La vendetta di PutinPrezzi in salita e crisi alimentare: i rischi dietro lo stop all’accordo sul grano

L’intesa ha consentito l’esportazione di quasi 33 milioni di tonnellate di cibo attraverso i porti ucraini. L’Onu, l’Ue e gli Stati Uniti hanno accusato Mosca di usare il cibo come «arma di guerra». Le quotazioni dei cereali sono aumentate subito dopo l’annuncio del mancato rinnovo

(La Presse)

I prezzi del grano e del mais sui mercati globali delle materie prime hanno cominciato subito a salire dopo che la Russia si è ritirata dall’accordo che consentiva l’esportazione di grano dall’Ucraina attraverso il Mar Nero.

Il mancato rinnovo minaccia di far salire nuovamente i prezzi dei generi alimentari per i consumatori di tutto il mondo, innescando una grave crisi alimentare per milioni di persone. I futures del grano sul Chicago Board of Trade sono saliti del 2,7% e i futures del mais sono cresciuti dello 0,94%.

L’Onu, l’Ue e gli Stati Uniti hanno condannato la sospensione dell’accordo, accusando Mosca di usare il cibo come «arma di guerra». L’accordo, in effetti, era stato fondamentale per abbassare i prezzi dei prodotti alimentari in tutto il mondo, aumentati dopo che la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio dello scorso anno. «La decisione della Russia di sospendere la partecipazione alla Black Sea Grain Initiative peggiorerà l’insicurezza alimentare e danneggerà milioni di persone vulnerabili in tutto il mondo», ha dichiarato Adam Hodge, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

L’accordo sul Mar Nero – originariamente mediato dalla Turchia e dalle Nazioni Unite un anno fa – ha garantito il passaggio sicuro delle navi che trasportano grano dai porti ucraini, consentendo l’esportazione di quasi 33 milioni di tonnellate di cibo attraverso i porti ucraini, secondo i dati delle Nazioni Unite.

L’accordo era stato rinnovato tre volte, ma la Russia ha ripetutamente minacciato di ritirarsi, sostenendo di essere stata ostacolata nell’esportazione dei propri prodotti.

Prima della guerra, l’Ucraina era il quinto esportatore di grano a livello mondiale, rappresentando il 10% delle esportazioni globali. Inoltre, Kyjiv è tra i primi tre esportatori mondiali di olio di orzo, mais e colza, e di gran lunga il più grande esportatore di olio di girasole, rappresentando il 46% delle esportazioni mondiali.

L’anno scorso, gli shock economici derivanti dagli impatti della guerra in Ucraina e della pandemia sono stati i motivi principali dell’aumento dell’insicurezza alimentare in 27 Paesi, colpendo quasi 84 milioni di persone, secondo un rapporto del Food Security Information Network.

La scorsa settimana, Shashwat Saraf, direttore regionale dell’emergenza per l’Africa orientale presso l’International Rescue Committee, ha chiesto una proroga a lungo termine dell’accordo. «Con circa l’80% del grano dell’Africa orientale esportato dalla Russia e dall’Ucraina, oltre 50 milioni di persone in tutta l’Africa orientale stanno affrontando la fame e i prezzi del cibo sono aumentati di quasi il 40% quest’anno», ha detto.

L’indice globale dei prezzi alimentari ha raggiunto il massimo storico nel marzo 2022, ma da allora è costantemente diminuito. Un calo delle esportazioni alimentari causato dal ritiro della Russia dall’accordo potrebbe ora invertire questa tendenza. Ma i Paesi più ricchi sono meno esposti alle ricadute rispetto ad alcuni Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Negli ultimi mesi, l’inflazione dei prezzi alimentari ha anche superato l’energia come principale motore dell’inflazione. A maggio, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati del 18,4% nel Regno Unito e del 12,5% nell’area dell’euro rispetto a maggio 2022.

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