L’idealista pragmaticoCosì Christopher Hitchens può salvare la sinistra

Pubblichiamo un estratto del favoloso saggio di Matt Johnson sullo scontro ideologico tra la sinistra antitotalitaria e quella anticapitalista, raccontato attraverso la biografia intellettuale del geniale polemista inglese. In libreria da venerdì 26 gennaio, ma già disponibile su Linkiesta Store

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Hitchens può salvare la sinistra – Come difendere senza paura la libertà dal fascino per i dittatori e dalla tentazione dell’autocensura” di Matt Johnson (456 pagine, 22 euro) sarà in libreria dal 26 gennaio, ma è già acquistabile qui, su Linkiesta Store.

Pubblichiamo, di seguito, un estratto del libro:

In Consigli a un giovane ribelle, Hitchens notava che, diversamente dal genocidio armeno e da quelli compiuti dai nazisti, che erano stati commessi con la “copertura” « di una guerra più ampia, […] il tentativo di annientare i musulmani di Bosnia si è sviluppato in piena luce ed è stato impresso su pellicola. È stato la causa della guerra e non una sua vigliacca conseguenza ». Il fatto che il massacro in Bosnia si fosse svolto sotto gli occhi del resto del mondo fu un ulteriore elemento che lo rese una sfida frontale portata all’idea stessa di comunità europea ( e internazionale ). Hitchens ricordava quanto fosse stato sconvolgente assistere a un «grande ritorno, in Europa, dei campi di internamento e dell’uccisione di massa di civili, nonché [al]la ricomparsa della tortura, dello stupro e della deportazione come atti politici ». E in Hitch 22 sottolineava il significato storico e culturale dell’assalto a Sarajevo:

« Una città antica e civile, famosa nella storia europea come luogo di una tragedia, ma anche celebrata come simbiotico luogo di incontro di popoli, culture e religioni ( il nome deriva dall’antica parola “serai”, come in “caravenserai” ovvero caravanserraglio, luogo di riparo e ospitalità ), veniva freddamente ridotta in macerie da tiratori ubriachi appostati sulle colline circostanti, che davano malignamente voce all’odio atavico dei contadini per la città e degli ignoranti per i colti ».

Hitchens si rese conto del fatto che gran parte della sinistra, benché fossero stati commessi crimini di questa portata, non si era nemmeno spesa in qualche forma di sostegno che non prevedesse in alcun modo un coinvolgimento militare diretto ( ad esempio facendo pressione contro l’embargo sulle armi o manifestando per mostrare il proprio appoggio alla resistenza bosniaca ): «Era come se le limitate forze dell’internazionalismo fossero state del tutto paralizzate dal timore che una solidarietà di questo tipo potesse essere fraintesa e magari interpretata come una richiesta di bombardare o di intervenire militarmente ». Ne concluse che l’antinterventismo fosse diventato una posizione reazionaria, dal momento che qualsiasi appello all’azione avrebbe richiesto al «governo degli Stati Uniti di comportarsi, in un certo senso, come un agente moralmente sicuro di sé, e questa non avrebbe potuto essere una cosa giusta ». Hitchens riteneva che la sinistra stesse abdicando alla sua responsabilità di assumere un ruolo attivo nei dibattiti sulla guerra e sui diritti umani ritirandosi su questa posizione. E scrisse: «Per farla breve, in futuro sarà molto difficile discutere di politica estera se l’orientamento principale di chi sosterrà delle argomentazioni radicali e delle critiche sarà puramente non interventista. Di fatto, ciò equivarrà ad astenersi dal dibattito più che a parteciparvi ».

Alla fine della Guerra fredda, alcuni settori della sinistra avevano però intravisto l’opportunità di lavorare per costruire un sistema internazionale in grado di punire i criminali di guerra, di prevenire le aggressioni contro i civili e di garantire i diritti umani nel modo più ampio possibile. In una nota a piè di pagina quasi alla fine di Hitch 22 ( in cui faceva riferimento all’appello di Susan Sontag alla Nato e alla Casa Bianca perché abbandonassero «un’ignobile neutralità» e salvassero «il nome dell’Europa» ), Hitchens menzionò gli interventisti europei con i quali, dall’altra parte dell’Atlantico, si erano schierati lui e la Sontag: «A dispetto del generale bullismo della sinistra su tale questione, Susan è soltanto la più nota tra parecchi altri personaggi, tra cui Bernard-Henri Lévy, Peter Schneider, Daniel Cohn-Bendit, Adam Michnik e altri, i quali, a loro modo, seguirono un percorso che dal 1968 andava, attraverso il 1989, sino alle successive battaglie contro il totalitarismo».

Linkiesta Books

Hitchens può salvare la sinistra” di Matt Johnson è acquistabile qui online.
Sara disponibile in libreria da venerdì 26 gennaio 2024.

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