Sorry, not sorryLa Cina sta abbandonando Apple per rafforzare la sua autarchia

Tra la nuova uscita di Huawei e la richiesta di Pechino di non usare dispositivi occidentali al lavoro, iPhone 15 ha perso il 4,5 per cento delle vendite. Il segnale di una graduale uscita dal mercato in favore di India e Vietnam

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La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti sta mettendo in difficoltà anche le vendite di iPhone nel Paese asiatico, da cui proviene il diciannove per cento delle entrate totali di Apple. Lo scorso settembre il governo cinese aveva chiesto ai dipendenti delle agenzie governative di non usare per lavoro (o a lavoro) dispositivi Apple o di altre marche occidentali. Il bando, secondo i più, fu una risposta al trattamento riservato da Stati Uniti e Unione europea a Huawei, azienda cinese fortemente colpita dalle sanzioni in Occidente per via dei suoi legami con Pechino.

Quello che poteva sembrare l’ennesimo episodio di una guerra fredda economico-tecnologica pare aver causato anche il calo delle vendite di iPhone in Cina: secondo Nbc News, infatti, il nuovo iPhone 15 avrebbe ricevuto una «tiepida risposta» (pare inferiore del 4,5 per cento rispetto a iPhone 14) da parte del pubblico cinese. Ma non è tutto: negli stessi giorni è uscito anche il nuovo Mate 60 Pro di Huawei, che ha fatto parlare di sé soprattutto perché dotato di un avanzato chip per il 5G che, tecnicamente, il produttore cinese non dovrebbe essere in grado di sviluppare per via dell’embargo statunitense. 

Tra l’accoglienza deludente al nuovo iPhone, le decisioni del governo e i misteri logistici legate al nuovo Huawei, si può capire perché Tim Cook, amministratore delegato di Apple, è volato la scorsa settimana in Cina, dove ha incontrato i fan dell’azienda e ha cantato le lodi di “Honor of Kings”, il videogioco mobile sviluppato dalla cinese Tencent. A preoccupare particolarmente i vertici di Cupertino sarebbe un’analisi di mercato della società Jefferies secondo cui le vendite di Apple potrebbero registrare una flessione a doppia cifra, mentre iPhone pare destinato a lasciare il primo posto nella classifica di vendite proprio a Huawei. 

Il recente cambiamento d’approccio di Pechino nei confronti di Apple riguarda ovviamente anche la graduale uscita di quest’ultima dal Paese, visti i grandi investimenti industriali fatti soprattutto in India e Vietnam, dove Apple ha trasferito parte della produzione di iPhone, Apple Watch e iPad. Anche perché punire Cupertino non sembra convenire troppo a Pechino: del resto il settore industriale cinese ha guadagnato molto, anche in credibilità, producendo i dispositivi della Mela. «Forse Pechino si sente libera di farsi nemica Apple perché pensa che Apple non possa che essere dipendente dall’industria cinese», ha scritto l’esperto del settore John Gruber. «Anche se fosse vero, il messaggio alle altre aziende (come quelle automobilistiche) che stanno pensando di trasferirsi in Cina sarebbe questo: una volta che sarete dipendenti da noi vi fregheremo come abbiamo fregato Apple».

Quel che è certo è che Cupertino non può dare per scontato l’enorme mercato cinese e la crescita che per anni ha garantito. Sarà per questo che, sempre la scorsa settimana, Apple ha annunciato la fine improvvisa di “The Problem”, il programma giornalistico-satirico del comico Jon Stewart, disponibile su AppleTv+. Secondo fonti del New York Times, infatti, delle «differenze creative» avrebbero reso necessaria la cancellazione del programma, che stava preparando dei servizi critici dedicati proprio alla Cina e alle intelligenze artificiali. La notizia, oltre a confermare il difficile rapporto tra giornalismo e grandi piattaforme, dimostra quanto l’azienda tenga al rapporto con il governo di Pechino. (Il caso di Stewart ricorda in realtà quello di “Patriot Act”, uno show simile creato dal comico Hasan Minaj di cui Netflix cancellò una puntata dopo aver ricevuto critiche dall’Arabia Saudita). 

L’aumento della tensione tra Cina e Apple si vede anche dall’indagine avviata questa settimana dalle autorità cinesi nei confronti di Foxconn, azienda nota per produrre dispositivi tecnologici di molte aziende, tra cui Apple. Il ruolo di questo gigante si fa delicato anche per via della sua proprietà: Foxconn è infatti taiwanese e l’isola è al centro di enormi tensioni politiche e militari tra Pechino e Washington. Il fatto che il fondatore di Foxconn, Terry Gou, sia attualmente candidato alle presidenziali di Taiwan è probabilmente un altro fattore in gioco. Al centro di tutto questo, anche le vendite di iPhone.

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