Le chic c’est freakGrandi tavole per grandi visioni

Ancora una volta il modello francese è vincente e non solo a Parigi, con l’esempio fortunato di Les Grandes Tables du Monde

A che punto è la ristorazione francese?
Una breve tappa nella città più romantica d’Europa non è sicuramente sufficiente per avere un quadro aggiornato dello status quo di un Paese gastronomicamente ricchissimo e iper frazionato. Abbiamo provato ad essere trasversali, fermandoci nella cave à manger così come nel bistrot contemporaneo in Rive Gauche o nello stellato lussureggiante conosciuto a livello internazionale (vi racconteremo tutto #nientepanico). Fatte salve differenze e sfumature, l’elemento che accomuna (quasi) tutta la ristorazione bianca, rossa e blu – rendendola ancora in buona parte esemplare – è la loro incredibile art de vivre.

La capacità, squisitamente francese, di tradurre in ristoranti e quindi in piatti ed emozioni, in un servizio specifico, gli ingredienti fondamentali per sentirsi sempre circondati di bellezza, gioia e generosità è uno dei più grandi pregi di questo popolo. Sono dannatamente bravi a far risultare tutto sempre ordinato e invitante, elegante e curato, fresco, pulito, prezioso, anche l’ultimo dei caschi di banane in offerta al supermercato.

È la visione alla base che è differente e permette – per sé stessi prima ancora per terzi – di rendere tutto ciò che verrà a contatto con il nostro quotidiano più attraente e particolarmente bello. Che l’estetica voglia la sua parte è indubbio, ma questa pratica spiega come mai ogni fromagerie o épicerie qualunque sono organizzate con la stesse attenzione e precisione di una vera gioielleria. L’associazione Les Grandes Tables du Monde da sessantanove anni riunisce quelle insegne che, ognuna nel proprio contesto, regalano felicità e bei ricordi a tavola. Appartengono all’associazione quei ristoranti che risultano memorabili per l’esperienza gastronomica ma anche e soprattutto per il luogo storico e architettonico in cui si trovano.

Attualmente l’associazione conta 177 ristoranti in ventitré Paesi, scelti per una serie di valori reciproci e un unico scopo comune: regalare momenti di felicità. L’eccellenza gastronomica, il senso di ospitalità e l’unicità di certi luoghi quasi leggendari, rende questa selezione diversa dalle altre di settore e realmente attenta ad abbracciare ogni singolo aspetto di un’insegna. Non si celebra una particolare cucina, uno chef o un elemento specifico, ma si premia il progetto nella sua complessità. Ancora prima di andare a trovare la ricetta perfetta della salsa perfetta, i francesi hanno capito che lo stare a tavola occupa un aspetto fondamentale della nostra esistenza e che il segno lasciato da un buon ristorante è profondo ed essenziale.

Immagine di repertorio tratta dal sito Les Grandes Tables du Monde

«Ogni giorno diamo il benvenuto a ospiti felici desiderosi di trascorrere un momento eccezionale. Vederli aprire la porta di casa, sedersi a tavola e prendersi il tempo per assaporare ogni minuto di un’esperienza straordinaria: ognuno di noi ne ha fatto una vera ragione d’essere. Da Shanghai a Parigi, da New York a Singapore, le nostre case sono accomunate dalla ricerca dell’eccellenza e dal desiderio di regalare un momento unico e memorabile. Dietro questo nostro modo di vivere ci sono soprattutto uomini e donne totalmente dedicati e appassionati. Cuochi ma anche pasticceri, sommelier o maggiordomi, siamo tutti accomunati dal desiderio di compiacere e soddisfare». Sono le parole di Davide Sinapia, presidente di Les Grandes Tables du Monde nonché marito della tristellata cheffa Anne-Sophie Pic.

Le origini dell’associazione risalgono al 1954, anno di fondazione, quando sei amici e colleghi titolari di alcune delle migliori tavole di Parigi scelsero di unirsi per difendere i valori della grande gastronomia e dell’art du bien vivre. Fu così che Jean Barnagaud (Prunier), André Vrinat (Taillevent), Claude Terrail (La Tour d’Argent), Raymond Oliver (Le Grand Véfour), René Lasserre (Lasserre) e Louis Vaudable (Maxim’s) fondarono Traditions et Quality, questo il primo nome dell’associazione. Dopo soli due anni uscì la prima guida che comprendeva diciannove strutture aderenti, di cui tredici nelle province.

Nel 1959 Jean Cocteau, al termine di un pranzo a Palais Royale presso Le Grande Véfour, disegna sul suo tovagliolo quello che ancora oggi è il simbolo di Les Grandes Tables du Monde, un gallo bianco e rosso. L’attuale nome arriva solo nel 1990 e quel punto l’associazione è ormai destinata ad abbracciare un numero crescente di realtà che, anche su scala internazionale, si riconoscono nei valori e negli obiettivi proposti dai suoi fondatori. Ancora un volta, è il modello proposto dai francesi a convincerci, complice una grandeur che non interessa solo il lato gastronomico dei protagonisti ma riesce ad allenare la mente, a pensare oltre, a essere ambiziosa e a porsi obiettivi sempre più sfidanti.

Courtesy immagini Les Grandes Tables du Monde

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