Colpo di scenaLa Corte Suprema americana ha respinto un ricorso contro le terapie di riorientamento sessuale su minori

I massimi giudici degli Stati Uniti, al momento in maggioranza conservatori, hanno preso una decisione sorprendente rifiutandosi di accogliere le richieste di un consulente familiare contro la legge che da 2018 vieta le terapie di conversione per gli under-18

AP/Lapresse

Colpo di scena lunedì negli Stati Uniti. Con sei voti su nove la Corte suprema s’è infatti rifiutata di ascoltare il ricorso di un consulente familiare contro la legge che dal 2018 vieta, nello Stato di Washington, le terapie di conversione o di riorientamento sessuale su minori. Dei sei alti magistrati conservatori, componenti con gli altri tre liberal la Corte, soltanto Clarence Thomas, Samuel Alito – entrambi nominati da George Bush senior – e il trumpiano Brett Kavanaugh hanno dato parere favorevole all’esame del caso.

È caduta così nel vuoto l’istanza di Brian Tingley contro la decisione della Corte d’appello del Nono Circuito, che, disponendo l’archiviazione, aveva sottolineato la legittima regolamentazione normativa della condotta professionale di medici, soprattutto in tema di sicurezza minorile. E, dunque, respinto l’affermazione del ricorrente, secondo il quale lo Stato di Washington violerebbe il Primo emendamento della Costituzione americana col censurare illegalmente la libertà d’espressione nel rivolgersi a clienti in terapia. Un’assurdità per l’importante tribunale di grado inferiore: la legge in questione regola la condotta professionale, non già le parole.

In realtà, la Corte Suprema ha ripetutamente respinto negli anni simili ricorsi contro i divieti normativi delle terapie di conversione. Illegali in Belgio, Canada, Cipro, Ecuador, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Malta, Nuova Zelanda, Spagna – e riprovate come dannose e prive di fondamento scientifico dalla stragrande maggioranza delle associazioni professionali della salute mentale –, al momento le pratiche volte a modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere sono infatti proscritte in ventidue Stati americani, in un distretto (Washington, D.C.), in un territorio non incorporato (Porto Rico) e in oltre cento contee. Messa al bando che, giova ricordarlo, in tutte le indicate suddivisioni amministrative americane è relativa solo ai trattamenti su minori.

Ma l’ultimo rigetto da parte dei massimi giudici americani ha una particolare importanza soprattutto in considerazione del momento di particolare tensione che, anche sui diritti civili, si sta consumando negli Stati Uniti. Non è un caso che la decisione della Corte suprema abbia sollevato non pochi malumori negli ambienti pro life e sia considerata una sonora sconfitta per Alliance Defending Freedom, lo studio legale cristiano-conservatore, noto per le agguerrite battaglie anti Lgbt+.

Ne è convinto Jack Drescher, ordinario di psichiatria clinica presso il Columbia University College of Physicians and Surgeons, socio dell’American Psychiatric Association (Apa) e uno dei più autorevoli esperti mondiali in materia di orientamento sessuale e identità di genere. «È di grande significato – così l’accademico a Linkiesta – il rifiuto della Corte suprema, che, come noto, è molto conservatrice. Ora, sebbene tre giudici conservatori non fossero d’accordo con la decisione di non esaminare l’appello, gli altri tre conservatori hanno sostenuto il diritto dello Stato di Washington a regolare le pratiche mediche». Secondo Drescher, che in passato ha contribuito alla redazione della quinta versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), «questa decisione protegge ulteriormente i giovani Lgbt+ dall’esposizione a procedure che sono potenzialmente dannose e anche prive di qualsiasi base scientifica di efficacia».

Plauso al riguardo è stato espresso anche da Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay che, paragonando le terapie di conversione «a vere e proprie torture perché avvengono generalmente su minori, contro la loro volontà su indicazione di genitori omofobi o integralisti religiosi», ricorda come le stesse «siano praticate in varie parti del mondo. Nella Russia del regime omofobo di Putin sono diventati ufficialmente parte integrante dei trattamenti ospedalieri, per non parlare delle autocrazie islamiche e di tutte le altre dittature. È giusto, perciò, opporvisi e sono sacrosante le leggi che le vietano». Ricordando che l’allora senatore dem Sergio Lo Giudice aveva presentato un ddl nel 2016 per vietare tali pratiche, lo storico leader del movimento Lgbt+ italiano rivela infine al nostro giornale: «Stiamo preparando un progetto di legge, scritto dal giurista Antonio Rotelli, sul quale sarà fatta una campagna popolare di raccolta firme a cura dell’associazione Gaynet». Si starà a vedere. Per ora non resta che esultare di quanto successo oltreoceano.