Gli illusionistiLa povera finanziaria e la sindrome del sabotaggio europeo

Il Governo non ha i miliardi per realizzare le promesse della campagna elettorale e allora cerca diversi capri espiatori per distogliere l’attenzione dei suoi elettori, come il Superbonus o il commissario Ue Paolo Gentiloni

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Le signore e i signori del Governo arrivano da un altro pianeta ed è un bene, per la Patria, che abbiano preso atto dei conti pubblici se non fosse una grande, enorme contraddizione quella di una manovra finanziaria confezionata dentro le due parole «austerità e sobrietà». Niente «spendi e spandi», dicono i parlamentari ex sovranisti e populisti mandati davanti alle telecamere a raccontare il nuovo corso patriottico. Un altro pianeta rispetto ai coriandoli delle promesse fatte dall’opposizione oggi maggioranza che si trova in mano un pugno di euro con cui fare sostanzialmente una sola cosa: confermare per il 2024 il taglio del cuneo fiscale. Per il resto solo noccioline. 

Il Ponte di Messina rimarrà un plastico nel salotto di Matteo Salvini che dovrà rinunciare a tante altre cose, a partire da Quota 41, per cui l’odiata riforma Fornero non riuscirà togliersela di dosso. Ma lui, giustamente, è ottimista: ci sono ancora quattro anni di legislatura e, se le cose vanno per il (suo) verso giusto, il capo leghista profetizza un cinque più cinque, cioè due legislature. 

C’è tempo per fare cose eccezionali, che intanto non si vedono, continuando a trovare giustificazioni che Fratelli d’Italia, innanzitutto, denunciava nei dieci anni dai banchi degli urlatori. Ora si mettono in fila le circostanze economiche internazionali, come se prima era tutto rose e fiori, la Germania, la Cina e qualunque altra scusa per non chiedere scusa e dire: era facile accusare gli «aguzzini» di una volta, i tecnici delle «consorterie europee»; ora è il nostro turno deludervi perché in cassa i soldi sono pochi e le pretese dei partiti sono tante.

Ma nelle tragedie o nelle commedie, a seconda come si vuole vederla, c’è sempre un argomento centrale forte per far mandare giù il rospo nella gola di chi ha votato centrodestra e oggi si trova una presidente del Consiglio e un ministro dell’Economa che già a settembre indossano il metaforico loden degli austeri allineati e coperti alle condizioni interne ed europee di finanza pubblica. Salvini sbraccia, cerca di non farsi infagottare nel cappotto triste perché ha una missione vitale da compire: sfondare il muro del dieci per cento alle europee e i sondaggi qualche segnale positivo cominciano a darglielo, proprio a scapito della Meloni. E come fa a realizzare la missione se deve dire ai suoi tanti ex elettori che non c’è trippa per i gatti, che dai ad alcuni di loro trenta euro al mese con il taglio del cuneo fiscale mentre rimangono chilometriche le liste d’attesa negli ospedali e c’è la fila di migranti davanti ai cancelli degli hotspot? La flat tax? Arriverà, arriverà, ora care partite IVA e patrioti interessati godevi i contanti. 

Ma sì, tanto i patrioti dove vanno? Che fanno, votano Elly Schlein? Crederanno che in fondo è sempre colpa della sinistra e dei Cinquestelle che hanno governato prima di loro. Come se loro, appunto, avessero vissuto su un altro pianeta. Pure quando hanno prorogato tutti i superbonus voluti dal governo Conte II, compreso la buonanima di Silvio Berlusconi e i leghisti, a partire da Giancarlo Giorgetti che ora dice di avere il mal di pancia: troppi miliardi in crediti d’imposta che impediscono di fare una manovra da sogno. Il ministro ricorda che tutti hanno mangiato con il superbonus, poi si sono alzati dal tavolo lasciando agli altri, a lui e al centrodestra, il conto. La verità è che attorno a quel tavolo del Consiglio dei ministri c’era pure lui, era ministro per lo Sviluppo economico.

I patrioti, quelli veri di destra e quelli interessati solo alla riduzione delle tasse e ai condoni, capiranno che i cattivi non stanno al governo. Ritornano a essere qualcuno Bruxelles, che complotta, come secondo Salvini farebbe Paolo Gentiloni. E certo, un capro espiatorio in carne essa ci vuole sempre. Il commissario europeo dell’Economia non può mica schierarsi con i rigoristi del nord Europa. Salvini e pure Antonio Tajani gli ricordano che lui è a Bruxelles indicato dall’Italia e deve quindi fare gli interessi italiani. Un commissario dell’Unione europea, lo dice lo stesso incarico, deve fare gli interessi di tutti, non è il sindacalista di Roma. Giusto, ha detto ieri Meloni, rappresenta tutti ma è anche italiano, se avesse un occhio di riguarda per la sua nazione non guasterebbe. Dunque, in modo più diplomatico anche la presidente del Consiglio critica Gentiloni. Interessante sapere cosa ne pensa il capo dello Stato che con Gentiloni ha un filo diretto. 

Insomma, è tornata la sindrome del sabotaggio o meglio del sabotatore che si annida nella sinistra della Commissione Ue. Non basta però come arma di distrazione massa dire che ci sono chi rema contro e il superbonus succhia soldi. C’è sempre l’effetto sicuro del panpenalismo: alzare le pene di fronte ai fatti di cronaca nera. 

È uno degli sport più praticati dai politici italiani. La destra poi fa della politica securitaria la propria identità, avendo perso quella sui conti pubblici e la politica estera. È l’illusionismo di poter risolvere i problemi sociali con il codice penale. E con misure discutibili come quella, prevista nel decreto Caivano, di infliggere due anni di carcere e la revoca della potestà genitoriale ai genitori che non vigilano sulla presenza dei figli a scuola. Magari i genitori delle baby gang hanno altro da fare, magari sono in carcere o a sbarcare il lunario per sopravvivere. Anche senza il reddito di cittadinanza.

C’è la mentalità diffusa di delegare sempre a un giudice e al carcere quando tutti gli esperti di devianza giovanile, non i sociologi e presunti esperti, ma chi lavora nei tribunali minorili, nelle comunità e per strada, dicono tutti la stessa cosa: aumentare le pene non serve, mancano invece soldi per le strutture di accoglienza, per la formazione degli insegnanti e per operatori sociali specializzati nel bonificare la mente e l’anima dei ragazzi sbandati. Bonificare qualche strada e qualche garage con le telecamere dei tg accese è propaganda.

Ieri il governo ha annunciato che sono stati stanziati alcune decine di milioni per questa parte non penale della questione. E che la priorità è Caivano: sarà un modello di rinascita. Sono sempre azioni d’emergenza. Prevedere la punibilità del ragazzo di quattordici anni in possesso di un’arma sarà pure utile. Ma sono tutti interventi spot, un continuo inseguire le emergenze, senza un piano generale che richiede una programmazione finanziaria. Ma si preferisce impiegare il grosso delle somme per tagliare il cuneo fiscale che per tagliare le liste d’attesa e programmare il risanamento dei quartieri del disagio. 

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