My cup of TEACosa sono le tecniche di evoluzione assistita e perché rivoluzioneranno l’agricoltura europea

Il Parlamento Ue ha approvato la proposta della Commissione europea di regolamentare le biotecnologie agrarie combinano geni intra-specie per velocizzare processi di sviluppo di varietà sicure, attente alla biodiversità e resistenti a malattie e condizioni climatiche avverse.

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Durante la protesta dei trattori, il Parlamento europeo ha approvato una proposta storica per il settore agricolo: quella relativa alle piante ottenute attraverso le New genomic techniques (Ngt), note in Italia come Tecniche di evoluzione assistita (Tea). Le Tea sono biotecnologie agrarie che combinano geni intra-specie (ovvero tra organismi della stessa specie) con l’obiettivo di velocizzare processi di sviluppo di varietà sicure, attente alla biodiversità e resistenti a malattie e condizioni climatiche avverse. Contribuiscono quindi ad accorciare notevolmente i tempi di selezione, rendendo possibili risultati che altrimenti richiederebbero decenni nelle piante arboree.

L’obiettivo della nuova norma, come sottolineato da Strasburgo, è rendere il sistema alimentare più sostenibile e resiliente: le varietà vegetali possibili grazie a queste tecniche rendono infatti di più e richiedono meno fertilizzanti e pesticidi. Il giorno prima dell’approvazione, peraltro, Ursula Von der Leyen aveva annunciato il ritiro di un’altra proposta in realtà già bocciata dall’Europarlamento che puntava a ridurre l’uso di pesticidi in agricoltura. Una scelta maturata per placare gli animi (e i trattori): «Purtroppo la legge è diventata un simbolo di polarizzazione», aveva motivato la presidente della Commissione.

Ma riavvolgiamo il nastro. Le Tecniche di evoluzione assistita si sono sviluppate a partire dagli anni Duemila e rappresentano una grande famiglia, all’interno della quale rientrano la cisgenesi e l’editing del genoma. Il genome editing prevede un intervento su punti circoscritti del Dna, con l’introduzione di modifiche identiche a quelle che si possono generare spontaneamente in natura, operando con geni appartenenti allo stesso regno e alla stessa specie. Il tutto è possibile grazie al sistema CRISPR-cas9, un approccio che consente di ingegnerizzare il genoma di una cellula.

Potrebbero venirvi in mente gli Ogm, gli Organismi geneticamente modificati. Invece è tutta un’altra storia. Mentre questi ultimi prevedono l’inserzione nel genoma di vero e proprio Dna estraneo (sequenze di geni di altre specie), le Tea intervengono con geni provenienti da organismi della stessa specie. Ne risulta quindi una mutagenesi, diversa dalla transgenesi degli Ogm. Esiste anche una direttiva del 2001 dello stesso Parlamento europeo che sottolinea la differenza sostanziale tra i due concetti.

Ma non è tutto rosa e fiori. Esiste una discussione sulle Tecniche di evoluzione assistita e uno dei punti salienti riguarda proprio il paragone con gli Ogm. Per quanto riguarda la regolamentazione sul mercato, prima della recente approvazione valeva una sentenza emessa dalla Corte di giustizia europea nel 2018, secondo la quale sulle Tea erano applicate le stesse norme relative agli Ogm. Vigeva quindi il principio di precauzione: per essere disponibile, ogni prodotto geneticamente modificato doveva essere sottoposto a una procedura di autorizzazione che ne valutava la sicurezza per la salute. Ora le cose sono cambiate.

Prima dell’approvazione della norma, Corportate Europe Observatory e Friends of the Earth Europe avevano presentato una denuncia al Mediatore europeo contro il lavoro di preparazione «molto parziale» svolto dalla Direzione generale per la Salute e la sicurezza alimentare. Le due associazioni avevano sottolineato come il processo di consultazione avesse «tenuto molto più conto del punto di vista dell’industria rispetto a quello dell’agricoltura biologica, dell’ambiente o dei gruppi di consumatori».

Tra i punti controversi c’è la nuova distinzione in due categorie di piante. La categoria 1, in particolare, è definita da una serie di criteri che si sviluppano attorno a un numero casuale di «venti modificazioni genetiche» quali delezioni, sostituzioni o inserzioni di nucleotidi. Tuttavia, non c’è modo di sapere se queste modifiche si verificano effettivamente in natura. Il semplice numero di nucleotidi modificati non significa che siano sicuri a livello alimentare e gli effetti indesiderati della modifica non possono essere controllati. Per questo, Corportate Europe Observatory denuncia che i consumatori non avranno idea se stanno mangiando prodotti frutto di Tea o meno e «il settore alimentare senza Ogm avrà difficoltà a evitare la contaminazione nella catena di approvvigionamento alimentare».

Sul fronte italiano, invece, le associazioni agricole esultano. Legacoop Agroalimentare (che rappresenta quasi millecinquecento cooperative) ha salutato con favore l’approvazione europea alle Tecniche di evoluzione assistita: «Si va nella direzione della sostenibilità ha dichiarato il presidente Cristian Maretti al Foglio con un percorso di ricerca genetica agraria che permetterà di avere piante più produttive, ma anche più resistenti ai parassiti e adattabili ai cambiamenti climatici».

Il nostro Paese, peraltro, ha già familiarità con queste biotecnologie. A maggio dell’anno scorso il Parlamento aveva approvato un emendamento al dl Siccità che autorizzava la sperimentazione in campo delle Tea: un risultato capace di «cambiare la percezione che il Paese ha dell’innovazione genetica», aveva dichiarato da Luigi Cattivelli, direttore del centro di Genomica e Bioinformatica del Crea, il più grande centro di ricerca nazionale nel settore agroalimentare.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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