America contro La crisi d’identità degli Stati Uniti e la guerra civile a bassa intensità

Nel suo ultimo saggio, Federico Leoni racconta le metropoli democratiche e le campagne repubblicane, la rust belt degli operai disillusi e le città sconvolte dalle proteste razziali, e spiega perché la culla della democrazia è così polarizzata

LaPresse

Avete presente il film con Bill Murray? In italiano si intitolava Ricomincio da capo, anche se l’originale è Groundhog Day. Ecco, sembra di essere nel Giorno della Marmotta. Joe Biden contro Donald Trump, lo scontro che si profila è una replica di quello del 2020, con il primo che accusa il secondo di essere antidemocratico e il secondo che mette le mani avanti e lascia capire che se perderà di nuovo sarà di nuovo per colpa dei brogli. E se anche un’imprevedibile svolta del destino dovesse determinare la sostituzione di uno dei due contendenti, la situazione generale non cambierebbe di molto. Le crepe che spaccano l’America sono profonde, un colpo di scena non basterebbe a ripararle. 

Cosa è cambiato in questi ultimi anni? Molto, ma non la sostanza. La pandemia ha mollato la presa, sono scoppiate un paio di guerre, Trump è finito al centro di vicende giudiziarie che per paradosso (ma non sorprendentemente) lo hanno avvantaggiato nelle primarie. Ormai nel partito repubblicano per battere Trump devi essere più a destra di Trump, e anche questo potrebbe non bastare. Certo l’estremismo è utile alle primarie ma controproducente nelle elezioni generali, ma come ci arrivi alle elezioni generali se prima non conquisti la base? 

Per ottenere la maggioranza devi piacere a una minoranza: è una delle tante contraddizioni in cui si avvita la politica americana, e a pagarne le conseguenze sono i tanti cittadini moderati che esistono ancora, ma la cui voce è sopraffatta dalle urla degli estremisti. 

Nel 2021 pubblicai Fascisti d’ America, un saggio sull’estrema destra americana che si fermava al 6 gennaio, il giorno dell’assalto a Capitol Hill. America Contro riparte proprio da lì per spiegare come – e perché – l’abisso tra le due Americhe si è fatto negli ultimi anni più profondo e vertiginoso. 

Il libro si divide in due parti, la prima dedicata ai temi che sono e saranno al centro del dibattito politico americano, la seconda incentrata sulle ragioni più profonde della drammatica polarizzazione in atto negli Stati Uniti. Prima di atterrare sulla carta, America Contro ha esordito in tv, su Sky tg24, e come podcast. L’idea alla base del progetto è nata all’inizio del 2022. In quel periodo molti autorevoli commentatori sostenevano che gli Stati Uniti erano sull’orlo di una nuova Guerra Civile. 

Il Washington Post aveva pubblicato un lungo editoriale del celebre politologo Robert Kagan che esordiva così: «Gli Stati Uniti stanno affrontando la crisi costituzionale e politica più grave dai tempi della Guerra Civile, con la concreta possibilità, nei prossimi tre o quattro anni, che si verifichino episodi di violenza di massa, che il governo federale si paralizzi e che il Paese si divida tra stati repubblicani e stati democratici». Non si sarebbe trattato di un conflitto in senso stretto: niente divise, niente trincee, niente eserciti regolari. Sarebbe stato piuttosto uno scontro a bassa intensità, un periodo di violenza diffusa, un’epoca di profonda divisione e dolorosa incertezza.

America Contro nasceva sulla base del presupposto – provocatorio – che il conflitto fosse in realtà già in atto. I disordini di Capitol Hill erano stati una battaglia, la più eclatante, all’interno di questa guerra. Sarebbe stato un programma televisivo, certo, ma anche qualcosa in più: un progetto multipiattaforma capace di essere declinato in tv, su Internet, come podcast e come contenuto social. Un progetto in grado di trasformarsi anche in un libro, adattando di volta in volta il linguaggio al mezzo con cui veniva veicolato. L’obiettivo, fondamentalmente, era raccontare gli Stati Uniti spostandosi lungo le linee di frattura che li dividono. Scandagliare l’anima di un Paese è difficile tanto quanto intuire i pensieri più profondi di un essere umano. Ci si può provare, però. 

Abbiamo cercato di perderci nei meandri dell’America, letteralmente e metaforicamente, visitando le metropoli democratiche e le campagne repubblicane, la rust belt degli operai disillusi e le città sconvolte dalle proteste razziali; abbiamo camminato lungo il confine con il Messico, parlato con i patiti del complotto, interrogato i fanatici delle armi. Ne è uscita fuori l’immagine di un Paese in crisi di identità, impressione confermata dalla gran parte delle rilevazioni demoscopiche effettuate negli ultimi mesi. 

La Guerra Civile, quella «vera», ha lasciato in America ferite mai completamente rimarginate. Oggi le cicatrici si riaprono. La crisi della democrazia, comune a molti Paesi occidentali, negli Stati Uniti si intreccia con altre fratture mai ricomposte e le aggrava. 

Il trend demografico, le crisi economiche, la sperequazione sociale, i contraccolpi della globalizzazione, hanno scatenato la rabbia di molti cittadini. Una parte del mondo politico e mediatico ha lucrato sul risentimento della popolazione, soffiando sul fuoco di uno scontro che conta tante vittime e nessun vincitore. 

Temperanza, lealtà, rispetto reciproco: le leggi non scritte della democrazia americana vengono sacrificate sull’altare della polarizzazione, una dinamica politica che vive di eccessi e non ammette compromessi. La complessa architettura istituzionale statunitense poggia sulle consuetudini più che sugli articoli di legge, e se questi pilastri si sfaldano l’edificio rischia di crollare. L’uso distorto dei social media e il colpo sferrato dalla pandemia hanno assestato nuovi, duri fendenti alla democrazia americana. 

Il libro riprende e approfondisce questi temi, con nuovi aggiornamenti, qualche tuffo nel passato e il respiro ampio garantito dalla saggistica. Mi impegno a non semplificare ciò che per natura è complesso. Oggi il mondo dell’informazione promette spesso spiegazioni succinte e facili semplificazioni. È l’attualità for dummies, e di certo ha uno scopo e un pubblico. Io, però, voglio offrirvi l’esatto contrario: se un argomento vi sembra chiaro, cercherò di confondervi le idee. 

Per confondere le mie, di idee, ho chiesto il contributo di giornalisti, scrittori e politologi americani, tutti influenti e tutti diversi tra loro per convinzioni e atteggiamento. Nella lista c’è anche William T. Vollmann. Vollmann è un autore particolare, allergico alle mode eppure di culto. È un romanziere travestito da saggista (o viceversa), che affronta temi scabrosi con una purezza infantile. È umile come i veri grandi, ed è geniale. «C’è chi dice che in America può scoppiare una nuova Guerra Civile…», gli ho fatto notare nel corso della nostra chiacchierata. Eravamo nella suite di un hotel di Mantova, durante il Festival della Letteratura. La telecamera alla mia sinistra emetteva un lieve ronzio, le tende davanti alla finestra schermavano la luce, dall’esterno giungeva il suono medievale delle campane. 

«Presto o tardi scoppierà ovunque», ha replicato. «Sai una cosa? Paradossalmente l’unico elemento a nostro favore è la crisi climatica. I disastri che si profilano all’orizzonte ci faranno apparire banale tutto il resto. Nel giro di venti, massimo cinquant’ anni, credo che non sarà più possibile combattere una Guerra Civile. Potremmo ritrovarci con un gruppo di sopravvissuti che cerca di aggredire o uccidere altri esseri umani in cima a una collina. Questa è la cosa migliore che possiamo aspettarci». Ho lasciato Mantova in preda a una sottile inquietudine. Non così sottile, forse.

Da “America Contro – Gli Stati Uniti e la crisi della democrazia” di Federico Leoni, Paesi edizioni, 160 pagine, 14 euro