Punti di riferimentoIl truce umorismo di Giuseppe Conte e la vittimizzazione secondaria degli ucraini

Dopo la comicità involontaria delle sue parole sulle «armi non offensive» e il fatto che «la difesa è legittima, ma non il contrattacco», l’Avvocato del popolo ha invitato Zelensky a mettere ogni tanto anche degli abiti civili

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Difficile dire se sia peggiore la comicità involontaria di quando Giuseppe Conte dichiarava che «la difesa è legittima, ma non il contrattacco», e che pertanto all’Ucraina non si dovevano inviare «armi offensive» ma solo «difensive» (probabilmente pensava a elmi, scudi e armature) o sia peggiore il dileggio della battuta preparata per la tv, pronunciata a martedì sera su La7: «Il modo migliore di aiutare Zelensky e la popolazione ucraina anzitutto è di dirgli che qualche volta può mettere anche abiti civili». Difficile, ma non impossibile. Basta pensarci un momento per capire che la peggiore è di gran lunga la seconda.

La prima affermazione, tutto sommato, corrisponde al solito modo cinico e vile con cui tanta parte della politica italiana assolve le proprie responsabilità e al tempo stesso cerca di scaricarne il peso con qualche gioco di parole: al tempo in cui il Movimento 5 stelle sosteneva ancora il governo Draghi, la disputa sulle «armi non offensive» era soprattutto un modo per tentare di tenere il piede in due scarpe (arte in cui l’Avvocato del popolo è maestro), in attesa di capire dove convenisse buttarsi, tra una maggioranza di governo atlantista e un’opinione pubblica sempre più recalcitrante (ma forse non ancora abbastanza).

La seconda dichiarazione, quella di due giorni fa, è tutt’altra questione. Anzitutto perché, nemmeno troppo implicitamente, rilancia il più disgustoso tra tutti gli argomenti della propaganda russa, e cioè il rovesciamento dei ruoli tra aggressore e aggredito, dando a intendere che il guerrafondaio sia Volodymyr Zelensky, il presidente del paese invaso, anziché Vladimir Putin, il capo del regime invasore. Un caso lampante di vittimizzazione secondaria, con la non secondaria aggravante rappresentata dal senso dell’umorismo di Conte (o forse dovrei dire di Rocco Casalino).

Il 24 febbraio 2022 Zelensky avrebbe potuto accettare l’occasione di fuggire offertagli dagli americani, è rimasto invece al suo posto pur sapendo di essere il primo obiettivo del nemico, che in quel momento sembrava a un passo dal prendere Kyjiv. Un nemico che ovunque è arrivato ha stuprato, torturato e ucciso orrendamente uomini, donne e bambini. Zelensky vive da due anni sapendo di essere il primo della lista, insieme con sua moglie e i suoi figli. Di cosa dev’essere capace un uomo – non dico un leader politico, non dico un ex presidente del Consiglio – per arrivare a sghignazzare di tutto questo?

In politica non sempre si può fare quel che si vuole, spesso occorre fare buon viso a cattivo gioco, a volte bisogna rassegnarsi a trattare o persino ad allearsi con i peggiori avversari. Ma sarebbe bene, almeno, non raccontarsi e soprattutto non raccontare al proprio elettorato che siano qualcosa di diverso. Altrimenti, alla lunga, la gente potrebbe anche non notare più la differenza. E quel che è peggio, avere ragione.

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