Calici di Sicilia Storia, cultura, arte e territorio, in un’isola di vino

La complessità del territorio trova la sua massima espressione nei vini Donnafugata, azienda che parte da una storia solida di famiglia e arriva a diventare simbolo della cultura del vino siciliano nel mondo

José Rallo, Donnafugata, ph. Beatrice Pilotto

La Sicilia e il suo sole. Le rocce a picco sul mare. Le colline dolci e le montagne aspre. Il territorio siciliano è unico, affascinante, deciso. È denso di storia e di storie. Di un passato che si intreccia a passaggi antichi, arte e tradizione. Luogo perfetto per respirare un’atmosfera intrisa di cultura. Come il K Festival, primo festival di letteratura e musica, che ha messo insieme, nelle scorse settimane, nel palcoscenico malioso del Tempio di Segesta in Sicilia, l’Araba Fenice dell’Associazione per l’Arte e K, la rivista letteraria de Linkiesta, curata da Nadia Terranova e Christian Rocca.

Tre giorni di autori e di editoria italiana, di chiacchiere al chiarore della Magna Grecia e di musica. E anche, ovviamente, di buon cibo e di buon vino. Perché, quando si parla di Sicilia, non si può prescindere da queste due cose. Il sole lo troviamo nei piatti e nei calici. Così come troviamo la salinità delle acque e quella personalità sincera e schietta che caratterizza il popolo siciliano.

È facile, quindi, che vengano alla mente anche i ricordi goderecci di questo festival all’ombra della storia e dell’archeologia. Momenti segnati da un nome che ha saputo rinnovare nel mondo la percezione del vino siciliano. Donnafugata è questo: un simbolo, un racconto del territorio di quest’isola, un viaggio attraverso una terra che della diversità ha fatto il suo segno di riconoscimento.

Donnafugata è la storia di una famiglia che arriva da oltre 170 anni di esperienza nel settore del vino e che nel 1983 fa nascere un marchio, oggi emblema stesso della Sicilia. Giacomo Rallo e sua moglie Gabriella hanno dato vita a un’azienda che oggi è guidata con la stessa passione e impegno dai figli Josè e Antonio, spinti anch’essi da un unico obiettivo: andare avanti nel segno dell’eccellenza.

Famiglia Rallo, Donnafugata, ph. F. Gambina

Un marchio, un’isola, infiniti territori
E solo di eccellenza si può discutere quando si pensa a Donnafugata. Basti pensare semplicemente alla varietà di vini prodotti da questa azienda: non quelli di un unico territorio, ma vini provenienti da vitigni che rappresentano la diversità e la molteplicità del continente siciliano. Donnafugata, infatti, oltre ad avere una sua cantina storica, ha quattro tenute che descrivono la complessità di contesti molto diversi tra loro e capaci di raccontare una realtà produttiva in continua evoluzione.

Contessa Entellina, dove è nata Donnafugata, nella parte occidentale dell’isola. Un clima mediterraneo e colline tra i 200 e i 500 metri di altezza, in cui vengono coltivate 19 varietà di uva: dal Grecanico al Nero d’Avola, se pensiamo alle specie autoctone, o dal Merlot al Sauvignon Blanc, giusto per fare qualche esempio.

Vendemmia Contessa Entellina Donnafugata, ph. F. Gambina

La Tenuta di Pantelleria, con la sua personalità mista tra anima vulcanica e africana rappresenta un esempio di viticoltura eroica: 68 ettari coltivati ad alberello pantesco, Patrimonio dell’Umanità Unesco, su piccole terrazze delimitate da sostenibili muretti a secco in pietra lavica.
La Tenuta dell’Etna, si estende su terreni che arrivano sino ai 750 metri di altitudine e dove i suoli vulcanici permettono la longevità di vigneti che possono superare anche i settant’anni di età.

Vendemmia Etna, ph. G. Caruso

La Tenuta di Vittoria situata nelle terre del Barocco, tra l’altopiano Ibleo e il mare, in una zona che comprende la prima e unica Docg della Sicilia. Un territorio con una forte vocazione per vini rossi morbidi e floreale.
Fino ad arrivare alle cantine storiche a Marsala, costruite nel 1851 e circondate da un susseguirsi di ulivi e agrumi. Qui, tra l’innovazione che rispetta i metodi tradizionali di produzione, c’è anche una barricaia sotterranea, scavata nel tufo, per ridurre i consumi energetici al minimo durante gli affinamenti in legno.

Barriques Marsala, Donnafugata, ph. B. Pilotto

Tra arte e cultura
Cinque cantine di vinificazione, 467 ettari di vigneti, 35 contrade e 10 varietà autoctone: i numeri di Donnafugata designano la sua stessa essenza, complessa e autentica, dall’animo siciliano. Animo siciliano certificato anche dallo stesso nome, che rievoca il più siciliano dei romanzi, “Il Gattopardo”, con la storia della regina Maria Carolina che trovò rifugio tra questi vigneti, durante la sua fuga da Napoli. Storia che permane anche nella scelta dei nomi di alcuni vini, come ad esempio Tancredi, Sedàra, Lighea, Angheli.

Il dialogo di Donnafugata con l’arte si riflette attraverso le sue etichette, realizzate dalla creatività eccezionale dell’artista Stefano Vitale. Creatività che ritroviamo anche nella collaborazione con Dolce&Gabbana, altro simbolo unico di quest’isola, con una collezione di vini che diventano ambasciatori della cultura siciliana nel mondo. Così come nel Donnafugata Music & Wine, progetto nato nel 2002 in cui a ogni vino è abbinato un brano musicale scelto ed interpretato da Josè Rallo.

Vendemmia notturna,Donnafugata, ph. F. Gambina

Esperienze da gustare, vivere e sentire. E forse è per questo motivo che l’azienda dagli anni Novanta ha voluto aprire le sue cantine agli appassionati di tutto il mondo. Un modo per condividere la cultura del vino, attraverso l’enoturismo che trasmette i valori di autentica ospitalità della famiglia. Eccellenza riconosciuta a livello internazionale se consideriamo che anche la World’s Best Vineyards Academy, gli Oscar del vino, ha inserito Donnafugata tra le cinquanta migliori cantine nel mondo. Un importante risultato ottenuto sicuramente anche per l’enorme attenzione che l’azienda mette nel territorio e nella sua crescita sostenibile.

Ecco perché il K Festival si è sposato bene con Donnafugata. Proprio per la sua interconnessione territoriale, che trova fertilità in questa formazione artistico-culturale.

Quattro i vini serviti durante le cene e il pranzo che hanno fatto da cornice al festival. Il Vigna di Gabri del 2021, il Brut Bianco del 2018, il Passiperduti del 2022 e il Lighea del 2022: ognuno di questi vini ha raccontato un pezzo di Sicilia e di Donnafugata, con il profumo del Mediterraneo e la sua essenza di isola baciata dal sole. In una narrazione dello stile unico e inconfondibile di questa terra.

Diraspatura manuale, Donnafugata, ph. F. Gambina

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