma sempre a portata di mano, a maggior ragione con questa maggioranza, solo che è una riforma di Sisifo e periodicamente ritorna al punto di partenza. Stavolta Roberto Calderoli dice di essere disposto perfino a lasciare la politica – e non è che qualcuno stia facendo salti mortali per impedirglielo – mentre ne Zaia fa un discorso meno passionale e più razionale: questa legge è una rivendicazione territoriale, con una regione chiede un cambiamento di paradigma da «Paese centralista» a «Paese federalista» grazie al referendum veneto: «Io ho fatto il mio dovere da cittadino con un mandato dal popolo e il voto di due milioni e 270 mila veneti, il mio futuro e la mia reputazione li avevo messi sul piatto quando ho fatto i referendum. Le considerazioni finali le farò il giorno che la vedrò votata. Non è più nelle mie mani questa legge, e quello che potevano fare a livello regionale lo abbiamo fatto. Infatti siamo arrivati a un disegno di legge oggi in discussione in Parlamento».

Nel merito della discussione Zaia entra poco, nell’intervista alla Stampa. Si limita a dire che la relazione tecnica «viene utilizzato un verbo al condizionale», e che «se c’è una cosa cui non punta il disegno di legge sono le disparità». Anche quando viene presentata l’opinione del presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, che ritiene che la riforma darà il colpo di grazia al Sistema sanitario nazionale, Zaia replica che «tutte queste considerazioni non hanno nulla a che vedere con una relazione tecnica che deve essere redatta dai tecnici del Senato. Con tutto il rispetto per tutti gli interlocutori, queste sono soltanto opinioni personali. Se vuoi fare una cosa credibile, raccogliamo tutti i pareri espressi fino ad oggi».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

X

Linkiesta senza pubblicità, per gli iscritti a Linkiesta Club

Iscriviti a Linkiesta Club