Una revisione del Pil al ribasso più ampia del previsto e un nuovo aumento dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea. Per il ministero dell’Economia, i due fattori rappresentano un vero e proprio incubo, mentre il governo italiano cerca spazi di azione in vista della legge di bilancio. E proprio nella settimana in cui, tra Eurogruppo ed Ecofin, riprenderà il pressing dei partner europei sul Meccanismo europeo di stabilità ed entreranno nel vivo le trattative per la riforma del patto di Stabilità.
Questa mattina, il commissario europeo per gli Affari economici Paolo Gentiloni renderà note le previsioni economiche della Commissione. Le stime saranno limitate alla crescita e all’inflazione, senza fare riferimento a deficit e debito. Ci sarà, in base alle anticipazioni, una revisione al ribasso per l’Unione europea (a maggio il Pil per il 2023 era stimato all’uno per cento) e per l’Eurozona (ben al di sotto dell’1,1 per cento pronosticato quattro mesi fa). Per l’Italia, il taglio del Pil dovrebbe essere addirittura più ampio: un passo indietro che potrebbe portare la crescita di Roma al di sotto della soglia psicologica dell’uno per cento stimata dal governo nel Def di aprile e confermata di recente dal ministro Giorgetti.
Con un simile rallentamento dell’economia europea, crescono i dubbi all’interno della Bce sulla possibilità di aumentare per la decima volta consecutiva i tassi d’interesse. Il board si riunirà giovedì e secondo il Financial Times, per la prima volta, la decisione non è certa. Le previsioni vedono gli analisti divisi tra chi prevede una pausa e chi invece stima un altro ritocco di venticinque punti base. Il valore dell’inflazione – attorno al cinque per cento – è ancora troppo alto rispetto all’obiettivo del due per cento. Ma l’andamento del Pil è un campanello d’allarme.
La decisione sarà discussa anche all’Eurogruppo informale a Santiago de Compostela, dove i ministri esamineranno anche le previsioni economiche effettuate dalla Commissione. Nel corso della riunione si affronterà in modo ufficiale la questione della mancata ratifica della riforma del Mes da parte del parlamento italiano. Come scrive La Stampa, i partner europei vogliono che Roma calendarizzi al più presto la votazione, entro la fine di ottobre o al massimo l’inizio di novembre.
Nell’occhio del ciclone, ci sono poi i negoziati per le nomine ai vertici della Vigilanza Bce e della Bei, una partita che al momento vede in testa la tedesca Claudia Buch e la spagnola Nadia Calviño per l’istituzione alla quale ambisce anche l’italiano Daniele Franco. Una magra consolazione potrebbe arrivare oggi dalla riunione del Comitato economico e finanziario (composto dai rappresentanti dei ventisette ministeri delle Finanze) che dovrà dare il suo parere sul pagamento della terza rata del Pnrr italiano. Il pagamento dei tanto attesi 18,5 miliardi dovrebbe essere bonificato all’inizio di ottobre.