Quesiti linguisticiChi è il «Pelandrone»? Risponde la Crusca

La parola indica un personaggio scansafatiche e fannullone. Potrebbe derivare da una ampia e lunga veste, usata anche dagli uomini, o anche dal puledro. In entrambi i casi, si sottolinea la pigrizia del soggetto

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Sono arrivate in Accademia molte domande che ci chiedono quale sia l’etimologia della parola pelandrone.

Risposta
L’etimologia, dal lat. etymologĭa, gr. ἐτυμολογία, comp. di ἔτυμον (etimon) ‘(significato) vero’ e -λογία (-logia) ‘discorso’, è una branca della linguistica che studia la storia delle parole cercando di ricostruirne l’origine e l’evoluzione di suono, di forma e di significato. Spesso la ricostruzione è molto semplice ed è molto intuitiva visto che la maggior parte del lessico italiano o deriva da quello latino oppure è costituito da neoformazioni tratte da parole già esistenti mediante i normali meccanismi di derivazione. Ma non sempre è così: la storia delle parole si rivela talvolta imprevedibile e l’etimologista deve servirsi, oltre che delle proprie conoscenze riguardanti le derivazioni fonologiche dal latino e da altre lingue, antiche e moderne. Quando i dubbi sono tanti e mancano le attestazioni necessarie per poter documentare delle forme antiche, ci si trova davanti a una cosiddetta crux disperationis, cioè davanti a un enigma insolvibile al quale si può porre rimedio solamente proponendo diverse possibili ipotesi di ricostruzione etimologica. Questo è il caso della parola pelandrone, che significa “scansafatiche, fannullone (con un’idea di viziosa pigrizia e trascuratezza)” (Devoto-Oli online, consultato il 9/12/2022). In questo articolo cercheremo di rispondere alle curiosità dei nostri lettori attraverso una sintesi delle più convincenti etimologie proposte: non si pretende quindi di trovare una soluzione all’enigma che ancora oggi, presso la comunità accademica, persiste riguardo alla parola in questione.

Anzitutto una piccola disamina dal carattere lessicografico: nel repertorio Migliorini-Duro (Bruno Migliorni, Aldo Duro, Prontuario etimologico della lingua italiana, Torino, Paravia, 1965) non viene fornita alcuna etimologia della parola pelandrone, lemmatizzata solo come voce settentrionale; nel Vocabolario etimologico di Prati non viene neppure inserita a lemma (Angelico Prati, Vocabolario etimologico italiano, Roma, Multigrafica, 1969); tutti gli altri repertori consultati, ossia il Dizionario etimologico di Olivieri (Dante Olivieri, Dizionario etimologico italiano, concordato coi dialetti, le lingue straniere e la toponomastica, Milano, Ceschina, 1953), quello di Devoto (Giacomo Devoto, Avviamento all’etimologia italiana. Dizionario etimologico, Firenze, Le Monnier, 1967), il DEI, il DELI, l’Etimologico, pur proponendo alcune alternative etimologiche, rimangono sempre cauti nel dare una ricostruzione definitiva e certa. Nel 2008 si è occupato specificatamente dell’argomento Mario Alinei in due saggi usciti sui “Quaderni di Semantica” (cfr. la Nota bibliografica). Spesso faremo riferimento al GDLI che, pur non essendo un dizionario etimologico stricto sensu, aiuta con le sue citazioni a ricostruire la storia della parola in tutte le sue varianti.

Da palanda + landrone

Il Dizionario etimologico di Devoto (cfr. sopra) propone una ricostruzione ripresa nel GDLI: anzitutto l’origine di pelandrone viene ricondotta all’area settentrionale e in particolare al piemontese pelandrùn. In questo caso, l’etimologia viene ricondotta all’incrocio di palanda-pelanda ‘veste da camera ampia e lunga’ con landrone ‘fannullone, malandrino’ a sua volta accrescitivo maschile di landra con cui si indica ‘donna di malaffare, sgualdrina’. Il GDLI lemmatizza, oltre che pelanda, anche la variante palandra (da cui palandrana), con cui si indica ‘veste ampia e lunga, un tempo femminile, per lo più di seta o di cammellotto, portata in seguito anche dagli uomini (come segno di prestigio sociale)’ anche ‘mantello, cappotto eccessivamente ampio’. Come vedremo, l’originalità di questa ricostruzione etimologica non sta tanto nel ricondurre l’etimo della prima parte della parola a palanda-pelanda-palandra (come fa anche Olivieri nel suo Dizionario etimologico) ma all’ipotesi che a questa parola se ne sia aggiunta un’altra e cioè landrone. Le attestazioni di pelandrone che riporta il GDLI in ordine cronologico sono tutte novecentesche; inoltre le prime occorrenze appartengono ad autori che, pur non essendo tutti settentrionali, sono originari di aree che hanno senz’altro contatti linguistici con l’area settentrionale (Nieri e Soffici sono lucchesi, Barilli di Fano, Bacchelli bolognese):

‘Pelandrone’: voce dell’Italia settentrionale, largamente diffusa, specie nelle caserme, per ‘disutile, scansafatiche’. (Idelfonso Nieri, Vocabolario lucchese, Lucca, Pacini Fazzi, 2020, 1a ed. 1902)

Anche in ‘Lacerba’, checché possano pensarne i pelandroni e i superficiali, la fondamentale italianità di Papini si manifestò per più versi. (Ardengo Soffici, Ricordi di vita artistica e letteraria, in Ricordi di vita artistica e letteraria. Ritratto delle cose di Francia. Battaglia fra le due vittorie. Appendice, Firenze, Vallecchi, 1959, p. 111)

Son tutti benestanti e tenaci lavoratori. Fra i nostri, da queste parti non ci son pelandroni né profughi. (Bruno Barilli, Il sole in trappola, diario del periplo dell’Africa (1931), Firenze, Sansoni, 1943, p. 180, 1a ed. 1941)

Malvasone s’accontentò di ridacchiare, ma era un tardo e sbadato pelandrone. (Riccardo Bacchelli, Il mulino del Po: Dio ti salvi, Milano, Mondadori, 1963, p. 343, 1a ed. 1938)

Dopo poco mi sveglio intirizzito e scuoto violentemente il corpo disteso ed immobile del soldato. – Svègliati, pelandrone. – Non si sveglia più il pelandrone. (Paolo Monelli, Le scarpe al sole: cronache di gaie e tristi avventure di alpini di muli e di vino, Milano, Mondadori, 1965, p. 74, 1a ed. 1921)

Questa signora… ha in piedi una scuola privata con convitto… fa promuovere qualunque pelandrone. (Alberto Arbasino, Le piccole vacanze, Milano, Adelphi, 2007, 1a ed. 1957)

Circolano sulle nostre scene… attori volenterosi e attori pelandroni. (Alberto Savinio, Palchetti romani, Milano, Adelphi, 2019, 1a ed. 1982)

Allora Nuto si era messo a gridare che nessuno nasce pelandrone né cattivo né delinquente. (Cesare Pavese, La luna e i falò, Milano, Mondadori, 2021, 1a ed. 1950)

Il GDLI mette poi a lemma, accanto al termine pelandrone, per il quale propone la suddetta etimologia, anche palandrone, non facendo alcun accenno a una possibile parentela tra le due parole. E mentre pelandrone sarebbe frutto di un incrocio, palandrone ossia ‘palandrana’ e “con metonimia: persona che indossa tale mantello”, sarebbe semplicemente accrescitivo di palandra.


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