La versione di GiorgiaIl nuovo salario minimo di Meloni potrebbe chiamarsi «equa remunerazione»

La maggioranza oggi depositerà un emendamento alla proposta di legge delle opposizioni. Il testo al quale ha lavorato il presidente della Commissione Lavoro Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia, su mandato di Palazzo Chigi, punta a stabilire una soglia per le categorie che non sono attualmente coperte dalla contrattazione nazionale

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Affossare la proposta del centrosinistra e darsi il merito di portare avanti una questione molto sentita dagli elettori. La maggioranza – racconta La Stampa – oggi depositerà un emendamento alla proposta di legge delle opposizioni sul salario minimo. Il testo al quale ha lavorato il presidente della Commissione Lavoro Walter Rizzetto di Fratelli d’Italia, su mandato di Palazzo Chigi, punta a stabilire un’equa retribuzione per le categorie che non sono attualmente coperte dalla contrattazione nazionale.

Non si tratta di un «salario minimo per pochi», perché nel testo non verranno indicate le soglie oltre le quali gli stipendi non dovranno scendere. A Meloni era piaciuta la proposta dell’economista Andrea Garnero, che da tempo suggerisce una sperimentazione in limitati settori dove emergono di più elementi di fragilità dei lavoratori.

L’emendamento sarà di fatto una legge delega che affiderà al governo il compito di scrivere i decreti attuativi, un modo per affrontare la questione senza alcuna fretta. Nella destra si sottolinea con forza l’espressione «equa remunerazione», distinta da «salario minimo».

Ma come si stabilisce il livello, se non si indica una quota fissa come i 9 euro stabiliti nella proposta dell’opposizione? La Cassazione, con una sentenza recente aggancia questo parametro al contratto collettivo di categorie affini e a un’altra serie di criteri, compresa la soglia di povertà. I dettagli vanno ancora definiti. Ma se approvato, l’emendamento di fatto affosserà definitivamente la proposta delle opposizioni.

«Siamo convinti che non sia questo lo strumento giusto per risolvere un problema che si trascina da anni e ignorato dalle stesse opposizioni quando erano al governo», dice Tiziana Nisini, vicepresidente della commissione Lavoro della Camera.

Il governo pensa così di risolvere, almeno per ora, una vicenda che sin dall’inizio ha messo in difficoltà la destra-centro. A Palazzo Chigi è stato subito chiaro che, per una volta, l’opposizione si è dimostrata unita nell’intercettare un tema popolare nell’opinione pubblica. Rispondere soltanto «no» a una misura concreta contro il «lavoro povero» era una strada troppo rischiosa. Né poteva bastare come risposta affidarsi del tutto a una relazione del Cnel, che aveva bocciato nettamente la proposta del centrosinistra. Nel frattempo, si è fatta sentire di nuovo l’Europa, con un’intervista al commissario al Lavoro Nicolas Schmit nella quale ha ribadito l’importanza di adottare il salario minimo.

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