Il fattore BlinkenHamas apre all’accordo sugli ostaggi israeliani e chiede il cessate il fuoco totale

Il segretario di Stato americano e i leader del Qatar hanno accennato a progressi nei colloqui per una tregua a Gaza. Ma non è chiaro come Israele risponderà alla controproposta dei miliziani che chiedono il ritiro completo dell’esercito dalla Striscia. Fonti del governo Netanyhau parlano già di «condizioni impossibili»

(La Presse)

Hamas sembra aprire sull’accordo per la liberazione degli ostaggi israeliani e il cessate il fuoco a Gaza. Incontrando il segretario di Stato americano Antony Blinken, il premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani ha detto che la risposta ricevuta da Hamas è stata «generalmente positiva». Un membro di Hamas ha confermato alla Bbc che il gruppo ha risposto alla proposta con una «visione positiva», ma ha chiesto alcune modifiche relative alla ricostruzione di Gaza, al ritorno dei suoi residenti alle loro case e alle disposizioni per coloro che erano stati spostati.

I dettagli dell’accordo – mediato a Parigi da Israele, Stati Uniti, Qatar ed Egitto – non sono stati resi pubblici. In precedenza era stato riferito che sarebbe stata inclusa nell’intesa una tregua di sei settimane, durante la quale più ostaggi israeliani sarebbero stati scambiati con prigionieri palestinesi.

Sia Israele sia gli Stati Uniti hanno fatto sapere che stanno valutando la risposta di Hamas. Antony Blinken, che attualmente si trova in Medio Oriente, ha detto che ne discuterà oggi con funzionari in Israele.

Su Telegram i miliziani di Hamas hanno confermato di aver trasmesso la loro posizione al Qatar e all’Egitto, spiegando di aver «affrontato con spirito positivo», insieme alle altre fazioni palestinesi, la proposta di mediazione. Tuttavia hanno insistito sulle loro condizioni, prime fra tutte «un cessate il fuoco totale e comprensivo» e la «fine dell’aggressione», ovvero il ritiro completo da Gaza dell’esercito israeliano.

Il presidente americano Joe Biden, rispondendo alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca, ha definito la risposta «un po’ oltre il limite» ma non ha escluso nulla, aggiungendo che gli Stati Uniti «ci stanno ragionando».

In Israele invece i primi commenti, pur senza dichiarazioni ufficiali del premier Benyamin Netanyahu o del governo, non sono positivi. L’ufficio del primo ministro si è limitato ad annunciare che il Mossad sta studiando la posizione della fazione palestinese. «Ma la risposta di Hamas è negativa nella sostanza», ha commentato con la tv Canale 12 una fonte politica di alto livello. «Hamas ha detto sì al quadro dell’accordo ma ha posto condizioni impossibili. Non cesseremo i combattimenti», hanno sottolineato altre fonti.

Il nodo di un cessate il fuoco totale e del ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia è l’ostacolo maggiore alla concretizzazione di un possibile accordo, visto che il governo di Netanyahu considera queste condizioni di Hamas «inaccettabili».

E sugli ostaggi il New York Times ha svelato una valutazione interna dell’Idf, secondo cui almeno 32 di loro, un quinto dei 136 rapiti ancora nelle mani di Hamas, sono morti.

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