Buco neroChi ha continuato a fare affari con la Russia nell’ultimo anno e mezzo ha perso moltissimo

Da quando Mosca ha aggredito l’Ucraina le aziende europee hanno bruciato almeno cento miliardi di euro nelle operazioni nel Paese. Un’inchiesta del Financial Times rivela che le società britanniche, tedesche e francesi hanno registrato perdite per oltre 20 miliardi di euro

AP/Lapresse

Chi ha provato a investire sulla Russia di Vladimir Putin ci ha rimesso di brutto. È quanto attesta una inchiesta del Financial Times che è uscita domenica e che ha conteggiato almeno cento miliardi di euro di perdite dirette dalle operazioni in Russia da quando è iniziata la guerra di aggressione all’Ucraina.

Un sondaggio tra le principali seicento aziende europee ha infatti mostrato come un totale di centosettantasei tra di esse che hanno pubblicato relazioni annuali per il 2022 e bilanci per il 2023 hanno registrato varie perdite dalle loro operazioni russe. Vi sono incluse «svalutazioni di attività, oneri relativi ai cambi e altre spese una tantum a seguito della vendita, chiusura o riduzione di attività russe».

Più di metà delle perdite sono state registrate da gruppi energetici e di servizi pubblici, mentre il resto ha riguardato banche, industrie chimiche e industrie automobilistiche.

Le società britanniche, tedesche e francesi hanno registrato le perdite maggiori, con oltre venti miliardi di euro. Ma non è finita. Gli analisti intervistati da Peggy Hollinger, Eri Sugiura e Oliver Telling per il Financial Times affermano che le recenti decisioni della Russia di prendere il controllo delle società europee suggeriscono «ulteriori dolori in vista» per le società che malgrado tutto si sono ostinate a rimanere in Russia. «Anche se un’azienda ha perso molti soldi lasciando la Russia, chi rimane rischia perdite molto maggiori», ha avvertito Nabi Abdullaev, partner della società di consulenza strategica globale Control Risks con sede a Londra. «Si è scoperto che il taglia e fuggi è stato la migliore strategia da adottare per le aziende che all’inizio della guerra hanno dovuto decidere cosa fare. Più di corsa si è andati via, meno si è perso».

Da dicembre, la Russia ha costretto le società straniere a lasciare il Paese vendendo i propri asset agli acquirenti russi con uno sconto del cinquanta per cento, più una commissione di uscita pari ad almeno il dieci per cento del valore della transazione. Secondo il Financial Times, i tre maggiori gruppi petroliferi e del gas Bp, Shell e TotalEnergies hanno registrato perdite per 40,6 miliardi di euro. Ma i prezzi dell’energia più elevati li hanno aiutati nel 2002 a registrare profitti per novantacinque miliardi di euro. Le utilities hanno invece subito un impatto diretto di 14,7 miliardi di euro; le società industriali, comprese le case automobilistiche, di 13,6 miliardi di euro; le società finanziarie, comprese banche, assicurazioni e società di investimento, di 17,5 miliardi di euro tra svalutazioni e altri oneri. Anche le azioni delle società di difesa sono state rafforzate dal conflitto in Ucraina, afferma il rapporto.

Più della metà delle 1.871 società di proprietà europea operanti nella Russia prebellica sono rimaste nel Paese dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, secondo l’analisi dei dati della Kyiv School of Economics da parte del Financial Times. Tra di esse la banca italiana UniCredit, la banca austriaca Raiffeisen, la società alimentare svizzera Nestlé e la società di beni di consumo confezionati del Regno Unito Unilever.

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