Guerra e MagistraturaI due fronti di Netanyahu, tra Hamas e la clausola di ragionevolezza

Israele annuncia che presto i coloni potranno tornare nei territori a nord di Gaza lasciati dopo il 7 ottobre, mentre i militari sostengono di aver eliminati un pezzo grosso di Hamas. Ma la Corte Suprema di Tel Aviv è una ulteriore spina nel fianco per il primo ministro

L’inizio del 2024 non ha fatto registrare pause sullo scacchiere israelo-palestinese e l’impegno nella creazione di campi di accoglienza fa intuire che l’emergenza è lontana dalla fine. La Mezzaluna Rossa Palestinese ha collaborato con la Mezzaluna Rossa egiziana per installare la prima struttura organizzata a Khan Younis per gli sfollati di Gaza in fuga dai bombardamenti israeliani. C’è posto per 300 famiglie che potranno contare su ambulanze, staff medici e logistica di soccorso della Palestine Red Crescent Society.

Ma già si ipotizza che il campo si allargherà fino a ospitare un migliaio di tende. Non restituisce il senso della normalità nemmeno il discorso del ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, che ha annunciato il probabile ritorno a casa delle comunità di coloni a nord della Striscia di Gaza. Si tratta di famiglie che vivevano nel raggio di 5-7 chilometri dal confine e che sono state evacuate in seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Più che una certezza è un obiettivo che Gallant sostiene essere raggiungibile in un futuro prossimo, soprattutto per alcune aree, mano a mano che le operazioni militari lo permetteranno.

Anche per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu l’anno non è iniziato bene. La Corte Suprema di Israele si è infatti pronunciata contro un obiettivo chiave della revisione giudiziaria che il governo intende applicare per mettere in discussione i poteri della magistratura. Una dichiarazione della Corte Suprema afferma che otto giudici su quindici si erano già pronunciati contro un emendamento approvato dal parlamento a luglio che elimina la clausola della “ragionevolezza”, utilizzata dalla Corte per annullare le decisioni governative ritenute anticostituzionali.

Un’altra spina nel fianco di Netanyahu è arrivata in queste ore da Yesh Din, gruppo di volontari israeliani, fondato nel 2005 da un gruppo di donne e oggi impegnato in Cisgiordania. Gli attivisti hanno comunicato che il 2023 è stato l’anno più violento di sempre per gli attacchi da parte dei coloni, che hanno dato alle fiamme dozzine di case in Cisgiordania. Le violenze sarebbero aumentate di molto dopo il 7 ottobre.

Dalla politica agli obiettivi strategici, la giornata ha visto un esercito israeliano annunciare di aver eliminato Adil Mismah, comandante regionale delle forze d’élite Nukhba di Hamas, nella città centrale di Deir al-Balah. Era un nome caldo nella black list dell’IDF, in quanto Mismah aveva preso parte all’attacco di Hamas del 7 ottobre contro Israele. Una notizia che fa da contrappunto a quella, riportata da Reuters secondo la quale Israele starebbe per ritirare parte delle truppe da Gaza per dedicarsi a operazioni chirurgiche contro i vertici di Hamas. Il funzionario israeliano intervistato dall’agenzia di stampa ha affermato che la decisione riguarderebbe soprattutto i riservisti e la necessità che questi rientrino al lavoro per sostenere l’economia del Paese. Sono trecentomila quelli arruolati negli ultimi mesi per far fronte alla guerra.