Common goalCome il calcio europeo sta affrontando l’emergenza climatica

Ci sono molti progetti interessanti sul piano ecologico, ma inseriti all’interno di una grande industria che ogni anno produce trenta milioni di tonnellate di anidride carbonica, più o meno quanto tutta la Danimarca

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Nella settimana in cui il cambiamento climatico sta maggiormente facendo discutere – tra i violenti nubifragi in Lombardia e gli incendi in Sicilia – gli spettatori del Mondiale di calcio femminile osservano una situazione del tutto opposta, viste le temperature piuttosto basse dell’inverno di Australia e Nuova Zelanda. Il Mondiale più freddo degli ultimi anni, almeno, anche più di quello maschile in Qatar, spostato tra novembre e dicembre proprio per evitare la torrida estate araba. Eppure è proprio il calcio femminile quello che fin qui si è dimostrato più sensibile di tutti sulla questione climatica.

Poco prima dell’inizio del torneo, l’associazione Common Goal ha annunciato un progetto, realizzato in collaborazione con Football for Future, per affrontare la sfida del cambiamento climatico attraverso il calcio. All’iniziativa hanno preso parte in tutto quarantaquattro calciatrici tra quelle partecipanti al Mondiale, e questo numero basta a farne il progetto sulla sostenibilità a cui abbia aderito il maggior numero di addetti ai lavori nel calcio. L’iniziativa è stata lanciata da Sofie Junge Pedersen, centrocampista della Danimarca appena passata dalla Juventus all’Inter, che testimonia come, nel Nord Europa, la questione ambientale sia molto più sentita che altrove.

Un problema del calcio
Le giocatrici del Mondiale si sono impegnate a fare donazioni e campagne in favore di organizzazioni e progetti attivi sul fronte della sostenibilità ambientale. Un piccolo passo, ma nella giusta direzione, come ha commentato la canadese Jessie Fleming. Molto più di quanto il calcio, soprattutto tra i maschi, abbia fatto finora, specialmente se pensiamo all’altra Coppa del Mondo, quella svoltasi a fine 2022 in Qatar. Nonostante temperature mediamente più basse rispetto ai tornei estivi disputatisi di recente in Europa (pensiamo solo agli Europei dell’estate 2021), l’organizzazione qatariota ha insistito per installare impianti di aria condizionata in grado di rinfrescare ogni posto a sedere dei suoi stadi, e ha inoltre messo in funzione dei colossali desalinizzatori per estrarre acqua dal Golfo Persico e renderla utilizzabile, fino a coprire i diecimila litri al giorno necessari per il torneo.

Il tutto, ovviamente, con un costo energetico e ambientale spropositato, mentre la Fifa assicurava, attraverso il sito ufficiale della manifestazione, che il Mondiale sarebbe stato assolutamente a zero emissioni. Un’affermazione a cui non ha mai creduto nessuno, nonostante le assicurazioni del presidente Gianni Infantino, e che lo scorso giugno è stata definitivamente smentita dalla Commission for Loyalty svizzera, che ha parlato espressamente di «pubblicità ingannevole» da parte della Fifa.

Potrebbe sembrare superfluo dirlo, ma il mondo del calcio ha un grosso problema con il tema della sostenibilità ambientale. Solo lo scorso settembre, un giornalista francese si era visto ridere in faccia, quando in conferenza stampa aveva chiesto a Kylian Mbappé e a Christophe Galtier, rispettivamente stella e allenatore del Paris Saint-Germain, il motivo della scelta del club di fare una trasferta a Nantes con un jet privato invece che sul Tgv. Galtier, placata la sua ilarità, aveva risposto che la prossima volta ci sarebbero andati in barca. Questo siparietto aveva suscitato la reazione molto indispettita della ministra dello Sport Amélie Oudéra-Castra, che aveva chiesto al tecnico risposte «più pertinenti e responsabili».

Le proposte sostenibili
Sono purtroppo poche le eccezioni, e nessuna ha il peso mediatico e sportivo di una Coppa del Mondo maschile o di un club come il Psg. Il Bodø/Glimt, una squadra della prima divisione norvegese, nel 2021 ha annunciato la costruzione di uno stadio completamente ecosostenibile. Non è un caso che un progetto simile arrivi dalla Norvegia, uno dei paesi in cui la politica tratta maggiormente la tematica ecologista. Anche Morten Thorsby, centrocampista norvegese ex-Sampdoria e ora all’Union Berlino, è divenuto celebre negli scorsi anni per le sue numerose iniziative ecologiste. Più di recente, l’olandese William Troost-Ekong ha parlato del suo sostegno ai progetti di agricoltura sostenibile. In Inghilterra abbiamo poi casi come quello del Forest Green Rovers, che produce kit con materiali riciclati, utilizza pullman a zero emissioni e sta progettando anch’esso un nuovo stadio ecosostenibile.

Progetti interessanti, ma che restano ancora ai margini di una grande industria che ogni anno produce, secondo un report della Rapid Transition Alliance, trenta milioni di tonnellate di anidride carbonica, più o meno quanto tutta la Danimarca. Un problema dovuto in gran parte agli spostamenti, delle squadre (che avvengono principalmente in aereo) ma anche dei tifosi. Per questo motivo, una società come il Tottenham ha realizzato un ampio parcheggio per le biciclette fuori dal suo nuovo stadio, mentre il Borussia Mönchengladbach offre gratuitamente i biglietti per i mezzi pubblici ai suoi tifosi durante i match casalinghi.

E in Italia? Per adesso, quasi nulla. Nei giorni scorsi, la Figc ha presentato un piano per la sostenibilità del calcio italiano in sessanta obiettivi, che prevede anche dei focus sul riciclaggio, il ricorso a materiali plastic-free e sull’implementazione di criteri ambientalisti nell’organizzazione di eventi e strutture. Per adesso, resta ovviamente tutta teoria, in attesa di una più concreta applicazione pratica. L’azione più forte fatta nel nostro Paese in ottica green è allora quella di Elena Linari, giocatrice della Roma e della Nazionale, che è una delle portavoce dell’iniziativa di Common Goal e Football for Future che ha aperto questo articolo. «È importante riconoscere che il calcio ha un impatto sul pianeta – ha dichiarato Linari – e, ancora di più, fare qualcosa di concreto a riguardo».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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