Non solo TaiwanUrsula Von der Leyen è andata nelle Filippine per mandare un messaggio alla Cina

La presidente della Commissione europea è volata a Manila non solo per riaprire i negoziati commerciali, ma anche per far capire a Pechino che l’Unione europea non rimarrà inerte se il regime comunista attaccherà le isole del Mar Cinese Meridionale per mettere le sue basi missilistiche

LaPresse

Ursula Von der Leyen si è recata nei giorni scorsi in visita a Manila, nelle Filippine, con l’obiettivo di riprendere i negoziati per un accordo di libero scambio e portare a un nuovo livello la cooperazione tra l’Unione europea e il Paese del sud-est asiatico. È la prima visita di alto livello in quasi sessant’anni di relazioni e dopo un periodo delicato in cui i rapporti con l’ex presidente Rodrigo Duterte sono peggiorati a causa delle violazioni dei diritti umani (che restano ancora numerose nel Paese anche se qualche passo in avanti è stato compiuto), con il nuovo leader Ferdinand Marcos Jr. sembrano esserci i presupposti per rafforzare le partnership commerciali, economiche e di sicurezza. «Stiamo portando le nostre relazioni bilaterali a un livello successivo, a cominciare dal rilancio dei negoziati per un accordo di libero scambio. L’intesa ha un enorme potenziale per entrambi in termini di posti di lavoro e crescita e può aiutare a diversificare il nostro commercio», ha spiegato la presidente della Commissione europea.

L’Ue finanzierà con quattrocentosessantasei milioni di euro progetti per la transizione verso un’economia circolare e la produzione di energia pulita. Questo pacchetto si inserisce nella più ampia strategia: il Global Gateway, un piano di investimenti per lo sviluppo di infrastrutture sostenibili in varie aree del mondo, che ha anche l’obiettivo di aumentare l’influenza dell’Unione europea. La stessa von der Leyen ha tenuto a ribadire il ruolo da protagonista che Bruxelles intende ritagliarsi nella regione grazie allo stanziamento di risorse che aiutino Manila a gestire meglio la transizione green e lo smaltimento dei rifiuti in plastica. Secondo l’ultimo report WWF, infatti, le Filippine sono al primo posto tra i Paesi che riversano più plastica in mare con una percentuale vicina al trentasette percento e il fiume Pasig, da solo, trasporta più del sei percento di tutta la plastica proveniente dai corsi d’acqua. 

Messaggio alla Cina
Transizione ecologica e scambi commerciali sono stati i temi principali affrontati durante visita di von der Leyen nelle Filippine. Ma c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione. La presidente della Commissione ha infatti voluto mandare un messaggio chiaro sulla stabilità della regione: «La sicurezza in Europa e la sicurezza nell’Indo-Pacifico sono indivisibili. È per questo che siamo preoccupati per le crescenti tensioni. (…) Siamo pronti a rafforzare la cooperazione con le Filippine sulla sicurezza marittima nella regione condividendo informazioni, conducendo valutazioni delle minacce in collaborazione con la guardia costiera». 

Pur non avendola mai nominato, è evidente che il messaggio di von der Leyen fosse diretto a Xi Jinping. La presidente della Commissione ha anche chiamato in causa la Cina sulla mancata presa di posizione nei confronti dell’invasione russa sottolineando che l’Europa non tollererà nuove aggressioni, in Ucraina così come nell’Indo-Pacifico. Un’area, quest’ultima, che sta suscitando sempre maggiore preoccupazione viste le tensioni provocate da Pechino. Il riferimento, oltre ovviamente alla situazione di Taiwan, va anche ad alcune isole del Mar Cinese Meridionale che Pechino ha individuato come basi missilistiche. 

Da questo punto di vista, a preoccupare maggiormente il governo filippino è il caso dell’atollo di Scarborough Shoal, un piccolo agglomerato roccioso a poco più di duecento chilometri da Manila oggetto, ormai da anni, di manovre aggressive da parte di Pechino che pretende di rivendicarne la sovranità territoriale. La leader della Commissione ha voluto ribadire il sostegno europeo alla sentenza della Corte Permanente di Arbitrato dell’Aia che nel 2016 ha stabilito come non esistano basi legali per le rivendicazioni della Cina nel Mar Cinese Meridionale, dando di fatto ragione alle Filippine. Ovviamente Pechino non ha riconosciuto la decisione del tribunale e ha proseguito con le azioni provocatorie.

Le nuove basi statunitensi
Il rafforzamento dei rapporti con lo Stato del sud-est asiatico da parte dell’Unione europea consolida il lavoro diplomatico svolto da alcuni Paesi membri come Francia e Italia, che da tempo hanno intensificato la cooperazione in materia di difesa. Le mosse di Bruxelles sono anche in sintonia con quelle di Washington che ha da sempre in Manila un partner chiave. Le Filippine, e il contestuale corridoio marittimo strategico ricco di risorse, sono infatti uno dei fulcri della rivalità geopolitica tra Stati Uniti e Cina. L’amministrazione Biden negli ultimi anni ha intensificato la cooperazione militare con il presidente Marcos che qualche mese fa ha fornito quattro nuove basi nell’arcipelago, portando a nove i punti d’appoggio americani nel Paese e ampliando il raggio d’azione del Pentagono. Tre delle quattro basi militari si trovano nell’area di Luzon, a circa quattrocento chilometri da Taiwan, mentre la quarta si trova a ridosso del Mar Cinese Meridionale. Un posizionamento che dovrebbe fungere anche da deterrente per evitare possibili escalation.

Le dichiarazioni di Von der Leyen possono quindi essere lette all’interno di una strategia più ampia che i Paesi occidentali stanno adottando nei confronti della Cina. Per il momento non sono arrivate reazioni ufficiali da parte di Pechino ma è facile immaginare che Xi non sarà felice di tutte le attenzioni che l’occidente ha deciso di dedicare alle Filippine e al suo presidente Ferdinand Marcos Jr. Anche alla luce della vicinanza, non solo geografica, del Paese con Taiwan.

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