Convergenza parallelaVerso la sfida impari Meloni-Schlein (Salvini e Conte permettendo)

La presidente del Consiglio e la segretaria del Partito democratico si confronteranno in tv e probabilmente alle Europee. La partita è a favore della premier, ma nel breve a guadagnarci sarà anche la leader Pd

Unsplash

Se l’elezione diretta del, anzi della, premier ci fosse domani il duello sarebbe tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein. L’impressione, e qualcosa di più, che si ricava dalla conferenza stampa della presidente del Consiglio è che lei considera come sua competitor la segretaria del Partito democratico.

Meloni ha scelto Schlein, non è dato sapere se il motivo sia che questo è un dato di fatto o perché la considera più debole di Giuseppe Conte, ma il dado è tratto. E questo coincide con lo schema che Schlein ha in testa, uno schema diciamo così veltroniano: io sono il capo del centrosinistra in quanto leader del partito più forte, e dunque sono naturalmente la sfidante della presidente del Consiglio. 

Su questa base, Schlein ha accelerato nell’ultima fase: prima dicendo che le elezioni potrebbero tenersi ben prima della scadenza naturale, e poi sfidando Meloni a un duello televisivo. Ieri Meloni ha raccolto il guanto di sfida: il match tv si farà su Skytg24. Non adesso, ma si farà. A Conte non resterà altro da fare che guardare alla tv lo spettacolo delle due leader, la capa del governo e quella dell’opposizione. 

Non sarà facile, per Elly. Forse giocherà la carta della newcomer contro una decennale professionista della politica, ma soprattutto quella dell’argine allo strapotere della destra-destra.

Il rischio è altissimo, può finire in una catastrofe mediatica e politica, ma intanto si è guadagnata la parte della competitor. E se è vero che il sistema mediatico recepisce, e a sua volta rilancia la realtà, allora c’è da concludere che piaccia o non piaccia si sta rimettendo in piedi un’idea politicamente bipolare del sistema: bisognerà vedere se questo schema reggerà la prova di un’elezione con il proporzionale che di per sé esalta la frammentazione, ma questa è la convergenza parallela delle due leader. 

Ma non solo questo è emerso ieri. Meloni, che non ha sciolto definitivamente la questione della sua candidatura alle Europee, tuttavia ha dato ad abudantiam l’idea di voler correre perché «misurare il consenso è democrazia», e in questo passaggio ha alluso di striscio a una competizione elettorale diretta con Schlein. Sarebbe una super-sfida a chi prende più voti, candidate entrambe in tutte le circoscrizioni. Ma sarebbe anche una sfida vinta in partenza da Meloni, per la semplice ragione che Fratelli d’Italia avrà sicuramente molti più voti del Pd, c’è chi dice il doppio, e perché in ogni caso la visibilità e la forza politica di un capo del governo la pone oggettivamente ai nastri di partenza cento metri avanti a Elly. 

È una gara insomma su due livelli diversi, una non-gara. Non è un’opinione condivisa da tutti al Nazareno, ma che dovrebbe alla fine imporsi. E c’è un evidente motivo di soddisfazione per la leader del Pd nel sentirsi rimessa in corsa nella parte di anti-Meloni, ruolo ambito anche da Conte.

L’ex avvocato del popolo e Matteo Salvini non staranno a guardare e cercheranno di ostacolare in tutti i modi la doppia personalizzazione che si profilerà prima delle Europee, il primo mettendo le dita negli occhi del Pd ogni volta che sarà possibile, il secondo scavalcando a destra la leader di FdI nella politica europea. Ma la gara volge verso lo scontro tra le due donne della scena italiana.