Mix&matchTorino parla nippo-peruviano, anche in cucina

Fuori la città sabauda nota per il suo rigore, dentro un caleidoscopio di sapori e di piacevolezza, che racconta di una grande determinazione, ma anche di una scelta coraggiosa e sapiente

Azotea è quanto di più lontano da Torino possiate immaginare: è un locale che persino a Milano risulterebbe insolito, e che nessuno si sarebbe mai sognato di aprire proprio in una città che ha fatto del rigore la sua prima cifra stilistica. Ma, forse, è proprio per questo che Azotea funziona: perché è anticonvenzionale ma non pazzo, inconsueto ma non bizzarro. Perché è un progetto che sa di buono, e di casa, nonostante sia lontano da quella “casa” che è a decine di migliaia di chilometri, quelli che servono a unire Perù, Giappone e Piemonte. Questo progetto, infatti, nato a Laigueglia e maturato a Torino, è stato incentrato su un’idea ben precisa: esaltare a tavola il mondo nikkei, di contaminazione nippo-peruviana appunto, nelle sue sfumature, senza divari culturali, linguistici, gastronomici. Qui si assaporano spunti, per scoprire, approfondire e arricchirsi, ma anche per mettersi alla prova e capire fin dove abbiamo voglia di sperimentare, almeno a tavola.

La prima sperimentazione è culturale, naturalmente: perché qui l’idea che guida il tutto è un abbinamento che per un italiano è già una sfida. Il pairing con il cibo è fatto di tanti piccoli cocktail, pensati e bilanciati per arrivare a fine corsa senza sbandare, ma avendo sorprese ricorrenti durante tutta la serata. Un perfetto mix&match con quello che man mano comparirà nei nostri piatti, regalandoci bocconi che sicuramente non ci lasciano indifferenti nella loro ideazione e preparazione.

Da sei delle undici ecoregioni naturali peruviane – zone costiere, Amazzonia, fino alle Ande – arrivano altrettanti prodotti/preparazioni alimentari codificati dall’Arca Slow Food Perù, che condividono un obiettivo in comune con lo sciamanesimo andino: la salvaguardia della natura. Ogni elemento è protagonista in ognuno dei sei piatti dello chef Alexander Robles, ai quali il bar manager Matteo Fornaro abbina i sips: sorsi alcolici, low alcohol o a bassa gradazione, appunto.

Protagonisti del menu sono erbe aromatiche, tuberi e peperoncini, che mettono in risalto il lavoro di piccoli coltivatori e di artigiani del gusto, che da generazioni portano avanti numerose tradizioni gastronomiche tipiche del paese. Due dei tanti esempi sono l’algarrobina, la carruba dalla quale in Perù si ottiene uno sciroppo e un pisco, protagonista nel primo piatto Mare freddo in forma di acidulato, e il clarito, una leche molto particolare ottenuta dalla fermentazione, essiccazione, macinazione a pietra, cottura con acqua e filtrazione del mais amarillo e alazan, caratteristica della costa settentrionale del Perù.

Il menu con cocktail in pairing è una formula perfetta per chi viene qui la prima volta, e vuole scoprire questa cucina e il suo volto liquido: ma si può venire da Azotea anche per un drink, un aperitivo, o scegliendo tra le tapas che costellano il menu. Si può scegliere anche l’ambientazione al bancone, che di sicuro è un luogo di grande confidenza con chi qui lavora, ma anche uno dei tavoli immersi nella “giungla” torinese ricostruita in un ambiente anch’esso multiforme, funzionale ma di grande design.

E se il nuovo e l’insolito vi spaventano, non dovete far altro che lasciarvi guidare, e farvi trasportare dalla grande competenza della sala, in grado di accompagnarvi con piacevolezza e leggerezza in una serata che non dimenticherete.

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