Giano Bifronte“Metamorfosi Giorgia”, l’incoerenza del populismo meloniano

Nel libro di Amedeo La Mattina, si ripercorre la parabola della premier dai lunghi anni all’opposizione fino al suo governo «mainstream». L’autore ne ha parlato con Sofia Ventura, Iuri Maria Prado e Sergio Scalpelli. Ma cosa accadrà se negli Stati Uniti dovesse vincere Trump?

Quale sarà il ruolo di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni europee e nelle alleanze che si formeranno a Bruxelles? E come cambierà la politica estera del governo Meloni se negli Stati Uniti dovesse vincere Donald Trump?

Nel primo giorno de Linkiesta Festival, si è parlato di “Metamorfosi Giorgia”, il libro scritto da Amedeo La Mattina per Linkiesta Books. Un bilancio di un anno di governo di centrodestra, tra le giravolte della premier e i dietrofront, di cui La Mattina ha discusso con la politologa Sofia Ventura e l’avvocato Iuri Maria prado, moderati da Sergio Scalpelli, presidente de Linkiesta Club.

«Meloni è arrivata a Palazzo Chigi con una campagna elettorale permanente sui temi populisti della destra radicale», ha spiegato Sofia Ventura. Tematiche molto forti e conflittuali le hanno fatto ottenere un consenso molto alto nel Paese. «Una leadership arrivata a Palazzo Chigi in modo roboante, che ha fatto a lungo una campagna contro, e che ha cercato di connotarsi poi come mainstream una volta arrivata al governo».

Una «metamorfosi», appunto. In particolare, nella politica estera, con l’allineamento all’euroatlantismo: dal sostegno all’Ucraina alla questione israelo-palestinese. Ma anche sui temi di politica interna. «Il tema dell’immigrazione è stato quasi espunto», ha detto Ventura. E si assiste poi a «un modo di governare molto attento a non prendere decisioni che possano far saltare i conti», con l’aggiunta di «qualche contentino diffuso».

Quello a cui non ha rinunciato sono le battaglie sui diritti civili, dalla trascrizione all’anagrafe delle famiglie omogenitoriali allo spauracchio della gestazione per altri come reato universale. E anche se ha messo meno l’accento sulla sua amicizia con personaggi come Viktor Orban, «tutto sommato ha continuato a difenderlo e non ha mai assunto parola di critica nei confronti di quello che sta avvenendo in Ungheria che è gravissimo», ha ricordato Ventura. «Tutto ciò la rende poco affidabile, se dovessero cambiare le condizioni di politica estera».

Una mancanza di affidabilità che si evince anche dalla scarsa qualità della classe dirigente della destra meloniana, come ha messo in evidenza Iuri Maria Prado, parlando di «Giambruno, Lollobrigida, Vannacci». Uno «sfacelo disperante», ha detto Prado, «frutto di una mancanza di volontà di questa destra di non essere ciò che avrebbe potuto essere. Hanno avuto il tempo, le sedi istituzionali, il riscontro elettorale per poter costruire una classe politica capace di fondare le proprie ambizioni oltre la vittoria nel collegio elettorale. Ma se riempi il Parlamento di simpatici giovanotti senza curriculum, poi non puoi lamentarti dell’egemonia culturale di sinistra».

Eppure, in questo bacino, Giorgia Meloni ha costruito la sua fortuna. La Mattina ha ripercorso la storia di Giorgia Meloni. Da quando Salvini superò il 30% alle europee e non rispondeva neanche al telefono a Giorgia Meloni, fino alla vittoria della premier alle ultime elezioni politiche. «A un certo punto c’è stato il crollo della leadership politica di Silvio Berlusconi», ha raccontato La Mattina. «C’è sempre un 30% di elettori che gira e frulla intorno al centrodestra da Nord a Sud. Bisogna chiedersi perché Meloni è riuscita a prendersi il voto di quelli che nel libro chiamo i “patrioti interessati”, che sono quelli interessati solo al taglio delle tasse, alle sanatorie, agli stralci delle cartelle esattoriali, che votano solo guardando al portafoglio, quelli a cui della cultura e dell’egemonia culturale non frega nulla».

La sua fortuna è stata «portarsi dalla sua parte elettorato berlusconiano che l’ex Cavaliere ha perso dal 2011 in poi». Meloni dal 2011 al 2022 «è sempre stata all’opposizione e questo le ha creato una verginità politica in un panorama in cui c’è stata una ribellione verso le élites, le burocrazie, la Ztl, mentre gli altri facevano governi con tutti».

Meloni ha aspettato, ha fatto una politica contro, per poi diventare mainstream arrivata a Palazzo Chigi. Eccola la forza di Giorgia Meloni «Giano bifronte», ha detto La Mattina. «È quella che in politica interna fa battaglie identitarie e poi deve coniugare questa destra con l’elettorato storico che viene dalla Dc». E la sua «polizza assicurativa per la vita» è «schierarsi sull’asse atlantico contro la Russia». Eppure, ha ricordato La Mattina, «lei nel libro “Io sono Giorgia” diceva peste e corna contro Biden e Obama, ora invece è uscita dallo studio ovale con Biden dicendo “siamo amici”».

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