Lo stop da oggiL’Inps prepara altri sms per comunicare la sospensione del reddito di cittadinanza

Dopo i 160mila di luglio, a fine agosto arriveranno altri 80mila messaggi per informare sulla cancellazione dell’assegno. Sul sito dell’Inps sono disponibili le domande e le risposte per gestire la fase transitoria, ma non mancano gli errori. E la piattaforma per l’attivazione dei percorsi di formazione e lavoro ancora non è pronta

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Dopo i 160 mila sms di luglio l’Inps a fine agosto dovrebbe inviare altri 80mila messaggi ad altrettanti nuclei familiari per comunicare la «sospensione» del reddito di cittadinanza. Viste le reazioni e le proteste che i primi invii hanno generato, questa volta la comunicazione dell’Istituto specificherà ai destinatari i possibili percorsi per recuperare l’assegno, o con la presa in carico dai comuni, o con l’avvio della formazione nei centri per l’impiego. E non si esclude – scrive il Corriere – che una simile comunicazione di chiarimento possa essere inviata anche ai 160mila nuclei già sospesi a luglio.

Mentre infuriano le polemiche politiche con gli attacchi al governo, l’Inps prova a capire come gestire meglio questa fase. Da un lato c’è l’esigenza di informare meglio: gli sms di luglio sarebbero partiti in automatico con l’ultima erogazione. Dall’altro c’è il timore di esasperare gli animi degli esclusi del eeddito, che si affollano davanti ai Comuni e alle sedi Inps.

Ieri, intanto, l’Inps ha diffuso una nota stampa che spiega che i beneficiari sospesi, ma non attivabili al lavoro anche se non hanno soggetti fragili nel nucleo familiare, dovrebbero ricevere al massimo entro fine ottobre una comunicazione di presa in carico da parte dei servizi sociali dei Comuni. Per questi cittadini, il reddito continuerà ad essere erogato fino alla fine dell’anno, quando sarà sostituito dall’Assegno di inclusione, che però avrà requisiti di accesso più stringenti. Tutti gli altri «sospesi» saranno dirottati sui Centri per l’impiego per avviare un percorso di formazione al lavoro, che darà diritto a 350 euro mensili per tutta la sua durata, per un massimo di 12 mensilità.

Il problema però è che alcuni dei 160mila destinatari dell’sms di luglio, in realtà, possedevano già i requisiti per continuare a godere del reddito. Sono tutti quei cittadini che sono stati presi in carico dai Servizi sociali dei Comuni nel corso dell’ultimo mese. Le comunicazioni tra i comuni, il ministero del Lavoro e l’Inps non sono aggiornate in tempo reale e gli ultimi dati sulla presa in carico da parte dei sindaci, che riguardano 88mila nuclei familiari sono fermi ai primi di luglio. L’associazione dei Comuni (l’Anci) parla di problemi tecnici, soprattutto nell’elenco dei nuclei familiari fragili. A rientrare nel sussidio potrebbero essere persone con dipendenze, donne vittime di violenza, persone in carico ai servizi psichiatrici, i senza fissa dimora.

Intanto, sul sito dell’Inps da ieri sono disponibili le Domande e le Risposte che gestiranno la fase transitoria tra il sussidio, l’assegno di inclusione e il Servizio Formazione Lavoro, che spetterà a chi è occupabile. Nel caso di presa in carico da parte dei servizi sociali la fruizione del reddito proseguirà fino al 31 dicembre 2023. La presa in carico non riguarda però i nuclei familiari che hanno componenti avviati ai Centri per l’Impiego. Con la Formazione Lavoro si avrà un supporto economico di 350 euro per un massimo di dodici mensilità per ogni singola persona che avvia il percorso verso il lavoro ed è decaduta dal reddito. La domanda si può fare dal primo settembre. Spetta a chi si è già attivato per progetti utili alla collettività o percorsi di formazione, attraverso una piattaforma (la Siisl), ma questa piattaforma ancora non esiste.

È previsto che chi ha perso il reddito possa rientrare se entro la fine di ottobre sarà preso in carico dai servizi sociali dei comuni. La comunicazione si effettua su una piattaforma chiamata GePi. Anche in questo caso, la transizione non sarà facile.

 

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