Negoziato traballanteMomento decisivo per il voto Onu sulla tregua a Gaza

Priorità all’accesso umanitario nell’area della Striscia, ma manca l’accordo sugli ostaggi ancora nelle mani di Hamas. Intanto a Khan Yunis sono fuori uso

Il voto Onu sulla tregua a Gaza si fa attendere: nell’ultima versione della bozza sarebbe sparito il pezzo chiave sulla “fine immediata” delle ostilità. Ora si parla di delle “misure urgenti” per l’accesso umanitario con gli Stati Uniti che sostengono l’approvazione del documento. Hamas invece fa muro nei negoziati in corso al Cairo sulla possibilità di un accordo relativo alla liberazione dei quaranta ostaggi. A Gaza sono alla fame più di mezzo milione di persone, l’Oms fa sapere che nel Nord della Striscia nessun ospedale è funzionante. Israele intanto non molla la presa anche sulla Cisgiordania. Tel Aviv sembra alzare la posta intensificando le operazioni militari anche con raid sul Libano dopo l’ennesimo lancio di razzi di Hezbollah. Se a Gerusalemme il Patriarcato annulla tutti i pranzi e le cene di Natale e sceglie di devolvere i soldi risparmiati ad aiuti per Gaza, per prima volta dall’inizio della guerra entrano in gioco i kamikaze. Secondo quanto riferisce il giornale Yediot Ahronot nelle vicinanze dell’ospedale Indonesiano, nel settore nord della Striscia, un uomo di circa sessanta anni ha ignorato gli avvertimenti dei soldati e si lanciato attivando un corpetto esplosivo. L’uomo è morto mentre i militari sono rimasti illesi. Ma l’esercito di Tel Aviv prenderebbe in considerazione la possibilità che Hamas abbia organizzato altri attacchi suicidi contro le forze di terra.

È lo stesso portavoce militare Daniel Hagari a rendere noto che dalla fine della tregua a Gaza, le forze israeliane hanno eliminato oltre 2.000 terroristi di Hamas. «Un risultato che si deve alle azioni combinate dal cielo, dal mare e da terra», ha affermato Hagari, e «gli artificieri militari hanno colpito il Quartiere dei dirigenti politici e militari di Hamas, distruggendo una vasta rete di tunnel, strutture strategiche realizzate dai terroristi nel centro della città di Gaza». Infine ha fatto sapere che a Khan Yunis, nel settore sud della Striscia, cinque brigate dell’esercito sono impegnate in combattimenti “sotterranei” contro Hamas. Nella macabra conta dei morti gli fa eco il ministero della Salute di Gaza, che nella notte ha fatto sapere che il numero di persone uccise dall’inizio degli attacchi è salito a 20.057 persone mentre 53.320 sono rimaste ferite. Lo riporta il sito del quotidiano israeliano Haaretz.

Sul fronte delle iniziative internazionali invece ieri è stata la volta di una presa di posizione del Canada, che ha annunciato programmi di immigrazione temporanea per i parenti dei cittadini canadesi e dei residenti permanenti colpiti dalla guerra di Gaza. Ma il governo ha anche avvertito che questi accessi dipenderanno dall’approvazione di Israele. Le misure comprendono un ampliamento dei parametri richiesti per essere ammessi in Canada applicati finora per favorire l’uscita dei cittadini dalla regione. L’iniziativa è stata annunciata dal ministro dell’Immigrazione Marc Miller, secondo il quale saranno diverse centinaia di persone a beneficiare del programma.

 

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