Specchio d’acquaLo scetticismo degli ambientalisti e i compiti dello scienziato

Come spiega Andrea Rinaldo ne “Il governo dell'acqua” (Marsilio Edizioni), Andrea Rinaldo gli esperti devono verificare tutte le tesi e ipotesi sul futuro del Pianeta, e i politici devono applicare laicamente queste conoscenze

Le tesi ambientali vanno verificate con metodo scientifico; le litanie di lamentazioni possono essere fuorviate da agende politiche e non da sincero amore per l’ambiente; nessuno possiede la verità rivelata con patenti di competenza auto-assegnate; la misura della competenza di un esperto sta nella peer review, il giudizio dei pari, e non in quello dei mezzi di comunicazione. L’odio per Lomborg, ancora piuttosto diffuso a dispetto della rovina scientifica dell’autore, nasce anche dal timore per il solco che ara – la debolezza di certe previsioni catastrofiste, la pochezza di troppi sacerdoti dell’Ambiente, la commistione pericolosa di regole, politica e prospettive. Diventare scettici per essersi resi conto del vero valore dei contenuti culturali o scientifici di messaggi politici dell’ambientalismo militante non è
per forza da venduti.

Su questa materia la giusta misura, e il de profundis per il lomborghismo, viene da una autorevole e pacata nota di ecologi: la soluzione ottimale di una analisi costi-benefici lascia sempre alcuni componenti di una popolazione eterogenea a sopportare una quota sproporzionata di costi; e altri a usare di una smodata percentuale dei benefici. Ci sarà sempre, quindi, un robusto mercato di interessi di parte per popolarizzare libri come lo Skeptical Environmentalist e i suoi epigoni. Se non fossero sentiti questi lamenti, saremmo sempre sul piede di commettere errori nel darci sensibilità troppo alte. Dato, però, il rischio potenziale di salvare milioni di vite, non pare questo il momento di spegnere la sensibilità del nostro sistema ambientale di allarme. Questo vero principio di prudenza mi pare possa essere accettato da destra e da sinistra, concedendo, però, a ogni osservatore critico di poter prendere liberamente in giro argomenti inadatti, interessi di parte e incontrollabili derive interventiste o immobiliste.

(…)

La grande diversità dei percorsi culturali ci offre dunque scelta fra tesi le più ottimiste e antropocentriche fino al nichilismo radicale più misantropo. Compito dello scienziato è la verifica di tesi e ipotesi, e la tempestiva partecipazione dell’esito delle sue verifiche. Compito del politico, oltre che di consolatore, è quello di essere laico nell’applicazione delle conoscenze. Il mercimonio politica-scienza sembra invece la norma in Italia con i saperi juke-box (chi paga sceglie la canzone da cantare), a destra come a sinistra. Litanie catastrofiste precotte non son cosa, come le vane negazioni di principi di prudenza o dei disastri che abbiamo sotto gli occhi.

 

Da “Il governo dell’acqua – Ambiente naturale e ambiente costruito” di Andrea Rinaldo, Marsilio Edizioni, 256 pagine, 25 euro

 

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