Da Allende a BoricLe contraddizioni del Cile odierno e un ricordo personale

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è rientrato dalla visita di Stato, dove ha incontrato il giovane presidente eletto nel 2022 a capo di una coalizione di sinistra radicale. Senza una maggioranza al Congresso, il suo programma sociale si è scontrato pure con l’ostilità dei media cileni, prevalentemente conservatori

(La Presse)

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è rientrato dalla visita di Stato in Cile e in Paraguay. Credo che fosse la prima volta che un Presidente della Repubblica italiana si sia recato in quei lontani Paesi. Il Cile, tuttavia, ha un legame particolare con l’Italia che risale al 1973, quando il governo di Unitad Popular venne rovesciato da un golpe dell’esercito, guidato da Augusto Pinochet, che instaurò un regime dittatoriale e attuò una feroce repressione. L’esperienza di Unitad Popular aveva infiammato la fantasia della sinistra della mia generazione, anche per la personalità di Salvador Allende, il presidente che prima di morire venne fotografato all’ingresso della Moneda (il palazzo presidenziale) mentre imbracciava il mitra che – si disse – gli aveva regalato Fidel Castro.

Poi, col passare del tempo, a cominciare dai militanti cileni, si è diffusa e consolidata la consapevolezza degli errori compiuti da quel governo; ma i miti rimangono tali nonostante tutto. In quegli anni, la nostra ambasciata svolse un ruolo decisivo nell’accogliere i cileni che vi cercavano rifugio. L’Italia fu l’unico Paese che non riconobbe mai formalmente il regime di Pinochet. Molti militanti ricercati vennero trasferiti in Italia, dove trovarono ospitalità e un lavoro. I cileni rimasti, da allora (e naturalizzati nel nostro Paese), sono ancora un migliaio di cui la metà in Emilia Romagna, che, dopo il golpe si offrì generosamente di ospitarli.

Il Cile mi ricorda un’esperienza personale importante. Mi recai in Cile, su incarico della Cgil, nel lontanissimo 1982, a capo di una missione che visitò anche altri Paesi del Sub-Continente, allora sottoposti a feroci dittature. Il Primo Maggio parlai al comizio della Coordinadora sindical, un’organizzazione che grazie alle maggiori agibilità politiche di fatto consentite a un sindacato, sia pure di opposizione, raccoglieva quanto era sopravvissuto dei partiti democratici, tanto che la composizione degli organismi dirigenti ricordavano quella dei nostri Cln durante la Resistenza.

Va precisato che la missione di solidarietà a Santiago da parte di delegazioni straniere, in particolare italiane, durante la Festa del Lavoro si svolgeva ogni anno anche per assicurare un minimo di copertura agli oppositori cileni. Ricordo che, con riguardo alle condizioni che trovammo degli altri Paesi visitati, ricevemmo l’impressione di un grande coraggio e fierezza d’animo. Del resto i cileni cacciarono Pinochet attraverso il voto in un referendum svoltosi durante la dittatura.

A Santiago, Mattarella ha incontrato Gabriel Boric, il giovane presidente cileno (nato nel 1986) eletto nel 2022 a capo di una coalizione di sinistra radicale, un esempio seguito in altri Paesi latino-americani. A Boric, però, mancava una maggioranza al Congresso. La destra ha mantenuto la metà del Senato e la Camera dei Deputati è divisa, a metà, tra il centro e la sinistra da un lato e la destra e l’estrema destra dall’altro. Il suo programma sociale si è scontrato con l’ostilità dei media cileni, prevalentemente conservatori.

La prima sconfitta è stata la bocciatura senza appello  – come ha scritto l’Ispi – da parte dell’elettorato cileno chiamato a esprimersi sulla nuova Costituzione. Oltre il 60% dei votanti, infatti, si è pronunciato per il “No” benché tutti i maggiori partiti si fossero schierati, sia pure con qualche dubbio, per il Sì. Ma fin dall’inizio si era capito dai sondaggi che tirava un brutta aria.

Il testo bocciato era composto da 388 articoli, 57 disposizioni transitorie e 178 pagine. Queste dimensioni da elenco telefonico di una metropoli rappresentano già un buon motivo per bocciare una Carta Costituzionale. Molti commentatori si erano già avventurati nell’elogio della nuova Costituzione la cui ‘’bellezza’’ aveva scalzato il primato della nostra. E – capita spesso alla sinistra – non sono riusciti a spiegarsi come abbia potuto un elettorato – che aveva mandato pochi mesi prima al potere la nuova sinistra del giovane Gabriel Boric – preferire la Carta ‘’voluta da Pinochet’’ nel 1980 (ovviamente omettendo di ricordare le modifiche già intervenute nel 2005 e nel 2009).

Qualcuno è arrivato persino a scrivere che, nel profondo, il Cile è il Paese più conservatore dell’America Latina. Dopo la bocciatura, qualche commentatore ha sostenuto che quella Costituzione era «troppo avanzata» per quanto riguardava i cosiddetti diritti civili. In sostanza, quel testo mastodontico pretendeva di rappresentare un livello di rapporti civili e sociali che non esisteva nella realtà. La fuga in avanti di Boric ha determinato l’effetto che nella successiva elezione di un’Assemblea costituente chiamata a redigere un’altra legge fondamentale, la destra ha conquistato la maggioranza.

Un altro «infortunio» del governo Boric si è consumato sulle pensioni. Il giovane presidente aveva indicato nel suo programma la revisione della riforma del ministro di Pinochet Pinera (1981) consistente in un sistema pensionistico privatistico e a capitalizzazione che divenne il punto di riferimento del neo liberismo di quegli anni, grazie al contributo dei Chicago boys di Milton Friedman. I sistemi a capitalizzazione restituiscono – con la maggiorazione dei rendimenti e dei benefici fiscali – le risorse che vengono accumulate sulle posizioni individuali. In sostanza – come si leggeva nella relazione al disegno di legge – le pensioni vigenti tanto per gli uomini quanto – e ancor più – per le donne, non erano adeguate a contrastare la povertà, in conseguenza, tra i diversi motivi, di un’aliquota contributiva del 10% a fronte di un media dei paesi Ocse pari a circa il 19% e di storie lavorative precarie e nell’economia sommersa che avevano accumulato pochi versamenti. La relazione segnalava, poi, che in un sistema a capitalizzazione la prestazione è ragguagliata, in senso inversamente proporzionale, all’attesa di vita, secondo criteri attuariali.

Pertanto, in parallelo con un suo incremento verificatosi negli ultimi decenni, l’importo della pensione alla decorrenza si riduceva, perché si distribuiva lungo un numero maggiore di anni. Nel progetto di riforma presentato il 7 novembre del 2022, il governo, dopo un’ampia consultazione, si proponeva di ripristinare un modello finanziato a ripartizione ovvero un sistema di solidarietà tra le generazioni. Ma un’operazione siffatta richiedeva delle risorse importanti, che Boric intendeva acquisire tramite una riforma fiscale. Ma anche questo progetto è stato bloccato dal Congresso.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter