Agricoltori, Artigiani e ArtistiNon chiamateli più vini naturali

Le Triple A si sono affermate in due decenni come una vera e propria filosofia di vita in vigna. Sono i protagonisti del movimento che sta (ri)scrivendo la storia enologica di oggi, tutelando una produzione più fedele alle tradizioni di ieri

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Non chiamateli vini naturali. Saranno anche nati con questo nome vent’anni fa, quando Luca Gargano cominciò a squarciare il velo che copriva la produzione in vigna “alla vecchia maniera”, ma adesso c’è davvero tanto di più. Ed è facile scadere nelle mode del momento. Bastano tre parole che iniziano con la stessa lettera: Agricoltori, Artigiani, Artisti. Le “Triple A” che da movimento sono diventate distribuzione (o magari viceversa), compiono vent’anni e sono nel pieno della forma post-adolescenziale che a loro si addice. Gargano, patron visionario dell’azienda genovese di importazione e distribuzione Velier, le aveva lanciate nel 2003 dopo un confronto rivelatore con Serge Hochar, anima di Chateau Musar, in Libano, che insieme alla francese Domaine Huet e alla slovena Movia sarà la colonna iniziale su cui il catalogo Triple A poggerà le proprie basi.

Regole poche, obiettivi immensi: Gargano spinge per le colture completamente in biologico, l’eliminazione di fermentazioni che non siano spontanee e operate da lieviti indigeni, la completa esclusione di additivi (fatta eccezione per l’anidride solforosa) e coadiuvanti, il lavoro in cantina “senza trucchi” né ingerenze della tecnologia. Un ritorno al vino d’altri tempi, che celebra l’artigianalità e combatte l’appiattimento di un’offerta che soprattutto agli albori degli anni Novanta sembra non avere varietà, identità. Le Triple A, che oggi contano oltre cento produttori selezionati, esplodono invece proprio grazie alla celebrazione dell’unicità di ciascuna cantina, che senza l’utilizzo di elementi chimici può esprimere la propria autenticità e dare risalto al lavoro artigianale, fatto di un’attenzione al dettaglio e di un’impronta personale che sfociano, appunto, nell’arte.

A Gargano e alle Triple A bastano un paio d’anni per raccogliere consensi e seguito: già nel 2003 Velier smette di trattare vini che non seguano il decalogo autoprodotto per i vini naturali e l’anno dopo è la volta dei produttori italiani che fanno il loro ingresso nel portfolio. Al certosino lavoro di ricerca e promozione delle cantine coinvolte, Gargano affianca l’impegno per la tutela della cultura vinicola più vera e fedele alle tradizioni: nel 2006 è in Georgia insieme al filologo Soliko Tsaishvili, alfiere di una delle ultimissime testimonianze storiche della vinificazione nelle kvevri. Oltre a importare i vini in Italia, Luca promuove la nascita del Presidio Slow Food dedicato e, nel 2008, diventa socio di Soliko con la fondazione di Our Wine.

Ben più di un progetto imprenditoriale, le Triple A si sono affermate in due decenni come una vera e propria filosofia di vita in vigna, e di conseguenza di relazione al mercato. Sono state (e tutt’ora resistono profondamente radicata, quella del vino, che in Italia ancora soffre di retaggi durissimi da sradicare. Il catalogo è al tempo stesso un salvagente per chi crede nell’agricoltura biologica senza compromessi e non come mezzo di marketing, è uno spiraglio per quei consumatori disposti a guardare oltre quello che la proposta standard ha da offrire, è una quotidiana prova di resistenza a chi rifugge gli aromi anticonvenzionali tipici delle bottiglie Triple A e costituisce uno sforzo di divulgazione di una cultura che vuole qualità sincera e sostenibile, rispetto ai grandi numeri ottenuti con scorciatoie.

Gli sforzi di Gargano e delle Triple A hanno condotto alla notorietà globale vignaioli che vent’anni fa erano lontani dall’apprezzamento che meritano (Pierre Overnoy, Stéphane Bernaudeau, Emidio Pepe, Arianna Occhipinti, per citarne solo alcuni), complici anche il sapiente utilizzo della comunicazione contemporanea e l’infaticabile lavoro di formazione e racconto che la famiglia Velier dedica alla causa. E i nuovi progetti dell’azienda, che parlano di policoltura, espansione, approfondimento, insistono nel tracciare una linea che demarca un prima e un dopo, da vent’anni: erano agricoltori, artigiani, artisti. Oggi sono Agricoltori, Artigiani, Artisti.

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