Su tutti i frontiHamas sconfina, l’Isis spara in chiesa, ma si punta ancora a una tregua

Ore di tensione, sospetti alle Nazioni Unite, attacchi agli americani in Giordania. Mentre il Likud fa pressioni su Netanyahu i negoziati per una pausa dalla guerra proseguono senza sosta

Escalation di tensione è la frase che sintetizza la situazione di queste ore in Medio Oriente. L’uccisone dei tre militari americani nel nord-est della Giordania, ai confini con la Siria con droni iraniani; l’attacco armato dell’Isis nella chiesa della Natività di Maria a Sariyer nel villaggio di Büyükdere; vertici e controvertici tra capi dei servizi segreti (Israele, Qatar, Egitto) in equilibrio precario che arrancano verso una soluzione per gli ostaggi. Mentre il presidente Joe Biden annunciava una risposta adeguata degli Stati Uniti, l’attacco alla postazione americana non era ancora terminato. La Giordania ha definito l’episodio contro la postazione un vero attacco terroristico e ha ribadito di essere schierata con le truppe americane senza se e senza ma. È poi intervenuto Sami Abu Zuhri, alto funzionario di Hamas che ha giustificato l’attacco come conseguenza della guerra da parte di Israele: «Questo è un messaggio all’amministrazione americana che, se non fermerà l’uccisione di innocenti a Gaza, dovrà confrontarsi con l’intera nazione». Come risposta, il ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben Gvir ha iniziato a fare pressione su Benjamin Netanyahu affinché spinga i palestinesi ad andarsene da Gaza volontariamente.

Nel mirino è finito Tower 22, un piccolo avamposto vicino alla base Al-Tanf, al di là del confine, nella Siria sud occidentale, dove le forze americane collaborano con le autorità locali contro l’Isis. In Giordania sono di stanza circa tremila militari americani. E le milizie filo iraniane preoccupano i vertici delle truppe, concentrati a neutralizzare il rischio di un allargamento del conflitto, dopo le ripetute incursioni dei droni contro i soldati Usa in Iraq, Siria e Yemen, alle quali il Pentagono ha risposto senza esitazioni. Come sta accadendo anche nel Mar Rosso, dove continuano gli attacchi Houthi contro le navi cargo europee e americane.

Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan è invece intervenuto sulla vicenda dell’incursione armata nella chiesa, rassicurando che le contromisure sono state subito prese. Erdogan ha parlato al telefono con funzionari locali e con il parroco. In serata la Polizia ha comunicato l’arresto dei due killer, che però è stato smentito però da alcune fonti vicine allo stato islamico. 

L’altra questione spinosa di queste ore riguarda i finanziamenti all’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. I funzionari delle Nazioni Unite e i gruppi umanitari stanno pregando i dieci paesi (tra i quali l’Italia) che hanno sospeso i finanziamenti a rispristinarli al più presto. In nottata la richiesta è arrivata anche dal primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh. La decisione è stata presa dopo l’accusa a una dozzina di membri dell’Agenzia coinvolti nell’appoggio ad Hamas contro Israele.