Sogno eternoLa corsa allo spazio cinese è una sfida a tutto l’Occidente

Nella sfida con gli Stati Uniti, Xi Jinping non si è limitato a modernizzare l’esercito e gli armamenti in vista di futuri conflitti sulla Terra, ma ha cominciato a spostare il confronto con Washington anche oltre l’orbita terreste. Lo racconta Simone Pieranni nel suo “Tecnocina” (Add Editore)

Xining, Cina (Unslash)

Il 20 maggio 2023 il «South China Morning Post» ha pubblicato un articolo nel quale si dice che la Cina, da almeno quattro anni, sarebbe già in possesso di «uno dei missili ipersonici più avanzati, il DF-27», capace di colpire tutte le principali basi statunitensi nell’Asia-Pacifico. Il missile balistico – scrive il quotidiano di Hong Kong – «non è mai stato svelato ufficialmente, ma è apparso lo scorso agosto in filmati postati da una fonte sconosciuta su social media strettamente controllati del Paese».

Che sia un’informazione realistica o meno, è ormai evidente come la sfida tra Cina e Stati Uniti, che contrassegnerà questa epoca, ha come origine lo sviluppo tecnologico e come esito un potenziale confronto militare. Quasi tutto il cammino scientifico della Repubblica popolare si è focalizzato sul potenziamento delle capacità militari, e l’ultima accelerazione non si discosta da questo obiettivo. Più tecnologia, più Intelligenza artificiale, supercomputer super veloci: tutto è focalizzato a colmare un gap militare con gli Stati Uniti.

Xi ha deciso di puntare molto sulla modernizzazione dell’esercito, che nel corso della storia della Repubblica popolare è stato più volte sottoposto a riforme, dipendenti anche dalla diversa strategia decisa dalla leadership del Partito. Lorenzo Termine, autore di Tigri con le ali, la politica di difesa postmaoista e l’arma nucleare, su «Eastwest» (n. 104, luglio – settembre 2023) scrive che oggi «i leader militari cinesi ritengono che la guerra stia evolvendo da “guerra informatizzata” a una futura “guerra intelligentificata”. Secondo Elsa Kania, esperta di tecnologia e affari militari cinesi per il Center for a New American Security, per vincere sul campo di battaglia del futuro l’Esercito Popolare di Liberazione potrebbe prevedere “attacchi senza equipaggio, remoti, precisi, miniaturizzati e su larga scala” come principale tattica offensiva. In sostanza, la Cina di Xi Jinping si sta preparando a un futuro in cui le tecnologie emergenti giocheranno un ruolo cruciale nella competizione internazionale e sul campo di battaglia».

Xi Jinping non si è limitato però al confronto con gli Stati Uniti solo per quanto riguarda esercito, armamenti e potenziali futuri conflitti sul pianeta: il numero uno cinese ha cominciato a guardare oltre il pianeta Terra, spostando il confronto con Washington anche nello spazio e preoccupando non poco gli Stati Uniti che vedono l’impegno spaziale cinese come una potenziale minaccia di un ordine mondiale oltre il pianeta, nel quale gli Usa hanno sempre dominato.

I media occidentali nel maggio 2023 hanno dato grande enfasi all’invio in orbita dei primi astronauti civili da parte della Cina. Come riportato dalle agenzie, Pechino «prevede di mandare astronauti sulla Luna entro il 2030». Il grande protagonista è stato Gui Haichao, 37 anni, docente di ingegneria aerospaziale all’Università Beihang di Pechino. Formatosi in Canada, «è uno dei tre taikonauti, come sono noti gli astronauti cinesi, partiti a bordo della Shenzhou-16 diretta alla stazione spaziale Tiangong. Gui era affiancato da un altro esordiente, Zhu Yangzhu, e dal veterano Jing Haipeng, entrambi membri dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese». Stando alle cronache, dopo sei ore e mezzo dalla partenza dalla base di lancio di Jiuquan, nella Mongolia interna, «la Shenzhou-16 ha attraccato alla stazione spaziale cinese, e i tre taikonauti sono stati accolti nel modulo principale Tianhe dai loro tre colleghi partiti a novembre scorso a bordo della navicella Shenzhou-15». «Il lancio è stato un completo successo e l’equipaggio è in buone condizioni», ha commentato Zou Lipeng, direttore del Centro di lancio satellitare di Jiuquan.

La Shenzhou-16 è stata l’undicesima missione umana cinese nello spazio, «e la partenza della navicella, portata in orbita da un razzo Long March 2F, è stata preceduta da una coreografica cerimonia ripresa dai media statali, a cui hanno partecipato i tre taikonauti, con l’accompagnamento di una banda musicale e del pubblico sventolante le bandiere nazionali». Il «Financial Times» in quei giorni ha scritto che la Cina «ha compiuto rapidi progressi nel suo programma spaziale» ricordando come nel 2019 il Paese fosse diventato «il primo ad atterrare sul lato opposto della Luna». L’anno successivo ha completato la costellazione di satelliti BeiDou e nel 2021 ha fatto atterrare un rover su Marte, «dove prevede di inviare una missione con equipaggio entro il 2033 e ha lanciato la prima parte della sua stazione spaziale, progettata per rimanere in orbita almeno un decennio». La Cina è l’unico Paese con una struttura di questo tipo a cui «gli Stati Uniti hanno impedito di partecipare alla stazione spaziale internazionale rivale nel 2011 per problemi di sicurezza nazionale e furto di tecnologia».

Siamo già in piena competizione spaziale e al momento tutto può accadere, considerando i chiari di luna geopolitici e la feroce concorrenza tra Cina e Stati Uniti che in questo momento, nel 2023, divide il mondo in due: da un lato gli Stati Uniti e i suoi alleati, dall’altro la Cina alla ricerca di una presa non solo economica sui Paesi del sud del mondo, così da compensare le relazioni non proprio ottime con il mondo occidentale. Ma sappiamo anche che Pechino non guarda al domani, ma molto più avanti. E grazie a una mole notevole di documenti strategici pubblici fornisce sempre dei suggerimenti su cosa, in futuro, interesserà alla leadership del Pcc. In questo caso bisognerà seguire la traiettoria del “sogno cinese” che l’attuale leader Xi Jinping ha lanciato nel 2013. Dieci anni dopo, infatti, il “presidente di tutto” ha parlato di “sogno eterno”: chissà che dopo lo spazio, la Cina non pensi anche a rinnovare il tempo.

Simone Pieranni, “Tecnocina”. Storia della tecnologia cinese dal 1949 a oggi, Add editore, 256 pagine, 19 euro.

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