Bienvenu en ItaliaIl paradiso, dopo la traversata, profuma d’arancia

I punti di vista di chi accoglie e di chi vuole essere accolto e, soprattutto, il diritto a essere uomini nel nuovo romanzo del Premio Goncourt 2021 che parte dall’arrivo di settantadue uomini in un paese della campagna siciliana. L’epoca li chiama «immigrati» o «rifugiati», ma lì sono ragazzi

Nell'hotspot di Lampedusa i migranti sono in attesa dell'arrivo della nave da Porto Empedocle
Alberto Lo Bianco/LaPresse

Riemerso da un sonno stremante, Fousseyni Traoré ebbe bisogno di qualche minuto per ricordarsi dov’era. A ogni risveglio era la stessa storia, doveva distinguere tra sogni, incubi, ricordi e realtà, una quotidiana messa a punto mentale che aveva qualcosa del rituale. Lo eseguì, e poco a poco gli eventi si precisarono, Fousseyni situò se stesso. Adama non c’era. Sapeva che non ci sarebbe stato, ma aveva guardato ugualmente, per riflesso, nella folle speranza che succedesse il miracolo e che il suo amico fosse di nuovo accanto a lui. Ma nessun miracolo era previsto, per gente come lui c’era solo la realtà. Adama gli mancava.

A un certo punto sentì il cigolio di una porta che si apriva e chiuse subito gli occhi. Entrarono persone che si misero a parlottare, due uomini, ma parlavano talmente sottovoce che Fousseyni, pur sentendoli, non capiva niente di quello che dicevano. Il dialogo andò avanti. Uno dei due sembrava appassionato da ciò che stava esprimendo. Per qualche secondo alzò la voce e Fousseyni captò la parola “Juventus”. Gli uomini rimasero zitti per un po’, poi si dissero verso qualcos’altro, infine Fousseyni sentì riaprirsi la porta.

Per qualche secondo non ci fu più alcun rumore, poi percepì dei passi. Sempre a occhi chiusi, si immerse più profondamente in se stesso. I passi si avvicinavano. Fousseyni smise di respirare. Erano vicinissimi, subito dietro di lui, passi regolari e leggeri che non martellavano il pavimento, passi accompagnati da un odore di arancia piacevole e inebriante. Il profumo lo avvolse per qualche secondo, poi i passi si allontanarono.

Una voce, la stessa voce appassionata che aveva sentito prima, disse qualcosa, poi la porta si riaprì e richiuse rapidamente. Capì che gli altri, i suoi compagni, si spazientivano. Stesi sulle brandine, mostravano sempre più segni di inquietudine. Come lui, volevano sapere cosa li aspettava, quale fosse il loro destino. La porta dello stanzone si riaprì. Fousseyni dette un’occhiata discreta e vide entrare quattro uomini.

Ognuno di loro spingeva un carretto che somigliava a quello di Maiga, il venditore di panini, cuscus e latte cagliato che percorreva le vie del suo quartiere vantando la qualità di ciò che offriva. A un certo punto si accesero le luci. Il bagliore bianco gli fece male agli occhi. Accanto a lui la gente si tirava a sedere e un brusio sommesso cominciò a circolare nel capannone. La porta dello stanzone si aprì di nuovo ed entrarono tre donne.

Fousseyni le riconobbe subito: erano quella con il velo da monaca, quella con i capelli corti e quella con i capelli lunghi neri, la più alta. Tutte e tre erano presenti il giorno prima, quand’erano arrivati. La bruna batté le mani per chiedere attenzione. Tutti erano ormai svegli. Allargò le braccia e disse in francese con voce forte rallegrata da un pronunciato accento italiano: «Bienvenu en Italia, bienvenu à Altino! Ici vous êtes en sécurité! La peur est finie!».

A quelle parole gli uomini che parlavano un po’ di francese lanciarono grida di gioia e si misero ad applaudire. Vedendo la reazione dei compagni, gli altri capirono che era una buona notizia e li imitarono. Fousseyni invece rimase muto. Uno dei vicini, un uomo panciuto e baffuto con le spalle forti, si gettò sul suo letto, lo abbracciò, lo strinse con forza, lo lasciò e andò ad abbracciare un altro gridando: «Finalmente! Finalmente! Ce l’abbiamo fatta, entriamo in paradiso! Entriamo in paradiso!».

Ubriaco di gioia continuava a ripetere: «Entriamo in paradiso! Faremo soldi!». Era un grido di liberazione, di violenta allegria. Fousseyni guardò la signora che aveva fatto l’annuncio: gridava e gesticolava, ma più nessuno la ascoltava. Le altre due donne accanto a lei sembravano molto felici e commosse. Scorse anche un giovane e una ragazza che indossavano camici da medici. Due o tre volte rivide l’uomo col testone che parlava sempre del paradiso. Sentiva esclamazioni in francese, preghiere in bambara, ringraziamenti in arabo e altre lingue che esprimevano tutte la stessa sensazione di sollievo.

La signora aveva detto che la paura era finita. I quattro uomini cominciarono a disporre il contenuto dei carretti su un lungo tavolo che Fousseyni non aveva notato prima. In quel momento fu probabilmente l’unico dei suoi compagni ad accorgersi che nel capannone era entrato un uomo di età matura con i capelli lunghi legati dietro. L’uomo li aveva guardati saltare e gridare di gioia. Fousseyni ebbe quasi l’impressione che ce l’avesse con loro per essere lì. Gli ricordò la gente che aveva visto il giorno prima…

Cominciarono a distribuire la colazione. La ragazza in camice passò nella sua fila sorridendo. Fousseyni riconobbe subito l’intenso odore di arancia. Quindi era lei… Stavano entrando in paradiso, sì, e il primo odore e la prima luce di quel paradiso erano l’arancia.

Per gentile concessione delle Edizioni E/O

Da “Il silenzio del coro”, di Mohamed Mbougar Sarr, edizioni E/O, 400 pagine, 18,50

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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