Sostenibilità alberghieraTre hotel ecologici che puntano (concretamente) alle zero emissioni

Pannelli solari, pompe di calore, bioarchitettura, tetti fioriti e attenzione ai consumi: lente d’ingrandimento su tre strutture fondate sui valori e gli elementi più tangibili dell’ecosostenibilità

Itomachi Hotel

Hotel a emissioni zero. Una realtà – quando non resta un’etichetta da apporre per essere più attrattivi e che non corrisponde al vero – che contagia sempre di più, in senso buono, la moderna industria alberghiera. Eliminare dall’atmosfera la stessa quantità di anidride carbonica e di altri gas serra prodotti, è un risultato raggiungibile in diversi modi: piantando un numero sufficiente di alberi capace di catturare l’anidride carbonica emessa dall’hotel o attraverso le rinnovabili. Producendo, cioè, il cento per cento dell’elettricità necessaria per il funzionamento dell’hotel tramite pannelli fotovoltaici o altre tecnologie basate sull’energia pulita. Ma non solo: gli hotel davvero a zero emissioni adottano piani di efficientamento energetico, ottimizzano i lavaggi di lenzuola e asciugamani e incentivano l’utilizzo di mezzi pubblici da parte dei clienti per arrivare in struttura. 

La sostenibilità è un concetto molto ampio: riguarda il trattamento in modo equo del personale e il non aver distrutto l’ecosistema per costruirvi l’hotel. Ma può rientrarvi anche l’utilità che l’albergo apporta alla comunità di cui fa parte. È il caso del giapponese Itomachi Hotel 0, aperto a fine 2023 a Saijo, prefettura di Ehime, e progettato dal famoso architetto Kengo Kuma. L’hotel, infatti, non è soltanto a emissioni zero – il primo del genere in Giappone, risultato raggiunto attraverso l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici sul tetto –, ma nasce come iniziativa di un’azienda di semiconduttori, la Advantec Co., con sede a Tokyo e attiva nel campo delle rinnovabili. 

Il direttore dell’azienda, Masahide Yamana, nativo di Saijo, ha voluto, attraverso l’hotel, rivitalizzare la sua città e la regione, interessate dal calo demografico, come tutto il Giappone. L’idea di un hotel sostenibile è venuta dopo che, nella stessa zona, era stato aperto un mercato e alcuni ristoranti, e l’hotel avrebbe dovuto richiamare più attenzione e persone. È quanto sta succedendo, con un gran numero di richieste di visite all’hotel e ai dintorni, da parte di istituzioni governative e aziende, per quello che sta decollando come “modello Itomachi”; inteso come concetto di sostenibilità allargata. 

Courtesy of Itomachi Hotel 0

Tra le funzioni dell’hotel rientra anche quella di rifugio di emergenza, in caso di necessità, capace di fornire cibo, acqua ed energia elettrica a trecento persone per tre giorni. Un’ala di Itomachi Hotel 0 funziona come centro aperto ai cittadini di Saijo, e a separarla da quella dell’hotel vero e proprio ci pensa un giardino, in cui sgorga un’acqua molto pura chiamata Uchinuki e proveniente dal Monte Ishizuchi, considerato sacro. La risorsa idrica è alla base di un progetto, partito nel 2016, del Laboratorio Kengo Kuma dell’Università di Tokyo, intitolato “Progetto Itomachi” e aperto a giovani architetti.

L’acqua è anche l’elemento attorno al quale è nato un altro hotel a emissioni zero, stavolta in Alto Adige. Si chiama OLM Nature Escape, inaugurato anch’esso alla fine dello scorso anno, alla confluenza della Valle Aurina con quella dei Molini e più che hotel è un eco-aparthotel. Il nome significa, nel dialetto locale, malga, ma anche continuità, infinità del tempo. E quest’ultima è evidente nella forma architettonica della struttura: un grande cerchio nel quale, camminando, non si arriva mai alla fine. Una curva infinita in cui la fine è anche inizio. Il progetto architettonico in questo può apparire visionario, ma acquista concretezza per la struttura bassa, di soli due piani, ben radicata sul terreno. 

Courtesy of OLM Nature Escape

Una superficie d’acqua di seicentoquarantacinque metri quadri con un laghetto balneabile d’estate, visibile dalle vetrate a tutt’altezza, occupa lo spazio interno della struttura circolare: non riguarda soltanto il benessere e i piaceri della Spa, ma richiama l’acqua che scorre sulle alte montagne tutt’intorno. Lì accanto, lo spazio interno vede una grande presenza di verde, con un ampio prato e un frutteto.

OLM ha ottenuto la certificazione Gstc (Global sustainable tourism council), organizzazione a livello internazionale per la promozione del turismo sostenibile, grazie alla sua sostenibilità diffusa. Bioarchitettura, utilizzo di materiali locali, acqua proveniente da un pozzo artesiano e sonde geotermiche che scambiano il calore con il suolo. La struttura è autonoma quanto a energia elettrica, grazie a milleduecento pannelli fotovoltaici di ultima generazione ad alto rendimento posizionati sul tetto, che coprono il fabbisogno interno.

Courtesy of OLM Nature Escape

Il tetto è l’elemento di spicco di una terza struttura a emissioni zero, il Boutiquehotel Stadthalle di Vienna. A giugno, quando la lavanda che lo ricopre è nel pieno della fioritura, diventa un tripudio di profumi e colori, grazie anche alle rose che sbocciano tra il viola delle piante. Quando è tempo di raccolta si sale sul tetto, e la lavanda viene essiccata e usata sia per profumare gli armadi delle camere dell’hotel, ma anche in cucina. 

Il Boutiquehotel Stadthalle è una vera e propria oasi verde nel cuore di Vienna, i cui muri del cortile sono ricoperti di edera, ma l’hotel è anche pioniere nel campo della sostenibilità alberghiera. Il risultato del bilancio energetico zero è stato raggiunto attraverso interventi in molteplici campi. Attraverso la pompa di calore ad acqua freatica, i pannelli fotovoltaici e i pannelli solari termici, lo Stadthalle riesce a produrre in un anno tanta energia quanta ne consuma.

Courtesy of Stadthalle

Nelle camere non ci sono i minibar, che consumano molto, il cento per cento dei rifiuti viene differenziato e riciclato, le lampadine sono a led e i soffioni delle docce ecologici. Un valido contributo all’ecosostenibilità arriva anche pianificando attentamente il numero di ospiti dell’hotel e quanto essi consumeranno a colazione. E quando pane e dolci sfuggono alla stima, i dipendenti dell’hotel sono invogliati a portare a casa ciò che è rimasto. Il pane rimasto è l’ingrediente principale dello Scheiterhaufen, un budino fatto con gli avanzi del pane, che viene cotto insieme a mele, cannella, zucchero e latte di mandorla. La sostenibilità è un risultato che si raggiunge anche con azioni piccole ma concrete: eliminando dal buffet le confezioni singole di burro e marmellata.