Sotto pressioneIl futuro di Belgrado con Vucic schiacciato tra due fronti

Il presidente serbo ha sciolto il Parlamento e convocato elezioni anticipate, e si scontra con una forte opposizione interna di partiti e media che lo accusano di stragi. L'ingresso del Paese nell'Unione è legato alla normalizzazione dei rapporti col Kosovo

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Il presidente serbo Aleksandar Vucic ha ufficialmente sciolto il Parlamento e convocato elezioni politiche anticipate per il prossimo diciassette dicembre nella speranza di porre fine ad un periodo particolarmente difficile della sua lunga carriera politica. Il capo di Stato serbo, eletto per la prima volta nel 2017 e già primo ministro tra il 2014 ed il 2017, è infatti sotto pressione tanto sul fronte esterno quanto su quello interno.

Vucic ha rifiutato di aderire al piano di normalizzazione dei rapporti con il Kosovo fortemente voluto da Stati Uniti ed Unione Europea, una scelta che può metterlo in rotta di collisione con Bruxelles. Le istituzioni comunitarie hanno reso noto che il futuro ingresso di Belgrado nell’Unione è legato alla normalizzazione dei rapporti con il Kosovo, alle riforme del sistema giudiziario, alla tutela dei diritti umani, alla lotta contro la corruzione e all’adesione serba alle sanzioni contro la Russia. Una serie di condizioni stringenti che mettono in difficoltà l’esecutivo serbo, stretto tra la necessità di preservare gli storici rapporti con Mosca e di guardare ad Occidente verso un possibile futuro europeo.

Sul fronte interno ci sono, invece, le proteste delle opposizioni che accusano il Partito Progressista Serbo (SNS) di Vucic ed i media di aver alimentato una cultura della violenza responsabile delle stragi che hanno portato alla morte di diciotto persone, tra cui nove bambini, compiute lo scorso maggio. Mesi di dimostrazioni hanno eroso la popolarità dell’SNS, al potere dal 2012 e Vucic si e dimesso dal partito pur continuando ad esercitare una significativa influenza al suo interno.

I sondaggi più recenti indicano che la coalizione guidata dall’SNS, che nel 2022 si era aggiudicata centoventi seggi su duecentocinquanta in calo rispetto alle consultazioni del 2020 che erano state boicottate dalle opposizioni, è accreditata del 36.6-44.5 per cento delle intenzioni di voto ed è nettamente al primo posto. Il blocco di opposizione centrista-europeista Contro la Violenza è al secondo posto e dovrebbe ottenere poco meno del trenta per cento dei voti (ma secondo una consultazione poco più del venti per cento dei voti) mentre quello dei partiti ultranazionalisti filo russi oscilla tra il cinque per cento dei consensi e la doppia cifra. Tra i movimenti che aderiscono a Serbia Contro la Violenza ci sono i progressisti del Partito della Libertà e della Giustizia, gli ambientalisti di Rivoluzione Ecologica ed i liberali europeisti del Movimento dei Cittadini Liberi.

Il governo, come riportato da Balkan Insight, ha deciso di far coincidere le elezioni nazionali con quelle di Belgrado e della provincia della Vojvodina nonostante l’opposizione europeista preferisse  una data separata per la capitale. I partiti europeisti hanno, infatti, maggiori possibilità di imporsi a Belgrado e nella tornata elettorale del 2022 avevano ottenuto cinquantamila voti in più di quelli governativi anche se non erano riusciti ad ottenere la maggioranza dei seggi.

Il capo di Stato serbo potrebbe avere bisogno di alleati per governare a livello nazionale ma secondo Giorgio Fruscione, analista dell’Istituto di Studi Politici Internazionali (ISPI) ed esperto di dinamiche balcaniche intervistato da Linkiesta, l’esito gli sarà comunque favorevole. Fruscione ha chiarito come «Vucic, salvo sorprese, dovrebbe vincere la tornata elettorale del diciassette dicembre» ma  «avrà bisogno di una nuova, rafforzata maggioranza a causa dei malumori popolari e delle difficoltà interne legate alla guerra in Ucraina ed alla riduzione del potere d’acquisto dei cittadini». «Le consultazioni» ricorda Fruscione «erano preventivate da tempo perché lo  stesso Vucic aveva dichiarato che l’attuale governo sarebbe durato uno o due inverni e che si sarebbe arrivati ad un voto anticipato».

Secondo Fruscione «l’opposizione serba risente di tre problemi principali» ed «il primo di questi è di tipo ideologico, perché i partiti che la compongono non hanno saputo offrire una rinnovata offerta sul piano delle idee e dei progetti che vada oltre una generale contrapposizione nei confronti di Vucic». Ci sono, poi, «divisioni ideologiche strutturali tra il blocco dei partiti nazionalisti e quello dei movimenti, piuttosto eterogenei, riuniti nella coalizione Serbia contro la Violenza che ha una maggiore coerenza interna». «La terza difficoltà» spiega Fruscione «è invece di tipo sostanziale perché la forte presa del governo sui media ha fatto sì che i movimenti di opposizione siano riusciti a radicarsi maggiormente a Belgrado e poco nel resto della Serbia»  e «la scarsa  pluralità e copertura data alle opposizioni dalle fonti di informazione» costituisce un problema significativo.

Secondo l’organizzazione non governativa internazionale  Freedom House, che monitora il rispetto dei diritti civili e politici nel mondo con un rapporto annuale, la Serbia è una nazione  parzialmente libera e l’SNS ha utilizzato diverse tattiche per limitare le prospettive di successo elettorale delle opposizioni. Tra queste ci sono la convocazione arbitraria delle elezioni anticipate in base alle esigenze del partito del governo, la pressione sulle istituzioni indipendenti e la mobilitazione di risorse statali per finanziare le campagne elettorali del movimento. Il controllo esercitato sui media pubblici ed in parte su quelli privati costituisce un potente elemento di persuasione dell’elettorato e di discredito nei confronti dei rivali. Non sono mancati episodi di intimidazioni e minacce verso i membri dell’opposizione che, in sostanza, ha scarse possibilità di imporsi in maniera autonoma alle consultazioni. Il portale della Commissione Europea ricorda come le elezioni parlamentari anticipate svoltesi nel 2022 si siano svolte in un’atmosfera calma e nel rispetto delle libertà fondamentali ma come, al tempo stesso, gli osservatori internazionali abbiano segnalato la presenza di un certo numero di carenze.

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