Working smartLa contrattazione collettiva e il mondo del lavoro stravolto da millennial e generazione Z

Sul palco de Linkiesta Festival, Walter Rizzetto, Alessia Cappello e Virginia Stagni dialogano con Lidia Baratta sul ruolo della formazione continua, dei salari e delle nuove esigenze dei lavoratori

Viviamo un momento di grandi trasformazioni nel mondo del lavoro. Negli ultimi mesi si è discusso molto sulla questione salariale, con gli stipendi erosi dall’inflazione. La proposta del salario minimo legale di nove euro all’ora ha ricevuto il parere negativo del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. La settimana scorsa è arrivato un emendamento a prima firma Walter Rizzetto, presidente della Commissione Lavoro alla Camera che impegna il Governo a iniziative sulla equa remunerazione, affossando la proposta delle opposizioni sul salario minimo. Si è così tornati a parlare di salario minimo di destra, in un paese in cui il lavoro povero è un problema e l’incidenza della povertà assoluta è del 14,7 per cento. La verità è che il lavoro in Italia non protegge dalla povertà.

«Non è un grandissimo momento per i bilanci e l’economia – spiega Rizzetto – la proposta della maggioranza è una risposta articolata a una domanda difficile, quella dei salari. Non vogliamo appaltare tutto il tema al Governo approvando una legge delega in riferimento alla contrattazione collettiva senza prima stabilire un salario minimo orario. Entro sei mesi il Parlamento farà scrivere dei protocolli di cui il Governo dovrà tenere conto insieme anche all’opposizione. Da presidente della Commissione Lavoro ho ampliato molto il dialogo da questo punto di vista. Sono sicuro che entro maggio 2024 riusciremo a essere pronti con la legge delega».

Rizzetto sottolinea l’importanza della contrattazione collettiva: «Abbiamo bisogno di rinnovare molti dei mille contratti collettivi depositati al Cnel. Prevediamo formule di incentivazione: se oggi pago cinque euro all’ora e domani 7,50 grazie a un rinnovo interessante e virtuoso, il Governo potrebbe detassare quei 2,5 euro di differenza. E vogliamo rilanciare la contrattazione di secondo livello, uno strumento poco considerato dalla politica negli ultimi tempi».

Il venti per cento delle assunzioni in questo momento riguarda i giovani della Generazione Z, quella dai nati tra il 1997 e il 2012. Il gruppo Adecco ha appena realizzato un sondaggio sulle priorità dei giovani nel momento in cui scelgono l’azienda per cui lavorare, tra queste c’è lo smartworking. Anche la questione salariale rappresenta una variabile importante nella scelta del datore di lavoro. «Parliamo di ragazzi che sono nativi digitali – spiega Virginia Stagni, Chief marketing officer di The Adecco Group Italia – hanno una forma mentis differente. Entro la fine del 2025, più del settantacinque per cento della forza lavoro globale sarà quella dei Millennials. Parliamo di migranti digitali under quaranta. Cambierà il mondo del lavoro e le nuove norme dovranno tenere conto di questa nuova antropologia dentro le nostre aziende».

«La famosa piramide dei bisogni di Maslow si è ribaltata –  prosegue Stagni – quando chiediamo ai millennial le loro priorità nel mondo lavoro, prima dello stipendio, che rimane importante, citano i valori etici e sociali e l’esigenza di lavorare per una azienda che rappresenti dei valori. Vogliono rispecchiarsi nei valori dell’azienda per esprimere il loro potenziale. Ecco perché nei colloqui di lavoro, oltre al salario e alle mansioni si parla di prospettive, di cosa ci si aspetta dopo un anno di lavoro».

I giovani sono sempre più una merce rara e faticano a sostituire quelli che vanno in pensione. Addirittura mancano lavoratori qualificati anche in una città come Milano. «Abbiamo fatto un tentativo unico due anni fa: un Patto del Lavoro con società private e il mondo della formazione per puntare su lavoro e attrazione di talenti. Un progetto dedicato a giovani donne  a cui donne in carriera e di successo fanno da mentore in tutti i settori. Alla fine del progetto il sessanta per cento di queste ragazze ha detto di sentirsi più sicure. Il lavoro rende liberi e dà la possibilità di emanciparsi dalle violenze», spiega Alessia Cappello, assessora al Lavoro e allo Sviluppo Economico del Comune di Milano. 

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