Una sanatoria al meseTajani apre al condono di Salvini solo per i piccoli abusi, ma resta il nodo del Mes

C’è la necessità è di fare cassa, perché la coperta della prossima manovra è molto corta, ma Fratelli d’Italia boccia la proposta dell’alleato leghista. Giancarlo Giorgetti presenterà giovedì in Consiglio dei ministri la Nadef, prima dovrebbe esserci un vertice politico tra gli alleati di governo. Servirà trattare nuovo deficit con l’Europa e sul tavolo dei negoziati tornerà il Fondo Salva Stati, che Meloni aveva accantonato

LaPresse / Roberto Monaldo

Non trova grossi consensi nel centrodestra la «sanatoria» edilizia proposta da Matteo Salvini. Gli alleati reagiscono scettici. Solo il vicepremier Antonio Tajani mostra una leggera apertura davanti agli entusiasmi del segretario leghista: «Qualche piccola cosa si può sanare, ma non un condono». Fratelli d’Italia invece non gradisce affatto e boccia l’ennesima «provocazione» dell’alleato: «Non è nel programma, se Salvini ha davvero una proposta la porti in Consiglio dei ministri o in Parlamento».

Ospite di “In mezz’ora” su Rai 3, il vicepremier Tajani ragiona: «Si può sanare qualche piccolo lavoro, ma deve essere fatto all’interno di una strategia di rigenerazione urbana, magari anche con qualche sostegno europeo». Ma poco dopo l’ufficio stampa si affretta a a precisare che non si tratta di una apertura: «Freddezza sul condono proposto da Salvini». La sua proposta, spiegano, è del tutto diversa: rigenerazione edilizia, anche per rispondere alla direttiva europea sull’efficientamento energetico delle abitazioni che l’Italia vuole rendere sostenibile per le famiglie che sarebbero costrette a fare i lavori sulle case. Fratelli d’Italia è più netta: «Siamo storicamente contrari ai condoni».

Patto di Stabilità e Mes
Ma la necessità di fare cassa con le sanatorie è l’ultima conferma che la coperta della prossima manovra, a un mese dalla legge di bilancio, è molto corta. E i tre partiti di governo si sono ormai convinti che per avere lo spazio necessario, portando il deficit oltre il 4%, le strade possibili sono due: una deroga al vecchio Patto di stabilità, che dopo la sospensione Covid ripartirà dal 2024, o un Patto diverso entro la fine dell’anno. Comunque bisognerà negoziare in Europa. E in campo, adesso, potrebbe ritornare anche il Mes, il Fondo Salva Stati che aspetta solo il via libera italiano, e che Giorgia Meloni ha accantonato all’inizio dell’estate.

Giancarlo Giorgetti presenterà giovedì in Consiglio dei ministri la Nadef, con il quadro aggiornato dell’economia e della finanza pubblica. Ma prima che il ministro dell’Economia fissi l’asticella del deficit del prossimo anno, quantificando le risorse disponibili per la manovra, dovrebbe esserci un vertice politico tra gli alleati di governo. L’incontro dovrebbe servire soprattutto per pianificare la strategia del negoziato con l’Europa, e per avere contezza dei numeri definitivi.

Resta da capire quale sarà la spesa per i bonus edilizi, soggetta a una valutazione di Eurostat che potrebbe cambiare tutto il quadro dei conti pubblici dei prossimi anni. Giorgetti ha chiesto da settimane all’ufficio statistico della Ue di chiarire una volta per tutte il criterio di contabilizzazione della spesa per i bonus, ma ancora non ha avuto risposta. Oggi i bonus sono tutti contati nella spesa pubblica dell’anno in cui sono stati concessi, e sono già costati 90 miliardi sul deficit 2020-2022. Quest’anno, se il criterio di Eurostat sarà confermato, i bonus del 2023 appesantiranno il deficit pubblico di almeno un punto di Pil, dal 4,5 al 5,5 per cento. Venti miliardi più del previsto, se va bene, ma si scaricherebbero “una tantum” sul 2023.

Se cambiasse il criterio, e questo è l’incubo di questi giorni dei vertici di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, avremmo meno deficit quest’anno e di più nei prossimi, col risultato di ridurre ancora gli spazi della finanza pubblica. Ridimensionando così i programmi del governo. L’attesa del parere, e il solo fatto che a pochi giorni dal varo la manovra 2024 balli ancora per l’incertezza delle regole contabili europee, è un motivo in più secondo la maggioranza per stringere il negoziato con la Ue sulle regole del Patto di stabilità. E di rimettere in campo a scopo negoziale anche il Mes.

«Non è il momento di approvarlo», disse lo scorso giugno la premier parlando alla Camera. «L’interesse dell’Italia è affrontare il negoziato con un approccio a pacchetto nel quale le regole del Patto di stabilità, il completamento dell’Unione bancaria e i meccanismi di salvaguardia finanziaria si discutono nel loro complesso, nel rispetto dell’interesse nazionale». Secondo il ministro degli Esteri e vice premier, Antonio Tajani, quel momento sarebbe arrivato. E ormai lo considera quasi ineludibile anche il ministro dell’Economia, che una settimana fa all’Ecofin in Spagna ha dovuto ammettere con qualche imbarazzo che non c’è ancora una maggioranza parlamentare in Italia per approvare l’accordo sul Mes – come spiega il Corriere.

Tajani è sempre stato favorevole e finora si è solo adeguato alla maggioranza. Anche Giorgetti, però, ha fatto capire che il Meccanismo europeo di stabilità non è poi così pericoloso e che, anzi, ha forse più vantaggi che svantaggi.

Oggi intanto si riunisce il Consiglio dei ministri per approvare il pacchetto contro il caro energia, con il bonus benzina e riscaldamento per i redditi più bassi, cui sarà in ogni caso destinata la maggior parte dei fondi disponibili della manovra. Il quanto dipenderà dal negoziato con l’Unione Europea.

Intanto, si si studiano le alternative al finanziamento della manovra in deficit. L’idea del condono, come di una nuova “pace fiscale” mai abbandonata da Matteo Salvini, sta facendo strada. Secondo quanto riporta La Stampa, solo con la legge di bilancio 2023 il governo ha introdotto ben 12 tra sanatorie e mini-condoni . Poi a marzo col decreto Bollette è arrivato un condono penale per chi è già stato condonato in primo grado per i reati tributari. L’ultima in ordine di tempo, la 14esima, vedrà oggi la luce grazie al decreto energia e riguarderà scontrini, fatture e ricevute fiscali. In pratica, scrivono, una sanatoria al mese.

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