Nessuno è al sicuroIl declassamento del rating americano, l’aumento dei tassi di interesse e gli effetti sull’economia globale

Washington ha un debito pubblico di oltre trentadue miliardi di dollari e il governo non riesce mai a mantenere le spese entro i limiti di bilancio. Il passaggio da AAA a AA+ rischia di avere ripercussioni profonde anche sulle banche, sul mercato azionario e sui mutui

Unsplash

Quando all’inizio di agosto l’agenzia di rating Fitch ha declassato gli Stati Uniti da AAA a AA+ il governo americano ha subito risposto duramente. Janet Yellen ha dichiarato il suo totale disaccordo e definito «arbitraria» la decisione. Nel 2011 Barack Obama reagì ancora più violentemente quando Standard & Poor’s fece lo stesso declassamento. Lo ricordino i governi europei quando le agenzie americane pontificheranno sull’andamento delle loro economie.

La ragione data da Fitch è troppo generica e non va al nocciolo del problema. Essa afferma che negli ultimi vent’anni c’è stato un «continuo deterioramento negli standard di governance dell’economia anche rispetto alle questioni fiscali e debitorie».

In verità, sarebbe stato opportuno entrare nel merito. Il debito pubblico americano totale (federale e regionale) è oggi di oltre trentaduemila miliardi di dollari, era di circa diecimila miliardi quando esplose la grande crisi finanziaria del 2008. Si stima che entro la fine del decennio raggiungerà i cinquantamila miliardi.

Inoltre, da molto tempo ogni anno i governi statunitensi non riescono a mantenere le spese entro i limiti di bilancio e, ritualmente, devono sfondare il tetto del debito per evitare la bancarotta dello Stato. Questa volta un accordo bipartisan ha deciso di sospendere il limite del debito federale fino a gennaio 2025, cioè per opportunità politica fino all’insediamento del nuovo presidente dopo le elezioni di novembre 2024. A seguito dello sfondamento del debito, si stima che quest’anno il deficit di bilancio salirà al 6,3 per cento del Pil. L’anno scorso era stato del 3,7 per cento.

Il declassamento del rating inevitabilmente farà crescere il livello di interessi da pagare per le obbligazioni pubbliche, per i noti Treasury bond. Questo si andrà ad aggiungere all’aumento prodotto dagli alti tassi d’interesse imposti dalla Federal Reserve e giustificati come mossa indispensabile per contenere l’inflazione. A ciò occorre aggiungere che la Fed da mesi sta cercando di “smontare” il quantitative easing, evitando anche di comprare nuovi titoli di Stato o di rinnovare parte di quelli in scadenza.

Il risultato è che i titoli pubblici sono in una fase di grande fibrillazione. Il che non rivela soltanto un problema di gestione del debito pubblico. Come abbiamo visto nelle settimane passate, l’aumento del tasso d’interesse sui bond ha avuto pericolosissime ripercussioni sulla tenuta di alcune banche regionali, anche con dei veri e propri fallimenti. Si noti che recentemente Moody’s ha declassato alcune banche regionali.

Infatti, il sistema bancario americano è pieno di titoli pubblici che, rispetto ai tassi di oggi, sono in perdita. Cercare di rimpiazzarli non è un’operazione lineare. Oltre a perdite da registrare nella foga delle vendite, l’effetto generale sui loro valori di mercato potrebbe essere molto destabilizzante per la loro tenuta.

Intanto, è opportuno registrare che nel periodo tra ottobre 2022 e giugno 2023, a seguito degli aumenti dei tassi voluto dalla Fed, il pagamento per gli interessi è stato di seicentocinquantadue miliardi di dollari, addirittura superiore alle spese per la Difesa. L’ammontare è maggiore del venticinque per cento rispetto alle spese per interessi dello stesso periodo dell’anno precedente. Il Congressional Budget Office (Cbo) stima in settecentoquarantacinque miliardi di dollari gli interessi da pagare nel 2024 e a oltre diecimila miliardi nel decennio successivo.

Il problema sta anche nel fatto che il debito pubblico americano è circondato da innumerevoli bolle debitorie e speculative. Il declassamento, per esempio, avrà forti riverberi anche sui tassi applicati alle ipoteche e ai mutui che i cittadini devono pagare per l’acquisto delle proprie abitazioni. La somma del debito per le ipoteche residenziali e per gli edifici commerciali è di circa diciottomila miliardi di dollari. Un altro effetto negativo si vedrà sui debiti accesi per finanziare il percorso educativo, il cosiddetto student debt. Detta bolla è oggi pari a oltre millesettecento miliardi di dollari. Il pagamento degli interessi e delle quote di questi debiti era stato sospeso durante il periodo del Covid, ma, per decisione del governo, ripartirà da settembre.

Si teme, perciò, che nel tentativo di contenere i debiti pubblici e i deficit di bilancio a farne le spese possano essere i servizi pubblici, a cominciare dalla sanità e dalla scuola. Una ricetta, purtroppo, ben conosciuta anche in Italia.

I gravissimi problemi finanziari di Evergrande, il colosso cinese delle costruzioni e della finanza privata, oltre a creare seri problemi a Pechino, rischia di impattare l’incerto andamento finanziario e debitorio anche negli Stati Uniti e altrove.

X