I piazzisti del caosNell’accordo su rifugiati e migranti hanno vinto i sovranisti e ha perso l’Italia

Invece di concordare una gestione migratoria condivisa e utile per contrastare la denatalità, il ministro dell’Interno Piantedosi si è fatto fregare dai suoi colleghi sovranisti europei. E così il nostro Paese diventerà l’ufficio deportazioni dell’Ue

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Il compromesso europeo su migranti e richiedenti asilo, salutato come una mezza vittoria dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è stata una totale debacle per l’Italia e per la destra italiana che, come era prevedibile, ha pagato l’ostilità dei partiti fratelli del sovranismo europeo e l’isolamento dagli esecutivi dei più importanti paesi membri, rappresentati da leader e forze politiche a cui, in vista delle elezioni del prossimo anno, Giorgia Meloni, Silvio Berlusconi e Antonio Tajani hanno dichiarato apertamente guerra, promettendo di levare loro di mano le istituzioni dell’Ue.

L’Italia non ha ottenuto nulla sulla modifica del Regolamento di Dublino e sulla redistribuzione dei rifugiati e si è vista assegnare il ruolo di gendarme e di galera della fortezza europea, per respingere o stoccare in centri chiusi (cioè in luoghi di detenzione) grande parte dei richiedenti asilo, fino all’esito dell’esame della loro richiesta, al solo fine di impedirne i movimenti secondari (cioè il deflusso) verso altri paesi europei.

Visto che questo onere comporta, in teoria, anche quello di rimpatriare chi non si veda riconosciuto lo status di rifugiato o altre forme di protezione, l’Italia ha ottenuto la possibilità non già di rimpatriare, ma di deportare i richiedenti asilo rifiutati in un paese di transito “sicuro”. Germania e Francia traccheggiavano, ma Piantedosi eroicamente si è imposto fino a intestarsi questa vergogna da Regno Unito post-Brexit e a fare dell’Italia l’ufficio deportazioni dell’Ue neo-sovranista. Deportazioni che rimarranno probabilmente sulla carta perché l’unico paese indiziato di accettarle dietro compenso è la Tunisia, che ha però già molti problemi interni per immigrazione africana.

Il paradosso comunque è che l’Italia non ha ottenuto nulla, proprio perché ha trionfato, anche sui tavoli europei, la stessa retorica falsa e meschina con cui la destra italiana ha trionfato nelle urne italiane lo scorso settembre: quella dell’invasione da scongiurare, dell’immigrazione come calamità sociale e demografica, della necessaria deroga delle politiche di contrasto ai principi fondamentali dello stato di diritto.

Quella sorta di stato di guerra auto-dichiarato per esigenze di propaganda è ormai diventato il framework di qualunque discussione pubblica sui temi della demografia interna e internazionale. L’emergenza immigrazione in Italia e in Europa è solo percepita, ma questa percezione diffusa e deliberatamente alimentata è diventata la realtà della politica, come succede per ogni pregiudizio ben congegnato. 

Così anche le strategie di integrazione, che sono problematiche ma avrebbero costi sociali sostenibili e vantaggi economici certi, si scontrano con barriere politiche insormontabili. Le stesse che incontra il nostro Paese nell’Ue quando prova a spiegare che non si possono nazionalizzare gli oneri e europeizzare i vantaggi del contenimento migratorio e si sente rispondere con parole che riproducono, praticamente alla lettera, i comiziacci sull’immigrazione zero e sulla sovranità demografica, con cui i partiti della destra hanno arruolato e instupidito la maggioranza degli elettori italiani.

Nessuno è così ingenuo da pensare che il meticciamento di società fino a pochi decenni fa più o meno omogeneamente bianche e cristiane non implichi problemi di transizione e di accettazione. Ma la classe politica della destra italiana è così stupida e irresponsabile da pensare che, dopo avere fatto uscire il genio maligno del razzismo dalla lampada magica del sovranismo, questo spiritello se ne stia a cuccia e si accontenti di risarcimenti simbolici e micro-discriminatori, senza pregiudicare la tenuta civile di un Paese in cui nel 2050, nell’attuale scenario, la quota di popolazione attiva (15-64 anni) sarà equivalente a quella inattiva (0-14 e 65 anni e più) e i decessi annui doppieranno le nascite (settecentottantotto mila contro trecentonovantamila): una dinamica naturale della popolazione catastrofica che potrà essere parzialmente compensata solo per via migratoria. 

Mentre i conti pubblici e la crescita economica saranno interamente legati a saldi migratori positivi e, nell’attuale scenario, non abbastanza positivi quanto sarebbe necessario, i piazzisti del caos avranno convinto gli italiani che gli stranieri sono troppi, che gli invasori vanno respinti e che degli immigrati, tutt’al più, possiamo selezionare il fior fiore, mentre il fior fiore degli italiani se ne emigrerà anch’esso da questo Paese sfiancato e incattivito dalla rabbia e dall’impotenza.

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