Buchi di bilancioPotrebbe slittare anche la quarta rata del Pnrr da 16 miliardi

Sarà «molto difficile che possa essere incassata entro l’anno», secondo fonti della Commissione Ue. Un guaio molto serio sul fronte dei conti pubblici. Il Tesoro, con un fabbisogno che già a giugno è più che raddoppiato rispetto al 2022 toccando 95 miliardi, dovrà ricorrere a nuove emissioni di titoli del debito pubblico

Il ministro Giorgetti con il commissario europeo al Bilancio Gentiloni
Foto: Ecofin

I 19 miliardi in ritardo della terza rata del Pnrr dovrebbero arrivare in settimana, dopo le ultime verifiche sulla realizzazione degli alloggi universitari, ultimo ostacolo per ottenere il via libera di Bruxelles: «Posso dirvi che la Commissione non procederà mai a un esborso se non saranno raggiunti gli obiettivi. Le autorità italiane stanno lavorando e penso che l’esercizio si concluderà tra breve», ha detto il commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni. Il problema vero però riguarda la quarta rata del Pnrr, che stando a fonti della Commissione consultate da La Stampa sarà «molto difficile che possa essere incassata entro l’anno». Un guaio molto serio sul fronte dei conti pubblici, perché in ballo ci sono altri 16 miliardi di euro.

Alla data del 30 giugno, Roma non è riuscita a rispettare tutte e 27 le scadenze previste per il primo semestre. Occorreranno poi due mesi alla Commissione per valutare l’effettivo raggiungimento di tutti i target e un altro mese se lo prenderà il Consiglio europeo per deliberare. Se per sventura anche in questo caso dovessero passare otto mesi come quelli che sono serviti per ottenere (si spera) la terza rata, Bruxelles potrebbe staccare il nuovo assegno solamente nella primavera del 2024.

Un guaio per il governo, e in particolare per il Tesoro, già alle prese con un fabbisogno che a giugno è più che raddoppiato rispetto al 2022 toccando 95 miliardi, e che pertanto dovrà ricorrere a nuove emissioni di titoli del debito pubblico.

Stando al monitoraggio di Openpolis aggiornato al 27 giugno, sulle 27 scadenze previste ben 17 al 30 giugno risultavano ancora da completare. I ritardi riguardano in particolare gli interventi nel campo della transizione ecologica, la pubblica amministrazione, l’inclusione sociale, lavoro e imprese. Tra le 17 scadenze ancora da conseguire, solo quattro in base alle informazioni disponibili sono vicine al completamento.

Un’altra scadenza in ritardo riguarda l’entrata in vigore della riforma del codice dei contratti pubblici, per la quale mancavano all’appello tre decreti attuativi. Da completare anche la scadenza che prevedeva l’aggiudicazione di tutte le gare d’appalto per l’abilitazione al cloud della pubblica amministrazione: in questo caso risulta ancora aperto un bando la cui chiusura è prevista per il 21 luglio.

Il governo, che sta lavorando a una revisione complessiva del Piano, nella terza relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del Pnrr aveva fatto esplicito riferimento ad alcune scadenze che presentavano criticità, ritardi e necessità di rimodulazione. Le altre tre scadenze individuate come problematiche sono tutte in capo al ministero dell’Ambiente: la ristrutturazione edilizia con Superbonus e Sismabonus, l’aggiudicazione di tutti gli appalti per stazioni di rifornimento a base di idrogeno, l’installazione delle colonnine di ricarica elettrica.

Anche sul fronte degli interventi sociali si registrano difficoltà. Il Forum del terzo settore ha segnalato che a favore delle persone fragili sono stati assegnati 1,32 miliardi di euro anziché 1,45: sono stati finanziati 89 progetti in meno di quelli previsti a causa delle difficoltà dei territori nel presentare un numero di progetti sufficiente, e soprattutto è stato finora disatteso il vincolo previsto del 40% per cento delle risorse destinate al Sud.

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