Redditività eccellenteBanco Bpm chiude in crescita i primi nove mesi del 2023

Sono molto positivi i risultati della banca di piazza Meda a settembre di quest’anno: il margine di interesse evidenzia un’ottima performance e raggiunge il livello più alto mai registrato, S&P assegna un rating BBB- con outlook positivo e dalla dalla Bce arriva un assist con il sì all’applicazione del Danish Compromise

LaPresse - Mourad Balti Touat

Banco Bpm ha chiuso i primi nove mesi del 2023 con un risultato netto record pari a 943,4 milioni di euro. Rispetto ai 487,4 milioni del corrispondente periodo del 2022 è un aumento del 93,6 per cento.

Si è riunito oggi il Consiglio di Amministrazione di Banco Bpm, che sotto la presidenza dei Massimo Tononi ha approvato la situazione patrimoniale ed economica al 30 settembre 2023 del Gruppo. Si registrano risultati molto positivi, dovuti anche al fatto che i primi nove mesi del 2023 sono stati caratterizzati da uno scenario macroeconomico più rassicurante sul fronte della crescita rispetto alle previsioni di fine 2022. Ma nonostante questo, le recenti tensioni legate al conflitto in Medio Oriente hanno introdotto nuovi elementi di preoccupazione e incertezza per le possibili ripercussioni sul sistema economico internazionale.

In questo contesto, lo sforzo commerciale ed organizzativo del Gruppo ha permesso di registrare una positiva dinamica dei risultati operativi e un’eccellente redditività. In particolare, il margine di interesse evidenzia un’ottima performance e raggiunge il livello più alto mai registrato, risultando pari a 2.422 milioni di euro, con una crescita del 52,3 per cento rispetto al 30 settembre 2022 e del 7,3 per cento rispetto al secondo trimestre 2023. Mentre le commissioni nette ammontano a 1.408,2 milioni di euro, in calo del 2,2 per cento. Il risultato della gestione operativa sale a 2.035 milioni di euro rispetto ai 1.557 milioni del corrispondente periodo dell’esercizio precedente con un incremento del 30,7 per cento.

Risultati significativi anche sulle grandezze patrimoniali: gli impieghi netti performing core – mutui, finanziamenti, conti correnti e prestiti personali – si attestano a 99,1 miliardi con un volume di nuove erogazioni per 14,6 miliardi; la raccolta diretta risulta pari a 124,5 miliardi in incremento dello 0,8 per cento rispetto a fine 2022; la raccolta indiretta raggiunge i cento miliardi, in crescita di 8,7 miliardi rispetto al 31 dicembre 2022.

Per quanto riguarda la strategia di gestione dei crediti deteriorati, il Gruppo ha impresso un’ulteriore accelerazione al processo di derisking attraverso l’incremento degli obiettivi di cessione, deliberato dalla Capogruppo nel corso trimestre, da circa 700 milioni di euro a circa 900 milioni, che consentirà di raggiungere un’ulteriore contrazione dei non performing loans. Al 30 settembre 2023 l’incidenza dei crediti deteriorati sul totale dei crediti lordi si è ridotta al 3,2 per cento, rispetto al 3,9 per cento del 30 settembre 2022. Il costo del credito, in costante riduzione a quarantasette p.b. annualizzati rispetto a sessantadue p.b. di fine anno 2022, rappresenta il livello più basso registrato dalla nascita del Gruppo Banco Bpm, pur garantendo significativi livelli di copertura dei crediti deteriorati.

Nel corso di questi primi nove mesi del 2023 il Gruppo ha proseguito nel processo di integrazione del business assicurativo avviato lo scorso esercizio con l’acquisizione del controllo delle compagnie Banco Bpm Vita e Banco Bpm Assicurazioni e con il perfezionamento di un accordo con Crédit Agricole Assurances per l’avvio di una partnership commerciale nel settore Danni/Protezione. A tal riguardo si ricorda che, nel marzo 2023, il Gruppo Banco Bpm ha ottenuto il riconoscimento da parte della Banca Centrale Europea dello status di conglomerato finanziario ai sensi della Direttiva 2002/87/EC, che costituiva la pre-condizione per poter accedere ai benefici del trattamento prudenziale dell’investimento partecipativo derivanti dall’applicazione del c.d. “Danish Compromise”, la cui autorizzazione è arrivata lo scorso 3 novembre ed avrà effetti a decorrere dalle segnalazioni di vigilanza riferite al 31 dicembre 2023.

Per l’intero esercizio – per il quale è atteso un utile superiore agli 1,2 miliardi di euro – si conferma un significativo miglioramento dell’utile netto del Gruppo rispetto allo scorso anno, con un Eps 2023 superiore a ottanta centesimi di euro, in ulteriore rafforzamento per il 2024, superando significativamente sia la traiettoria di redditività che i target complessivamente delineati nel Piano Strategico, che sarà presentato il prossimo 12 dicembre. «In tale sede si procederà ad aggiornare i target di remunerazione degli azionisti, che potranno riflettere i positivi risultati raggiunti in termini di redditività e di creazione organica di capitale», si legge nella nota di aggiornamento sui conti.

Infine, sul fronte dei rating assegnati a Banco Bpm va ricordato che in data 30 giugno la società di rating Moody’s Investors Service ha migliorato l’Outlook dei principali rating di Banco Bpm da Stabile a Positivo, confermando i rating assegnati. Il miglioramento dell’Outlook riflette una pressione al rialzo dei rating di Banco Bpm che si basa sull’assunzione che il raggiungimento della rafforzata redditività e della più solida posizione patrimoniale rimarranno sostenuti anche in futuro. Mentre proprio il 7 novembre 2023 l’agenzia di rating Standard & Poors ha assegnato a Banco Bpm il Long-term issuer credit rating a livello BBB- con outlook positivo. Il nuovo rating in area investment grade di Standard & Poors si aggiunge a quelli di Fitch Ratings e Dbrs, a conferma del progressivo miglioramento del profilo di rischio complessivo, della patrimonializzazione e della redditività del Gruppo. L’agenzia ha anche assegnato il rating short term issuer credit a livello A-3.

Il CdA ha deliberato di destinare a una riserva non distribuibile un importo di circa trecentosettantotto milioni di euro, corrispondente a 2,5 volte l’ammontare della cosiddetta imposta sugli extraprofitti (pari a circa centocinquantuno milioni di euro), in luogo del versamento dell’imposta stessa.

Per l’immediato futuro saranno inevitabilmente determinanti le evoluzioni del quadro internazionale. In quest’ultima parte del 2023 c’è un lieve rallentamento delle dinamiche inflattive unite a una decelerazione della crescita economica che risente degli effetti di incertezza legati al contesto macroeconomico. Pesa ancora, ovviamente, la persistenza dell’invasione russa dell’Ucraina, cui si aggiungono i timori legati all’avvio della ostilità israelo-palestinesi.

Dal punto di vista del mercato si percepiscono ormai chiaramente gli effetti di una politica monetaria che rimane restrittiva e che vedrà la persistenza di tassi elevati ancora per un lungo periodo. Tale situazione dei tassi, unitamente alle significative emissioni di titoli governativi che si sono succedute nei mesi, ha nei fatti avviato una crescente competizione sui depositi della clientela, che ha visto incrementare gli switch dalle forme di raccolta diretta verso quella amministrata. Tale processo appare tuttavia in rallentamento a fronte dell’interruzione della spirale di rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter