Un’altra interpretazioneE se la pesca di Esselunga fosse in realtà politically correct?

Proviamo a immaginare, ad esempio, che la bambina non abbia alcun problema rispetto alla separazione dei genitori ma desideri, molto più semplicemente e realisticamente, che mamma e papà siano gentili tra loro senza guardarsi in cagnesco attraverso la finestra. Sarebbe tutto molto moderno e anche legittimo

E se lo spot della pesca fosse politically correct?

I giornali degli ultimi giorni sono stati monopolizzati dai commenti sullo spot della nota catena di supermercati. La bambina di genitori separati che hanno tra loro un rapporto teso porta una pesca al papà raccontando che si tratti di un dono della mamma.

Apriti cielo: giornalisti, politici, intellettuali e semplici leoni da tastiera si sono sperticati in critiche allo spot perché sarebbe uno slogan a sostegno della famiglia tradizionale; oppure in manifestazioni di apprezzamento proprio perché, si sa, i figli sono felici solo se vivono sotto lo stesso tetto con mamma e papà. Tra i commenti più comici (non mi ricordo l’autrice, ma non importa) ho letto che lo spot mirerebbe a colpevolizzare la donna rappresentata come una rovina famiglie.

Dibattito incredibile mentre intorno non si riesce a trovare un accordo sui migranti e a gestire la non trascurabile relativa questione umanitaria, la guerra in Ucraina continua e il Nagorno-Karabakh sta per essere cancellato.

Mi sembra che il dibattito sullo spot della pesca non sia altro che l’ennesimo esempio del fenomeno della polarizzazione delle idee, dell’incapacità di uscire da una visione fortemente ideologica ed estrema di ogni questione in modo da far perdere il senso della realtà e della misura.

Su questo giornale si discute sempre molto bene dei mali della polarizzazione rispetto alle questioni veramente importanti e per questo vi manifesto la mia gratitudine. Ma se anche uno spot crea un tale polverone ideologico mi chiedo da dove si debba partire per invertire la tendenza.

Facendo finta che sia normale dedicare del tempo a un’iniziativa di marketing di un’azienda privata per stabilirne il messaggio politico, vorrei offrire una possibile diversa lettura rispetto all’ipotesi che si tratti di un messaggio non troppo subliminale a sostegno della famiglia tradizionale. E se lo spot si limitasse a descrivere una situazione del tutto comune senza stigmatizzala? E se la bambina non avesse alcun problema rispetto alla separazione dei genitori ma desiderasse, molto più semplicemente e realisticamente, che mamma e papà fossero gentili tra loro e non si guardassero in cagnesco attraverso la finestra? Tutto molto moderno e anche legittimo.

Questa lettura dello spot potrebbe anche giustificare il giudizio della nostra presidente del Consiglio che l’ha definito carino. Sempre facendo finta che sia normale che un presidente del Consiglio commenti la pubblicità di un supermercato.

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