Entra nel ClubGastronomika ha un costo, lo affrontiamo insieme?

Parte da qui il Gastronomika Club, il luogo virtuale che vuole riunire tutti i nostri lettori e metterli in contatto con la redazione, per un nuovo modo di fare editoria e giornalismo enogastronomico. Da sostenere insieme

Foto di Julius Drost su Unsplash

Quando Instagram ha un down, siamo tutti terrorizzati all’idea di perdere i nostri follower, i nostri contatti e i nostri contenuti. Non ci chiediamo mai perché, al contrario, qualcuno ci dia gratuitamente e da anni la possibilità di stare su una sua piattaforma, usarla per farci i fatti nostri e averla sempre a disposizione, performante, rapida e in costante evoluzione. Quando siamo abituati a leggere un giornale online, non ci chiediamo mai chi sta pagando quello che noi fruiamo semplicemente cliccando su un link. È lì, è disponibile, è gratis, lo leggo, lo condivido, ci ragiono, ne discuto con gli amici. 

È esattamente quello che succede quando andiamo al bar, o al ristorante, e vediamo che ci sono degli aumenti. Ci lamentiamo, vogliamo risparmiare, non ci va bene essere proprio noi a pagare. È come quando, al supermercato, arraffiamo la prima lattina di pelati che ci capita, e se è in offerta, meglio. Poi, però, ci lamentiamo perché i lavoratori stranieri nei campi di raccolta sono sfruttati. Ci lamentiamo che non si trovano più camerieri nei locali, e ci inventiamo la storia del reddito di cittadinanza, o ci convinciamo che i giovani non hanno voglia di lavorare.

Allo stesso modo ci lamentiamo di Musk che ci fa pagare una spunta blu, o di Mark che ci infila la pubblicità a tradimento quando noi proprio non la vorremmo. 

E, per venire al tema, ci lamentiamo che i giornalisti non scrivono più come una volta, che i giornali sono fatti malissimo, che non c’è più accuratezza, e la grammatica, signora mia, dove andremo a finire. Pensiamo che qui si scrivano solo marchette, e che i contenuti puri non esistano più. 

Ma continuiamo a leggere i giornali gratis, e non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello che i giornali siano affari economici tanto quanto un pomodoro, o una cena. 

Ho diritto ad informarmi, come ho diritto a mangiare: non c’è dubbio che così debba essere. Essere informati ci fa diventare cittadini migliori, ed essere cittadini migliori ci farà vivere in un mondo migliore. Ho diritto a leggere articoli lunghi e circostanziati, ben scritti e ben argomentati, che non contengano fake news e che non siano marchette per aziende o partner dell’editore. Ma quanto sono disposto a pagare per avere queste cose? Niente. Perché sto già pagando la connessione, ma soprattutto perché quel contenuto ha perso completamente il valore che aveva, quando era ben stampato su un giornale di carta. Vi ricordate, i giornali di carta? Li pagavate, in edicola? Ebbene, avevano comunque marchette e aziende, ma avevano anche voi, a garantire integrità e spazio di indagine. Avevamo anche voi, nel budget dell’anno, per poter inventarci cose belle, preparare contenuti accurati, pagare i giornalisti, e i fotografi, e i grafici migliori per realizzare prodotti che avessero valore, per noi e per voi. 

Oggi, nel mondo in cui l’editore è costretto a sfornare contenuti in numero sempre maggiore, con costanza sempre più frequente, sempre più multimediali, su piattaforme che si evolvono alla velocità della luce, e i giornalisti e collaboratori hanno diritto a uno stipendio degno, e voi avete diritto all’informazione più corretta e approfondita… chi paga tutto questo? Al momento lo pagano i lavoratori, sempre più sottopagati e sfruttati. Ma lo pagano anche e soprattutto le aziende che decidono di investire in comunicazione. E sapete una cosa? Non pagano perché siamo simpatici, e nemmeno perché vogliono darci libertà di espressione. Pagano perché vogliono mettere in evidenza il loro lavoro, i loro prodotti, far conoscere le loro istanze e dare voce ai loro valori. Né più né meno di quello che hanno sempre fatto, peraltro: solo che prima c’eravate anche voi, a fare l’ago della bilancia. Ma tenere in equilibrio il mondo dell’editoria è sempre più un esercizio da funamboli, e si cammina sul filo, senza rete. 

Voi siete comunque il fine, il fulcro, il centro del discorso e dello sforzo. Con i soldi guadagnati dalla pubblicità, l’editore avrà la forza di produrre anche altro, che andrà ad arricchire il progetto editoriale nel suo insieme, e permetterà a voi di capire meglio il mondo e di imparare, di avere una nuova visione o almeno un nuovo dubbio su cui ragionare. Gratis, ovvio. Perché, in fondo, quando volete un’informazione libera e indipendente, non ci credete davvero nemmeno voi che possa esistere. 

Gastronomika sta provando dal suo esordio a essere una voce fuori dal coro: a volte ci riusciamo meglio, a volte non siamo soddisfatti del risultato. Di sicuro tentiamo la strada più difficile, chiedendo alle aziende che ci aiutano di essere visionarie insieme a noi, di lasciarci fare il nostro lavoro. E oggi chiediamo a voi lettori di aiutarci a crescere, e di offrirci sempre nuovi spunti per diventare ancora migliori. Ebbene sì, il Gastronomika Club nasce proprio per questo, e vuole essere un luogo dove costruire relazioni, diventare una community e avere la forza – anche economica – di crescere insieme. Pronti per questa nuova avventura?

Ci si iscrive qui.

Che cosa vi offriamo in cambio?

• Tote bag Gastronomika
• Taccuino Gastronomika
• T-shirt Gastronomika (fino a esaurimento)
• Libro Menu Risorgimento (fino a esaurimento copie)
• Prelazione alle cene social Forketters
• Invito alle Tavole spigolose
• Sconto 20% Gastronomika School
• Newsletter Gastronomika a cura della redazione

Ma soprattutto abbiamo pensato di creare dei contenuti esclusivi, riservati solo a voi che decidete di sostenerci. I primi che usciranno sono tre newsletter: ciascuna verrà pubblicata con cadenza mensile e sarà (speriamo!) un nuovo riferimento per capire meglio il mondo che ci circonda, con il cibo, il vino e le riflessioni correlate come focus.
Una newsletter chiamata Omakase, dall’uso giapponese di lasciare allo chef il compito di scegliere i piatti da mangiare, a cura del direttore Anna Prandoni, che vuole diventare una selezione ragionata di quello che viene scritto nel mondo, e un modo per capire meglio la realtà in cui viviamo, con la cucina come filtro. Ma anche, Kantina a cura di Andrea Moser, un vero e proprio corso di vino che andrà ad indagare le questioni enologiche da un punto di vista tecnico, ma con un linguaggio semplice e ci darà anche dei consigli su bottiglie quotidiane ma anche su bottiglie da collezione e da investimento. E infine una newsletter che, con leggerezza ma competenza, ci racconta tendenze, novità, aperture, indirizzi e consigli a cura di Chiara Buzzi.

Se volete sostenerci, e se il lavoro che abbiamo fatto finora vi ha convinti, è il momento di entrare a far parte della squadra, in maniera attiva. Noi saremo sempre più attenti, e speriamo di avere un prezioso filo che ci leghi ulteriormente a voi. Ci immaginiamo il Gastronomika Club come un nuovo modello editoriale, che diventi un luogo virtuale dove scambiarsi idee, consigli ma anche spunti di riflessione su un universo in perenne e stimolante cambiamento. Vi aspettiamo!

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