Rifornimento alleatoLa controffensiva ucraina e le armi che arrivano dall’Italia

Secondo i vertici di Kyjiv negli ultimi giorni gli attacchi contro le forze russe sono stati particolarmente fruttuosi. Intanto oggi a Roma il Parlamento vota la legge europea che chiede disponibilità praticamente immediata di munizioni e rifornimenti

AP/Lapresse

Sono giorni in cui la controffensiva ucraina contro le forze russe è «particolarmente fruttuosa», come ha detto Oleksiy Danilov, segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale dell’Ucraina. «In questa fase di ostilità attive, le forze di difesa ucraine stanno svolgendo il compito numero uno: la massima distruzione di manodopera, equipaggiamento, depositi di carburante, veicoli militari, posti di comando, artiglieria e forze di difesa aerea dell’esercito russo», ha scritto Danilov su Twitter.

Sembrava dovesse essere un’operazione difficoltosa, la controffensiva, rallentata dalla risposta dell’esercito di Mosca, invece negli ultimi giorni le truppe di Kyjiv hanno ottenuto ottimi risultati. Lo ha detto anche il viceministro della Difesa, Hanna Maliar, citando la riconquista di alcuni territori intorno alla città distrutta di Bakhmut.

Difficile dire quanto abbiano influito, ma non è escluso che un ruolo di primo piano possano averlo avuto le armi italiane, in particolare quelle della Rwm che ha gli uffici a Ghedi, vicino Brescia, e la principale zona di produzione – con circa quattrocentottanta impiegati, ma potrebbero esserci nuove assunzioni a causa della guerra – a Domusnovas in Sardegna: è qui che si producono i proiettili per l’artiglieria pesante, indispensabili per rifornire gli arsenali vuoti della Nato.

Repubblica racconta, in un articolo firmato da Gianluca Di Feo, che la Rwm è una società antica, «che ha fatto la storia degli esplosivi civili e militari nel nostro Paese e poi è stata ceduta al gruppo tedesco Rheinmetall, mantenendo management e gestione completamente italiane».

Nel 2019 un’iniziativa parlamentare del Movimento 5 stelle, approvata senza voti contrari, l’aveva fermata con un bando alle esportazioni: era quando le forniture di bombe d’aereo destinate ad Arabia Saudita e Emirati Arabi avevano contribuito ai massacri di civili nello Yemen.

Solo con il governo Draghi, e poi negli ultimi mesi, il bando all’export è stato interrotto. «L’azienda ha ampliato e diversificato la propria produzione: in questo momento ha commesse per confezionare ventitremila proiettili destinate all’Ucraina. Probabilmente si tratta del contributo più importante del nostro Paese all’esercito di Kyjiv. Sono colpi da 155 millimetri per l’artiglieria campale e da 120 millimetri per i tank Leopard 2: gli elementi decisivi da cui dipende l’esito della controffensiva per liberare i territori occupati», scrive Repubblica.

Oggi in Parlamento si discute e si vota la legge europea che chiede disponibilità praticamente immediata di munizioni e rifornimenti di ogni tipo. «L’invasione dell’Ucraina ha cambiato tutto», ha detto ieri la presidente della Commissione Esteri Stefania Craxi. «La pace disarmata non esiste: senza la sicurezza non possiamo difendere i nostri valori».

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