A colpi di decretiIl governo vuole risparmiare sui migranti considerando i sedicenni «quasi maggiorenni»

Il fondo da 68 milioni del decreto anticipi, con un altro provvedimento del 5 ottobre, verrebbe così decurtato di 15 milioni, che serviranno per la previdenza integrativa degli agenti di polizia e del personale delle forze armate. L’esecutivo si appresta di fatto a creare tre percorsi differenziati, inserendo un «circuito delicato» tra i 16 e i 18 anni

LaPresse

Il governo ha deciso di fare cassa sul fondo per i migranti minori non accompagnati e da lì ricavare i fondi per la previdenza integrativa degli agenti di polizia e del personale delle forze armate – scrive La Stampa. Così un fondo da sessantotto milioni di euro è stato decurtato di quindici milioni. Come? Per muovere i fondi da un capitolo di spesa all’altro, sempre nell’ambito del bilancio ministero dell’Interno, ci sono due decreti legge che si incastrano. Uno, il cosiddetto decreto Anticipi, aveva stanziato i famosi sessantotto milioni di euro a beneficio dei Comuni, che sono per legge tenuti ad accogliere i minori. L’altro, il decreto n. 133 del 5 ottobre, cambia le carte in tavola e dichiara «quasi maggiorenni» gli ultrasedicenni non accompagnati. Un trucco legale per considerare i ragazzi dopo i 16 anni già maggiorenni.

Secondo la legge, i minori non accompagnati hanno diritto a un percorso speciale, con molte più garanzie rispetto agli adulti, che ha anche costi alti: si oscilla tra i settanta e i cento euro di retta al giorno. Per numeri altrettanto alti: nell’ultimo anno sono sbarcati 16mila minori non accompagnati, che si sommano ai 10mila già sbarcati l’anno precedente. «Con quei sessantotto milioni di euro», spiega Matteo Biffoni, sindaco Pd di Prato, responsabile Anci per le questioni dell’immigrazione, «avremmo avuto indietro dal governo solo una minima parte di quanto spendiamo. Ma ora con la mano destra ci tolgono quanto appena concesso con la sinistra. L’Anci sta rifacendo tutti i conti». Biffoni però non ci sta. «Eticamente e politicamente, sistemare i minori con gli adulti è una scelta inaccettabile. Ma davvero vogliono mescolare con gente grande dei ragazzi che sono stati pestati nei lager libici o ragazzine che sono state tutte stuprate?».

Il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, della Lega, insiste che una buona metà dei minori imbrogli sull’età. «Almeno il sessanta per cento dichiarano di avere sedici o diciassette anni. Sono sedicenti minori». Ma ci sono enormi problemi giuridici. I minori hanno diritti diversi e più delicati. E ci sono leggi nazionali come convenzioni internazionali che vanno rispettate. «Al primo minore lasciato volutamente tra gli adulti con l’atto di un prefetto, scatterà immancabilmente qualche ricorso. E la magistratura non potrà fare altro che dichiarare illegittima questa norma voluta dal governo Meloni», dice Biffoni.

La grande ondata di arrivi ha infatti messo in crisi molti Comuni del Nord, da Milano a Bologna, Firenze, Torino, Cremona, dove i sindaci fanno i salti mortali per garantire ai minori non accompagnati quel trattamento che la legge prevede e che il senso di umanità impone.

Di fatto, però, il governo si appresta a creare dei percorsi differenziati. Quello classico dei minori per gli adolescenti sotto i 16 anni. Quello di nuova concezione, per la fascia tra 16 e 18 anni, nell’ambito dei centri di accoglienza per adulti, sia pure con l’accortezza di definirlo «circuito dedicato». E poi il percorso di massa per i migranti adulti.

Il vero obiettivo a cui il governo mira è il consistente risparmio che potrebbe ottenere lasciando la metà dei minori nei centri per adulti, dove la retta costa 70 euro in meno. In questa prospettiva, i 15 milioni tolti al fondo per i minori che ora il governo vuole usare per la previdenza integrativa del personale in divisa è solo un primo risparmio.