Ballate mediterranee L’industria musicale mondiale si orienta verso l’Africa

Le voci dicono che nel 2025 la Recording Academy, ossia il Grammy award, voglia organizzare la sua prima cerimonia di premiazione a Kigali, la capitale del Ruanda. La scelta verte su altre cinque città subsahariane. Numerosissimi gli artisti del continente in gara, alcuni già di fama internazionale

from Soweto Gospel Choir

Da qualche settimana si rincorrono voci riguardo alla possibilità che la Recording Academy, al secolo nota come Grammy Awards, organizzi nel 2025 la sua prima cerimonia di premiazione in una capitale africana. La città indicata con ormai sempre maggiore probabilità a ospitare la cerimonia sarebbe Kigali, la capitale del Ruanda. La scelta di fare di Kigali il primo centro dell’Academy nel continente rileva la chiara intenzione degli organizzatori del premio internazionale di orientare verso l’Africa i riflettori dell’industria musicale mondiale grazie alla espansione registrata negli ultimi anni e all’affermazione di un numero sempre maggiore di artisti africani.

A fare da sponda a Kigali, sarebbero una serie di altre città che fungerebbero da hub regionali. Tra queste Lagos (Nigeria), Johannesburg (Sudafrica), Nairobi (Kenya) e Abidjan (Costa d’Avorio). Le cinque città sub sahariane, come riporta il sito Africa Intelligence, sono state selezionate per le loro capacità di sicurezza e per la loro esperienza nell’ospitare eventi su larga scala. Uno degli obiettivi principali dell’istituzione di questi hub regionali sarà garantire che i musicisti ricevano un giusto compenso per il loro lavoro, sotto forma di royalties, quando le loro canzoni vengono trasmesse.

La storica decisione mira a migliorare l’ecosistema musicale in Africa e a fornire una piattaforma per artisti e musicisti di talento per prosperare e ottenere il riconoscimento che realmente meritano. Se queste voci di corridoio, come sembra, saranno avvalorate, segneranno un momento di trasformazione per l’industria musicale africana e porteranno l’eccellenza musicale del continente a un livello ancora più alto.

In attesa quindi di conferme, si può già affermare con certezza che la musica africana sta conquistando la scena internazionale. Le notizie a riguardo si susseguono da tempo. L’ultima in ordine di tempo, prima della designazione di Kigali quale probabile sede della cerimonia di premiazione nel 2025, risale a giugno scorso quando sempre la Academy annunciò che l’Africa avrebbe avuto un premio dedicato alla sua musica alla prossima edizione dei Grammy Awards. Il Grammy Africa sarà una delle tre novità della sessantaseiesima edizione assieme a Best Alternative Jazz Album e Best Pop Dance Recording. Un “grammofono” quindi, in occasione dell’appuntamento del prossimo 4 febbraio sarà assegnato alla migliore esecuzione di musica africana che avrà una sua sezione autonoma. Il migliore brano verrà scelto tra molti stili quali afrobeat, afro-fusion, hip-hop sudafricano, il “trapano” del Ghana, l’afro-house e vari altri.

La Recording Academy, spesso accusata di non riflettere a sufficienza la diversità e gli sviluppi nell’industria musicale, ha negli ultimi anni compiuto un percorso di profondo rinnovamento.  Nel dare l’annuncio delle tre novità della prossima edizione ha dichiarato: «Il nostro obiettivo è quello di riconoscere e onorare la miglior musica proveniente da ogni parte del pianeta Ogni anno ci sforziamo di rappresentare e celebrare accuratamente le diverse culture, le influenze e i generi che plasmano il nostro mondo e fanno da colonne sonore alle nostre vite». Le modifiche sono state votate e approvate durante la riunione del Consiglio di amministrazione dell’Accademia a maggio scorso e le categorie che andranno a essere giudicate salgono ora a novantaquattro.

L’Africa quindi, con un Grammy dedicato e una sede di cerimonia finale promessa, diventa protagonista assoluta del più prestigioso premio musicale del pianeta. Alla scalata della classifica hanno contribuito una serie di artisti che hanno conquistato molti premi nelle scorse edizioni. Il primo Grammy assegnato a musicisti africani è arrivato nel 1988 ed è andato al gruppo musicale sudafricano Ladysmith Black Mambazo affermatosi con l’album Shaka Zulu. I Ladysmith Black Mambazo si erano imposti sulla scena musicale mondiale grazie a una collaborazione con Paul Simon per l’album Graceland. Dopo di loro hanno vinto la beninese Angélique Kidjo, che ha portato a casa ben cinque Grammy, i sudafricani Soweto Gospel Choir (tre premi), il senegalese Youssou N’Dour, il nigeriano Burna Boy, il maliano Tinariwen e il sudafricano Wouter Kellerman, tutti vincitori di un premio. Nel 2021 un altro maliano, Ali Farka, si è aggiudicato un Grammy.

Da segnalare che questo grande chitarrista del paese saheliano, approdò al Grammy nel febbraio del 2021 dopo che l’album realizzato in collaborazione con l’americano Ry Cooder, era rimasto per ben trentadue settimane in testa alla classifica di Billboard della world music. Nell’edizione del 5 febbraio 2023 a Los Angeles, come riporta Africa Rivista, il trio capitanato dal dj-producer sudafricano Zakes Bantwini, pilastro dell’house locale, ha vinto con un pezzo in zulu nella categoria Best performance di World music.

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