Enea del XXI secoloI tech bros della Silicon Valley vogliono costruire una nuova smart city vicino San Francisco

Un progetto da ottocento milioni di dollari, una nuova area urbana nella contea di Solano: California Forever sarà dotata delle tecnologie più avanzate. Ma forse è solo l’ennesimo progetto utopico e futurista

Qualche anno fa, il Guardian ha stilato una pratica guida fai-da-te in venti passaggi per fondare una città da zero, sempre utile per gli Enea del Ventunesimo secolo alla ricerca della loro Lavinio. Innanzitutto, attenzione alla location: scegliere il luogo giusto, preferibilmente deserti o isole remote. Avere una fonte d’acqua è essenziale, così come i giusti finanziamenti. Un altro precetto importante è creare posti di lavoro, magari come centro amministrativo, ed evitare di scontentare la popolazione locale. Poi arriva la fase di pianificazione, supportata dalla tecnologia per integrare i trasporti e ridurre l’uso delle auto. Gestione intelligente dei rifiuti, massima connettività, carbon neutrality e spazi verdi: non vorremmo mica fondare una città poco smart. E poi la cosa più importante: il nome.

Come suona “California Forever” come nome? Forse all’orecchio sembra più un revival degli Eagles, ma stando ai report che arrivano dagli Stati Uniti si tratta di una nuova utopica città a cui stanno lavorando alcune tra le persone più ricche al mondo. Il New York Times ha riportato che un gruppo di tech bros californiani si sarebbe unito per acquistare terreni del valore totale di ottocento milioni di dollari nella contea di Solano, non lontano dalla baia di San Francisco, con l’intento di costruire un nuovo centro.

La società che ha effettuato gli acquisti è la Flannery Associates, creata dall’ex trader di Goldman Sachs Jan Sramek. Tra gli investitori figurano il cofondatore di LinkedIn Reid Hoffman, i venture capitalist Marc Andreessen e Chris Dixon di a16z, il presidente di Sequoia Capital Michael Moritz e i cofondatori della piattaforma di pagamenti Stripe, Patrick e John Collison. La nuova città, concepita come un’area urbana green, accessibile ai trasporti pubblici e ad alta densità, intende combattere la crisi abitativa della zona. La situazione nella Silicon Valley non è di certo una novità: da anni andare a vivere nella baia è pressoché impossibile e persino i magnati tech sono frustrati dalla mancanza di opzioni abitative, soprattutto perché influisce sulla loro capacità di espandere la forza lavoro.

Il sito web dell’iniziativa, piuttosto vago, cerca di giustificare la costruzione di una nuova città vicino a San Francisco con belle immagini e promesse di una vita migliore, impegnandosi anche a non rovinare l’agricoltura della regione e a creare parchi solari. Le immagini della città sono quasi certamente generate dall’intelligenza artificiale, come nota The Verge, e mostrano un centro verde e soleggiato, circondato da colline, fattorie e mulini a vento. Se era una sfida al dipinto rinascimentale sulla Città ideale di Urbino, è stata persa.

Per il resto, il sito è piuttosto scarno di dettagli sulla città stessa, senza indicazioni specifiche sulla popolazione, sulle sue dimensioni o su come si sosterrà. Si fa però riferimento alla necessità di migliorare l’acquedotto di North Bay (avranno letto anche loro la guida del Guardian?). C’è poi una cosa che colpisce, da lettore europeo: l’enfasi con cui “California Forever” viene descritta come una città «percorribile a piedi», a dispetto delle altre metropoli americane (con poche eccezioni), che assomigliano più a lunghe distese di asfalto a centri commerciali.

Basteranno dei portafogli gonfi di dollari a creare una città dal nulla e risolvere la crisi abitativa? Non proprio. La California è un luogo notoriamente difficile per costruire nuove abitazioni e la maggior parte della proprietà acquistata da Flannery non è destinata a uso residenziale. John Garamendi, rappresentante di un distretto in cui si trovano alcuni terreni, ha dichiarato a Bloomberg che spetta ai residenti della contea di Solano approvare una riorganizzazione della zona, un evento piuttosto improbabile. Tra l’altro, molti di loro sono stati citati in giudizio da Flannery nel 2018 con l’accusa di aver cospirato per aumentare i prezzi dei terreni: non proprio un modo per farseli amici.

La Silicon Valley ha cercato a lungo di costruire una città da zero, ponendo l’accento su un approccio smart: d’altronde, delle cento persone più ricche d’America, almeno un quarto vivono in California. Nel 2016, Y Combinator, un acceleratore di startup, ha iniziato a studiare come costruire una città che potesse affrontare la crisi degli alloggi in California. Anche Bill Gates ed Elon Musk hanno valutato progetti del genere: Musk ha recentemente acquistato centinaia di ettari di terreno alla periferia di Austin, in Texas, per costruire una città che intende chiamare “Snailbrook”. C’è però da ragionare se un nuovo centro possa essere effettivamente una soluzione valida alla crisi abitativa: a prima vista potrebbe sembrare ovvio ma la storia è piena di progetti falliti, incompiuti o poco performanti di città costruite ex novo, in California e altrove.

Secondo l’urbanista Alain Bertaud, l’idea di costruire una città veramente nuova in un Paese già urbanizzato come gli Stati Uniti, l’Europa o il Giappone non ha senso. Nessuno si trasferirà in un luogo all’avanguardia ma senza posti di lavoro. Storicamente, le infrastrutture seguono il mercato, non il contrario. Ecco perché, ad esempio, i marinai greci fondarono Marsiglia: esportava vino e sughero e importava olio d’oliva. In epoca romana divenne quello che oggi definiremmo un hub commerciale per la spedizione di grano dal Nord Africa alla Gallia. Artaud vede la soluzione nelle “periferie strutturate”, piuttosto che nelle città completamente nuove. Negli anni Ottanta, degli urbanisti coreani progettarono cinque nuove “città” intorno a Seoul per far fronte alla domanda di alloggi; in pratica, però, si trattava di giganteschi sobborghi, i cui residenti si recavano a Seoul da pendolari.

Queste problematiche non hanno fermato la corsa verso nuove città. Negli Stati Uniti, l’architetto danese Bjarke Ingels sta lavorando a Telosa, una città sostenibile per cinque milioni di persone, con un’enfasi sulla proprietà comunitaria. L’Egitto sta costruendo una nuova capitale per sette milioni di abitanti per alleviare la congestione del Cairo. Combinando tecnologie intelligenti e politiche green, gli Emirati Arabi Uniti hanno realizzato progetti come Masdar City, una nuovissima comunità urbana sostenibile. In generale, la penisola araba è un riferimento in questo settore, con il suo territorio prevalentemente desertico che favorisce lo sviluppo di nuove città dal nulla.

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