IndomitiLe sirene rovinano il sonno di noi ucraini, ma non il nostro orgoglio

Suona la sirena, esco dalla mia stanza e attendo nel bunker che finisca l’ennesimo attacco sventato dalla contraerea ucraina. Poi torno a letto, non riesco ad addormentarmi ma mentre passeggio la mattina vedo che la città non si è data per vinta: i kyjiviani si rimboccano le maniche e ricomincia la vita

LaPresse

Alle quattro circa di notte ha suonato la sirena. Senza perdere tempo ho messo i jeans e la felpa sopra il pigiama, ho infilato le scarpe da ginnastica, ho preso il telefono e la bottiglietta d’acqua, sono uscita in corridoio e, in fila indiana con i giornalisti italiani che accompagno in questi giorni a Kyjiv, sono scesa nel rifugio antiaereo sotto l’albergo. 

Siamo stati lì due ore, monitorando sui canali Telegram lo spostamento dei missili che verso le cinque hanno cambiato direzione e si sono diretti verso la capitale. Il lavoro dell’antiaerea ucraina lo abbiamo seguito su Telegram perché nel nostro bunker non si è sentito niente, quindi era buono. Solo due ore dopo, la voce di Mark Hamill, l’attore che interpreta Luke Skywalker, ha annunciato la fine della sirena con il suo immancabile: May the force be with you, e siamo risaliti come talpe sulla superficie della terra. Sono tornata nella mia stanza, ma non ho chiuso più occhio, il mio primo impegno del mattino iniziava alle 8:10. 

Quando sono uscita dall’albergo, combattendo il sonno e l’irritazione dovuta al mancato sonno e a una notte interrotta, i kyjiviani intorno a me hanno aperto in tempo negozi e farmacie, bar e uffici offrendomi sorridenti il tè, le medicine e altri servizi di cui quella mattina avevo bisogno. Anche loro hanno passato la notte nel rifugio, o dietro due pareti, o nel corridoio. C’è chi ha spostato figli e materasso nella vasca, c’è chi non ha fatto niente e ha continuato a dormire dicendo alla moglie: «Ma è l’antiaerea, è lontana, continuiamo a dormire». Perché gli ucraini sanno distinguere bene i suoni dei missili e del droni in arrivo e quelli dell’antiaerea amica che parte per salvarli. 

Nessuno di quelli che ho incontrato si è lamentato dei ponti autostradali chiusi che collegano la riva destra e la riva sinistra della città né della metro ferma perché durante la sirena può viaggiare solo sotto terra, non in superficie.Qualche parolaccia verso la Russia c’è stata, ormai un tradizionale scambio di saluti nelle mattine dopo il bombardamento. 

Quella mattina ho pensato al maggio 2023, quando in un mese ci sono stati diciassette attacchi, diciassette notti su trentuno senza sonno. Un attacco squallido per demoralizzare gli ucraini, per sfinirli senza sonno e costringerli a chiedere al Governo di firmare la capitolazione per far finire questo incubo, una tortura fatta per rompere lo spirito delle persone, dell’intera città. 

Ma passando tutto il giorno a lavorare e a tradurre, a incontrare le direttrice della fiera del libro, il responsabile per l’archivio del cinema, volontari e impiegati degli uffici sorridenti e professionali che chiedevano ai loro ospiti stranieri gentilmente come avessero passato la notte, ho ricevuto l’ennesima conferma che nessuno saprà piegare il mio forte popolo. La notte successiva non ci sono stati gli allarmi e abbiano dormito tutti.

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