Migranti bambiniIn Italia ci sono più di ventimila minori stranieri non accompagnati

Quasi la metà dei ragazzi accolti nel nostro Paese ha diciassette anni, ma sono oltre tremila quelli nella fascia tra i sette e i quattordici anni

Un migrante a bordo di una nave dei soccorsi
AP Photo/Jeremias Gonzalez

In Italia ci sono oltre ventimila minori stranieri non accompagnati, nove su dieci sono maschi, quasi uno su cinque ha meno di quattordici anni. E come sottolinea Raffaela Milano di Save the Children «sono in una condizione di particolare vulnerabilità, viaggiano senza adulti di riferimento e per molti il rischio è che se non si attiva subito un’accoglienza e una rete di protezione possano diventare facile preda di circuiti di illegalità e sfruttamento».

Un articolo del Corriere della Sera, firmato da Virginia Piccolillo, fa il punto sui migranti bambini o adolescenti che arrivano nel nostro Paese da soli vengono spesso considerati solo come numeri di un’«emergenza» che non è tale. Spesso sono anche oggetti di scambi di accuse tra governo e comuni sulla loro accoglienza. E adesso il governo studia un «tagliando» della legge firmata da Sandra Zampa del Partito democratico e una stretta sulla verifica dell’età dei migranti, nel decreto sicurezza di settembre.

Nei dati riportati dal Corriere, i minori stranieri non accompagnati accolti nel nostro Paese sono 21.710, in crescita rispetto ai 16.470 di un anno fa, con una percentuale di maschi nettamente superiore di bambine e ragazze – una su dieci, appena il 12,8 per cento. La maggior parte, ben il 44,6 per cento, ha diciassette anni. Un quarto, il 25,4 per cento, ha sedici anni. Poco più di uno su dieci, l’11,9 per cento, ne ha quindici. Poi ci sono i più piccoli. La fascia tra sette e quattordici anni è il sedici per cento. Quindi i bimbi smarriti, quelli che hanno da zero a due anni che nel caos delle partenze restano separati da mamme e papà. Sono il due per cento. La nazionalità prevalente è egiziana, 24,7 per cento, il 20,4 dalla Tunisia, e poi Guinea, Costa d’Avorio, Gambia. La distribuzione geografica non è omogenea. E questo è il primo problema. Il 23,8 per cento viene accolto in Sicilia, il 12,9 per cento Lombardia e l’8,3 per cento nell’Emilia-Romagna, il 6,7 per cento nella Campania, il 6,3 per cento in Puglia, il 6,2 per cento in Calabria, il 5,8 per cento nel Lazio.

«La legge Zampa, in accordo con le convenzioni internazionali, prevede che siano considerati minori prima ancora che stranieri», si legge sul Corriere. Ma questo purtroppo «non sempre accade. Non sempre accade. Per loro la legge prevede l’accoglienza in centri dedicati e con standard di qualità elevati. Prima falla: non ce ne sono a sufficienza e alcuni hanno standard pessimi. La destinazione dovrebbe essere decisa entro trenta giorni: o in affido familiare o in comunità di accoglienza gestite dai Comuni. Ma i centri di accoglienza sono insufficienti e i minori finiscono in quelli per adulti, gli affidi sono fermi al palo, i posti in comunità non bastano, i tutori volontari, figura adulta di riferimento che dovrebbe essere abbinata a ciascun minore, sono pochi».

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter