I temi ambientali e climatici sono ormai saldamente in clima all’attualità. Sempre più spesso, quindi, ci chiediamo: nel quotidiano, cosa possiamo fare per rallentare il collasso del Pianeta? L’inversione di tendenza deve chiaramente partire dalla politica e dalle multinazionali, ma anche noi – nel nostro piccolo – possiamo agire concretamente. Anche se cambiare le abitudini createsi nel tempo, e a volte tramandate, non è affatto semplice.
Sollecitato dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, il supermercato Felix di Stoccolma ha accettato questa sfida. Come? Creando il cosiddetto “Klimatbutiken” (negozio del clima), un pop-up store nel cuore della capitale svedese. Una volta entrati è possibile cambiare le proprie banconote in “monete climatiche” pari a un massimo di diciannove chilogrammi di CO₂ equivalente (CO₂e) per persona.
Questa cifra non è pensata casualmente, ma è basata sul fatto che in Svezia, oggi, l’impatto del settore alimentare sul clima è pari a 5,5 chilogrammi di CO₂e per persona al giorno. Consci degli obiettivi dell’accordo di Parigi, gli addetti del supermercato Felix sono partiti da un “budget climatico” di 2,7 chilogrammi di CO₂e per persona al giorno, per poi moltiplicarlo per sette e arrivare a un budget settimanale di diciannove chilogrammi di CO₂e.
Il pop-up store ha avuto molto successo sia in termini di vendite, sia in termini di educazione all’acquisto sostenibile. Non a caso, hanno anche creato uno store online: anche senza portare a termine la vendita, è possibile fare un test per capire come orientare le proprie abitudini di spesa in base alle esigenze del Pianeta. Arrivare a un “carrello settimanale sostenibile” che realmente possa sostenere un uomo adulto è possibile, ma bisogna ridurre il consumo di pesce e carne.
Daniele Lombardi, che su Instagram si chiama “Un romano a Stoccolma”, vive da sette anni nella capitale svedese, e come molti “stockholmare” (gli abitanti di Stoccolma) conosce il “Klimatbutiken”. Ci ha spiegato che questo negozio non è un caso isolato, ma un elemento di continuità rispetto all’attenzione degli svedesi verso l’ambiente (anche tramite le piccole azioni quotidiane).
«Gli svedesi comprano spesso vestiti usati, sia per risparmiare soldi, sia per dare una seconda vita ai capi invece. La ragione di fondo è la riduzione il proprio impatto climatico. Lo Stato e le aziende stanno educando a dovere la popolazione. Ad esempio, si usano spesso alcune app per smartphone che permettono di prendere del cibo in scadenza e di pagarlo a metà prezzo, e nei supermercati si tende a scegliere cibo a chilometri zero. Inoltre, c’è una forte attenzione agli spostamenti. Gli svedesi preferiscono andare in bici, a piedi e con i mezzi di trasporto, spesso elettrici. Io, ad esempio, faccio il postino e mi muovo in bicicletta», racconta.
Probabilmente ispirandosi a Felix, in Germania nel gennaio 2023 – il World vegan month – la catena di supermercati Rewe ha pensato di creare una scontistica in base alle emissioni di anidride carbonica dietro ciascun prodotto. Più sono green, meno li paghi. Questa promozione, originariamente pensata su base mensile, è diventata permanente in alcuni punti vendita.
Lo studio condotto per arrivare allo sconto finale ha preso in considerazione tutti gli aspetti legati al prodotto: materie prime impiegate, imballaggio, trasporto e molto altro. Sara Zimmermann abita in Germania da diciotto anni e insegna pilates nel suo studio. Durante la pandemia ha scoperto il servizio a domicilio del Rewe, che è diventato il suo supermarket di riferimento.
«Molti prodotti vegani e a basso impatto ambientale sono spesso in promozione: anche se normalmente non li comprerei, perché non li conosco, quando sono scontati li provo. Come ad esempio il latte d’avena, che acquistiamo per fare torte o pancake. Poi ci sono tante offerte nella sezione “Regional”, che corrisponde a una sorta di “chilometro zero”. Metterli in offerta incentiva l’acquisto. Ho provato anche formaggi vegani, carne “senza carne” e tanto altro. E alcuni di questi prodotti sono entrati nella mia quotidianità: senza gli sconti non sarebbe mai successo», racconta.

