Salva ItaliaIl Mes spacca il governo: divisi tra un sì difficile e un no che può colpire i nostri titoli di Stato

I rappresentanti della maggioranza non si sono presentati ieri in commissione Esteri alla Camera, dove il testo del disegno di legge per la ratifica del Meccanismo europeo di stabilità è stato approvato da Pd, Azione e Italia Viva con l’astensione del Movimento Cinque Stelle. I sovranismi ora vengono al pettine

LaPresse / Roberto Monaldo

La maggioranza continua a litigare. Ma anche i partiti al loro interno. I rappresentanti della maggioranza non si sono presentati ieri in commissione Esteri alla Camera, dove il testo del disegno di legge per la ratifica del Meccanismo europeo di stabilità è stato approvato da Pd, Azione e Italia Viva con l’astensione del M5S. Rinviato anche il consiglio dei ministri.

Il Mes ha messo i sovranisti davanti alle loro stesse contraddizioni. La Stampa riporta uno scambio di messaggi tra il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e un alto dirigente del Carroccio: «Stiamo sbagliando, l’ideologia ci sta uccidendo». Anche Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia, intervistato dalla Stampa, precisa: «Ratificare il Mes non vuol dire usarlo».

«Non lo voteremo», ha insistito ieri il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Mentre la strategia di Giorgia Meloni sarebbe quella di tentare di usare il salva Stati come arma negoziale in Europa, nella speranza di ottenere una riforma meno rigorosa del Patto di stabilità. Il governo, spiega Il Sole 24 Ore, ieri si è tenuto lontano dalla commissione perché altrimenti si sarebbe trovato di fronte a un bivio impossibile: dare un parere favorevole alla ratifica, confermando le indicazioni tecniche esplicite contenute nel documento firmato dal capo di gabinetto del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, oppure darne uno contrario aprendo ufficialmente un’altra tempesta italiana in Europa.

L’Italia – è bene ricordarlo – è l’unico Paese dell’area Euro a non averlo ratificato (dopo averne votato la riforma), e non c’è riunione a Bruxelles in cui la cosa non venga fatta pesare. Un passaggio che tutti danno per scontato, ma che la maggioranza rinvia ormai da quasi un anno. Anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha parlato di questo tema nel suo incontro con la premier a Palazzo Chigi. Un pressing istituzionale, che però è stato notato nella maggioranza. La premier ha poi ricevuto Giorgetti, ufficialmente per parlare di Ilva, ma è ovvio che il dossier salva Stati è il più caldo.

La mancata ratifica suscita tensioni all’interno della maggioranza, in particolare tra Lega e Fratelli d’Italia, ma anche all’interno dei partiti. La scelta di uscire dall’aula della commissione Esteri di Montecitorio nel momento della votazione del testo base che chiede la ratifica del trattato europeo, arriva alla fine di una lunga mediazione, in una telefonata con Matteo Salvini. La premier insiste sulla linea dilatoria, che richiede però una certa discrezione. E quindi l’atteggiamento rigido della Lega può vanificare l’opera. Così, si decide di uscire dalla commissione presieduta da Giulio Tremonti, un Aventino al contrario, che consente di ottenere una tregua interna e, anzi, di mostrare ancora una volta le divisioni dell’opposizione (il M5S si è astenuto, Pd e Terzo Polo hanno votato sì). L’obiettivo ora è di rinviare il voto dell’Aula previsto per venerdì prossimo 30 giugno, proprio quando Meloni sarà a Bruxelles per il Consiglio europeo.

Da un lato, spiega Il Sole 24 Ore, c’è la fedeltà alle bandiere anti Mes che Fratelli d’Italia e Lega sventolano da molti anni. Dall’altro ci sono le sorti dei Btp italiani. In questa strettoia, si posiziona la maggioranza. Che ora deve scegliere

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